Il pregiudizio democratico

Un racconto popolare marocchino narra di una scimmia che si era ribellata al suo padrone perché non le dava cibo sufficiente.

Il pregiudizio democratico
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29 Giugno 2011 - 16.09


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di Zouhir Louassini. Traduzione di Carlotta Caldonazzo

Dopo un lungo sciopero, il padrone della scimmia venne incontro alle sue richieste: cominciò a darle quattro ghiande a pranzo e cinque a cena.

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Non so perché mi sono ricordato di questa storia mentre leggevo il testo della nuova costituzione. Eccetto alcuni capitoli e sezioni grondanti di belle intenzioni sulla libertà di espressione e sui diritti umani e classificabili nel tempo presente e in mentalità che si trovano nel campo della fantascienza, gli elementi sostanziali non sono cambiati affatto. Le stesse tattiche, con un solo scopo: consegnare i poteri assoluti nella stessa mano.

Le “mani marocchine” che hanno ordito questo testo non si si distinguono nell’approccio a quelle che le hanno precedute, nel tenere a mente la soddisfazione di colui al quale sono debitrici. Bisogna riconoscere che la commissione costituente era al livello della fiducia che le era concessa. Ci sono parti che si possono inserire nel capitolo “se non vi bastano gli elefanti ve ne diamo uno in più”. L’aspetto importante stabilito è che il testo sia dalla parte della legittimità derivante dal “diritto divino”, a scapito di quella decisa dalle urne. L’equiparazione del popolo a sudditi inferiori è ancora dominante nello spirito di questo testo. L’ossessione di porre freni alla libertà prevale su ogni pensiero positivo di lasciarla andare per il suo cammino, senza vincoli, cercandolo anche attraverso gli errori. La smania di mettere sotto tutela questo popolo è di gran lunga più importante che agire per procedere verso una democrazia effettiva, che costituisce l’unico mezzo per andare verso il futuro. Si tratta delle scelte degli interessati e questi ultimi devono assumersene la responsabilità. L’importante è che non tentino di convincerci che le loro disposizioni siano democrazia. Forse è un passo avanti, può darsi che sia “fallacia e non follia”, forse è quello che vogliono ma per favore non chiamiamola democrazia.

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Naturalmente ci sono i seguaci di Einstein, e sono in molti nel nostro paese in questi giorni: “Tutto è relativo. Non siamo al livello delle democrazie antiche ma siamo migliori di tutti gli stati arabi”. Bene. Se vogliamo utilizzare questo criterio sono pienamente d’accordo, anzi riconosco che il nostro regime sia meglio di quello guidato da Franco, Mussolini o Pinochet. Tuttavia tra rispondere questo e parlare di democrazia ce ne passa. E anche se guardiamo ai lati positivi di questa costituzione, che ci sono e nessuno lo nega, la situazione non cambia.

In questo testo ci sono molti capitoli che riflettono una paura della democrazia in modo paranoico, anzi c’è quello che sembra un vero stimolo per i nervi e un palliativo per le menti. Una beffa nel vero senso del termine. Si legga ad esempio l’articolo: “il presidente del governo”.

I compilatori del testo costituzionale ci hanno ricordato per l’ennesima volta l’obbligo di rispettare la persona del re. Il re, sua signoria, “accolto volentieri e con onore”; ma può essere utile, se davvero vogliamo costruire un Marocco diverso da quello che conosciamo, che i soggetti interessati inizino a rispettare i cittadini e il loro grado di intelligenza.

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