Giuseppe Di Stefano, tenore siciliano di grande talento e carisma, nasceva cento anni fa

Ricordato come colui che rinnovò la figura del cantante lirico: una voce nuova, gioiosa e sensuale. Negli anni stabilì un forte legame, lavorativo e passionale, con Maria Callas

Il tenore siciliano Giuseppe Di Stefano

Il tenore siciliano Giuseppe Di Stefano

Redazione 19 luglio 2021Culture

Nel panorama della musica lirica, dopo Caruso e prima della venuta di Pavarotti, c’è Giuseppe Di Stefano di cui tra qualche giorno si celebrano i cento anni dalla nascita. Di Stefano nasce il 24 luglio del 1921 a Motta Sant’Anastasio in provincia di Catania ed è stato uno tra i cantanti lirici più conosciuti ed amati. Con la sua personalità ha permesso il rinnovamento dell’immagine tradizionale del cantante d’opera: nella sua carriera, infatti, è passato dall’esibirsi sul palcoscenico della Scala all’Ariston per il festival di Sanremo nel 1966 dove eseguì “Per questo voglio te” di Mogol. La sincerità, il fascino e le capacità comunicative di Giuseppe Di Stefano ne hanno fatto per molto tempo il partner di Maria Callas sia sul lavoro che nella vita. I giornali del tempo si riferivano a lui come “il cantante che aveva sempre privilegiato l’istinto rispetto alla cosiddetta tecnica, la sregolatezza rispetto al genio”, così descritto dal musicologo Gianni Gori nella biografia a lui dedicata dal titolo “Voglio una vita che non sia mai tardi”.


Le sue peculiarità risultavano se paragonate alle qualità di altri artisti della generazione precedente come Beniamino Giglio o Tito Schipa. La voce di Di Stefano era nuova, immediata e gioiosa e allo stesso tempo anche sensuale. Era capace di far emergere con chiarezza la parola nel contesto musicale senza perdere ritmo nel fraseggio convincente, merito di una rara e genuina ricchezza di armonici che lo stesso Gori descrive come “grande fragranza: come spezzare un pane croccante appena sfornato”.


La prima esibizione insieme a Maria Callas fu una “Traviata” diretta da Tullio Serafin a San Paolo in Brasile. Da quel momento furono chiamati “la coppia del belcanto” grazie alla loro straordinaria capacità di non imporsi l’uno sull’altro e continuarono a salire sui palcoscenici di tutto il mondo interpretando opere dei più grandi direttori d’orchestra. Un momento cruciale dell’unione tra Di Stefano e la Callas fu nel 1955 quando entrambi furono scelti come protagonisti della storica “Traviata” diretta da Giulini con la regia di Luchino Visconti. Tuttavia, Di Stefano lasciò l’incarico dopo la prima recita a causa di alcune incomprensioni con la Callas, esibendosi l’anno dopo in “Un ballo in maschera” diretto da Gavazzeni. La storia d’amore tra i due artisti nasce più tardi, nella prima metà degli anni ’70, dopo che di Stefano riesce a convincere Maria Callas a riprendere le esibizioni in recital e duetti in giro per il mondo, presentandosi sui palcoscenici in Germania, in Francia fino al Giappone e all’Australia e facendo mostra di un carisma travolgente che nascondeva la stanchezza delle loro voi.


Di Stefano nacque come cantante a Milano e si avvicinò al canto entrando nel coro di un seminario di Gesuiti; in seguito, studiò con Adriano Torchio, all’epoca tenore nel coro della Scala e trionfò in un concorso per “Voci grezze”, dando inizio ad una carriera divisa tra la lirica e le canzonette. Il vero debutto, il 20 aprile del 1946 a Reggio Emilia, fu nel ruolo di Des Grieux nella “Manon” di Massenet che ebbe successo subito, seguito poi da altri incarichi in diversi teatri e dal debutto alla Scala nel 1947 sempre in “Manon”. Di Stefano diventerà negli anni Cinquanta uno degli artisti di riferimento del teatro milanese con 26 titoli, 43 produzioni e 135 recite. La sua duttilità lo vedrà partecipe in opere più varie, da “Tosca”, a “Rigoletto”, dalla “Sonnambula” ai “Pagliacci”, “I pescatori di perle” o “L’amico Fritz”, giungendo a interpretare grandi brandi con nomi importanti, come Renata Tebaldi e diretto da bacchette rilevanti come quella di Toscanini.