Sull’orlo di un crollo il primo ministro greco George Papandreou pensa ad un rimpasto per mettere una pezza su una situazione davvero difficilissima. Dieci scioperi generali in un anno corredati violenti scontri, conti in crisi e governo in bilico non fanno dormire certo sogni tranquilli al premier ellenico, che come soluzione ha pensato ad un esecutivo tecnico: Evangelos Venizelos, attuale ministro della Difesa, alle Finanze, mentre il ministro dell’Economia George Papaconstantinou a guidare il dicastero dell’Ambiente.
La prima tappa è “non cedere, continuare a combattere” per salvare il Paese dal tracollo finanziario, come ha detto il premier nel suo vibrante intervento davanti ai deputati del partito socialista Pasok, riuniti su richiesta dei “ribelli” che si oppongono alla manovra di austerità, e allo stesso premier.
Ma tutto si giocherà martedì per Papandreou, quando il parlameno voterà la fiducia, dopo il pronunciamento dell’Ecofin a Bruxelles.
Il governo dovrà mettere in atto un pacchetto di tagli alla spesa pubblica del valore di 28 miliardi di euro da realizzare tra il 2012 e il 2015. E poi le privatizzazioni, e l’aumento di tasse concordate con la troika Ue-Fmi-Bce in cambio degli aiuti internazionali per evitare il primo default di un Paese di Eurolandia e l’effetto contagio sui bilanci delle banche tedesche e francesi.
Mentre la Bce torna a mettere in guardia contro il rischio di fallimento della Grecia. Lorenzo Bini Smaghi ha ammonito che “potrebbe essere messa in gioco la stessa democrazia” e ha denunciato “pressioni politiche” su Francoforte affinchè accetti l’estensione delle scadenze dei titoli pubblici greci o l’accettazione di titoli che non danno sufficienti garanzie.
