In Albania sotto attacco le quote rosa

In Albania si é aperto un forte dibattito sulle liste elettorali per le elezioni amministrative del prossimo 8 maggio.

In Albania sotto attacco le quote rosa
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21 Aprile 2011 - 17.44


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In Albania, in questi giorni, si é aperto un forte dibattito sulle liste elettorali per le elezioni amministrative che avranno luogo il prossimo 8 maggio. Il dibattito é acceso perche il numero delle donne in lista sarebbe quasi insignificante, nonostante la legge sulle quote e le e penalità previste ( comunque irrisorie).
Breve storia di una legge: Dopo la caduta del regime communista (1991) in Albania, come in altri paesi ex comunisti, si verifica un calo traumatico del numero delle donne presenti nelle istituzioni statali, al parlamento, al governo e anche negli organi dirigenti dei partiti politici. Questa caduta viene allora spiegata con la difficile transizione politica e sociale, ed economica: la necessità di sopravvivere al trauma del cambiamento e alla poverta, giacché le donne hanno sulle spalle il peso di questa sopravvivenza, ed il confronto politico estremamente aggressivo e offensivo.
Le associazioni femminili, durante questo periodo lungo di transizione, ma anche la societa in generale, hanno rifletuto sull fenomeno elaborando una strategia che, dopo tanti anni, sembrava dare frutti. Sono state organizzate scuole di politica per le donne, campagne di sensibilizazione in tutto il paese, campagne mediatiche, lobby con il parlamento albanese, istituzioni e associazioni internazionali, si è sviluppata una coscienza di genere e dello status delle donne nella societa con strategie e interventi nazionali.
Nel 2007 il Parlamento albanese arriva ad approva la legge sulle Quote Rosa per un 30 per cento di donne nelle liste elettorali.
E’ un successo, dopo tanti anni di lotta contro il potere machile, tradizionalista e conservatore, e contro la stessa la paura delle donne verso le loro capacita di dirigenti e politiche; è una vittoria sui pregudizi, sugli stereotipi e le barriere contro il protagonismo femminile.
La legge prevede che su ogni tre candidati in lista, due nomi devono rappresentare uno dei due generi (due donne e un uomo oppure due uomini e una donna.)
Questo sistema permette uno spazio abbastanza ampio per le donne candidate, che sono numerose. Il Partito Socialista albanese approva nel suo statuto che il 50 % dei suoi dirigenti politici debbano essere donne.
Nella realtà, però, succede che all’ultimo minuto, in Parlamento, i partiti piccoli suggeriscano una correzione alla legge, ponendo “o” nell’articolo che prevede i nomi dei due generi.
La proposta passa quindi a maggioranza, e come risultato alle elezioni del 2009 solo il 17% di donne viene eletto in Parlamento, invece del 30% previsto originariamente dalla legge sulle quote. E’ meglio che lo 0.7% di prima, ma comunque lontano dagli obiettivi posti.
Per le prossime elezioni amministrative varrà la legge del 2007, ma le penalita previste per i partiti che non la rispettano sono comunque ridicole.
Perdi più, sembra che questa volta la dura conflittualità della campagna elettorale abbia smorzato la lotta delle donne per garantire il numero di candidate nei comuni e nei consigli comunali.
I partiti – di destra e di sinistra – non danno piu retta alle loro richieste, agli standard europei, alle promesse continue per l’uguaglianza di genere.
Sembra che la meta principale per ciascuno di essi sia vincere ad ogni costo. La mentalità balcanica produce un messaggio: “quando la campagna elettorale é dura, le donne non riescono a vincere contro “i forti”, perderemo la zona, il comune, il municipio”. Ma sono proprio questa durezza e questa mentalita a spingere le donne lontano dall’agone politico, e a smettere di lottare.
Penso che questa volta non siano stati il conservatorismo e la discriminazione a vincere, – la discriminazione é solo una conseguenza. Ha vinto invece la sette di potere e la sfrenata voglia di guadagnare un posto. Le donne sono state prese all’improvviso: nessuna immaginava che dopo il clima positiva degli ultimi anni, si ritornasse tanto indietro. Adesso, dicono le associazioni femminili, bisogna vigilare, senza abbassare la guardia. Dal’ altra parte, questa vicenda viene vissuta nella società con un forte senso di ingustizia e di ipocrisia politica. D tutte le parti si sente dire: dobbiamo ricominciare…

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