Cairo: scaricabarile sulla pelle delle donne

Non c'è pace per l'Egitto. A tre mesi dalla caduta del presidente è arrivata la conferma che manifestanti arrestate sono state costrette a fare il test di verginità.

Cairo: scaricabarile sulla pelle delle donne
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6 Giugno 2011 - 17.25


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L’ammissione del generale è arrivata alla CNN sotto anonimato, e Amnesty International ha chiesto alle autorità egiziane di portare davanti alla giustizia tutti coloro che hanno ordinato o eseguito i “test di verginità” forzati sulle 17 donne arrestate il 9 marzo, perché avevano partecipato ad una manifestazione femminista a Piazza Tahir, in occasione della Giornata Internazionale delle donne.

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Poi, il 1 giugno, è arrivata la contro smentita alla stessa emittente di un altro generale, sempre sotto anonimato.

Ma l’organizzazione per la difesa dei diritti umani non ci sta e chiede al governo provvisorio indagini concrete, una punizione esemplare per chi ha ordinato e commesso gli abusi, ed una decisa e pubblica presa di posizione a favore dell’uguaglianza e dei diritti delle donne. Sulla rete corre la protesta dei blogger egiziani che chiedini giustizia per le donne oltraggiate, libertà di espressione e di manifestazione.

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Le ragazze, da parte loro, vogliono la fine della discriminazione femminile, dell’apartheid delle donne nella società egiziana, e una decisa presa di posizione contro la mentalità patriarcale e conservatrice che condiziona le scelte delle donne sia nella famiglia che nel lavoro.

I militari tentano di limitare di danni, ma le questioni della libertà di espressione, dell’uguaglianza tra donne e uomini, e tra minoranze religiose, della libertà di manifestare e di sciopero, con le richieste di giustizia sociale, di fine della corruzione e di trasparenza nel percorso verso la democrazia che hanno guidato la protesta di febbraio, sono tutte sul tappeto. E i manifestanti di piazza Tahir, giovani e meno giovani, donne e uomini, operai e insegnanti,i protagonisti della primavera araba che ha portato alla caduta del ventennale regime di Hosni Mubarak, non intendono fare passi indietro. In ballo, c’è la democrazia nel paese.

La vicenda delle donne arrestate e oltraggiate, scrivono i blogger, è un paradigma, ed il governo provvisorio deve arrestare i colpevoli per dare un segnale chiaro del cambiamento egiziano.

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Il fatto.
Il 1 giugno scorso, parlando sotto anonimato con un giornalista della CNN, un alto esponente dell’esercito egiziano ha smentito quanto rivelato qualche gorno prima, alla stessa emittente, da un altro generale a proposito dei “ test di verginità” eseguiti su 18 donne arrestate per aver partecipato alla manifestazione dell’8 marzo al Cairo. In carcere, le donne erano state picchiate, e 17 di loro costrette a denudarsi e a sottoporsi al test di verginità. Una delle vittime Salwa Hosseini, 20 anni, ha denunciato ad Amnesty che lei e altre donne sono state anche fotografate da agenti uomini e bloccate con scariche elettriche. Processate da un tribunale militare, quasi tutte le donne sono state quindi pesantemente condannate: un anno di carcere con la condizionale per vari reati tra cui la condotta disordinata.

Severissimo il commento di Amnesty Interntional: “Queste parole – ha dichiarato l’organizzazione di difesa dei diritti umani -, sono una giustificazione completamente perversa di una degradante forma di abuso. Le donne sono state sottoposte a un atto che non è niente di meno che una forma di tortura. Le autorità egiziane devono condannare questi atteggiamenti discriminatori, oltraggiosi e offensivi che sono stati utilizzati per giustificare la tortura nei confronti delle donne che manifestavano in piazza Tahrir, atteggiamenti che sono evidentemente radicati ai più alti livelli.

L’insinuazione del generale che solo le vergini possono essere vittime di stupro è un atteggiamento sessista a lungo screditato e un’assurdità giuridica. Quando viene accertato un caso di stupro è irrilevante se la vittima era o meno vergine. L’esercito deve immediatamente ordinare alle forze di sicurezza e ai soldati che questi ‘test’ sono vietati”.

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“Il governo egiziano deve sostenere i diritti di tutte le donne egiziane, che così tanto sono impegnate per le libertà del paese, e stare dalla parte di coloro che lottano per l’uguaglianza di genere e per i diritti delle donne” – conclude il rapporto diffuso dall’organizzazione, dopo le dichiarazioni del generale che ha confermato le violenze.

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