“ Sono fiero di essere americano e di esercitare questo diritto (al voto)”. Per capire cosa ha detto Leone XIV tutto dipende dalla priorità che si dà nella lettura delle sue parole. Se uno guarda agli Stati Uniti d’America e al momento che vivono uno può legittimamente pensare che al papa il risultato non dispiaccia. Dicendosi fiero di essere americano proprio poche ore dopo che il voto, come dire…, non ha usato un linguaggio morbido con Trump e i suoi estremismi bellicisti, non solo bellici, rivendicando pure di aver votato, cosa mai fatta da un papa, può sembrare chiaro. Forse troppo chiaro. Io credo che la lettura più opportuna parta da un altro punto. Chi è il papa?
I suoi titoli ufficiali sono noti e chiari, anche se a volte interviene qualche piccolo cambiamento: comunque, Leone XIV per la Chiesa cattolica è “il Vicario di Cristo”, quindi “Il successore del principe degli Apostoli”, cioè San Pietro, quindi “ Sommo Pontefice della Chiesa universale”, quindi “ Patriarca d’Occidente” e “ Vescovo di Roma”, poi “Arcivescovo metropolita e primate d’Italia”, che vuol dire che supervisiona anche le diocesi di Ostia, Albano e Frascati e ha un’autorità superiore sui vescovi italiani, poi è “Sovrano dello Stato della Città del Vaticano” (se si vuole dunque è ancora il papa-re) e, in nome dell’umiltà, “Servo dei Servi di Dio”. Tutto questo noi lo pensiamo riassunto nella parola “Papa”.
Eppure molti ricorderanno che, al momento della sua elezione al soglio pontificio, Jorge Mario Bergoglio, da quel momento papa Francesco, disse solennemente dal balcone delle benedizioni che compito dei suoi fratelli cardinali era dare un vescovo a Roma. Fu un terremoto. E il “papa”? Cioè quel vocabolo con il quale noi ci immaginiamo tutto il resto che fine faceva? Non ne parlò. Anzi, di lì a breve si seppe che aveva rinnovato il suo passaporto argentino e aveva anche chiesto alla dirigenza della sua squadra del cuore di confermargli anche l’abbonamento allo stadio, dove andava a vedere il suo San Lorenzo. Come in molti altri casi papa Francesco sollevò così mille problemi, non li elencherò tutti. Non so se in Argentina si possa votare per corrispondenza, ma di certo il problema non si pose. Ora lo ha posto Leone XIV, visto che negli Stati Uniti il voto per corrispondenza c’è. E il papa ha esercitato il suo diritto votando per mail.
La prima conseguenza è che si capovolge la cultura che sottostava al vecchio “non expedit” e che da tempo è stata abbandonata, ma qualcosa rimane: certo, da tempo la Chiesa non suggerisce più ai cattolici di non partecipare al voto, ma ora il papa che dà l’esempio, vota lui stesso, cambia qualcosa nel modo in cui si riconosce l’autorità laica, secolare dello Stato.
Ma il papa è un Capo di Stato, un monarca assoluto. E un capo di Stato, un monarca assoluto che partecipa al voto in un altro Stato dà nell’occhio. A mio avviso dà giustamente nell’occhio perché lui, il papa, è il vescovo di Roma. Questa è risposta che diede Francesco e che a mio avviso votando Leone XIV ha confermato. Qualcuno ha indagato se i vescovi americani hanno votato? Qualcuno si è chiesto chi di loro ha deposto la scheda nell’urna, o ha votato in altro modo? No. E come loro anche Prevost, vescovo di Roma e cittadino statunitense, ha votato. Perché è vescovo, vescovo di Roma.
Se volessimo sviluppare questo discorso si farebbe lungo, complesso, dovremmo illustrare per bene la differenza tra Santa Sede e Stato Vaticano, papa-re. Ma quel che conta qui è dire che c’è un’accentuazione pastorale nel presentarsi come vescovo, con tutto ciò che significa. Molti, di opinione diversa dalla mia, hanno molto apprezzato che Leone abbia modificato lo stile di Francesco, riesumando quel rosso che sa di imperiale, di “impero romano”. E’ il rosso dell’imperatore romano Pontefice Massimo quello che a loro piace e che papa Francesco aveva messo da parte, preferendo presentarsi con la sua candida veste, solo il bianco, basta.
Ora Prevost compie un gesto chiarissimo nella direzione “bergogliana”: il vescovo di Roma, che fa? Vota, come gli altri vescovi.
Affrontato questo significato profondo, che non ci parla di un papa re, senza voler attribuire a Leone XIV le mie idee mi sembra che questo sia oggettivo, diviene legittimo parlare del resto, anche in chiave americana, dello Stato, della cultura e del popolo americano, che ora a mio avviso entra nella discussione decisiva per il futuro del mondo e della democrazia, quella posta dai democratici sull’Intelligenza Artificiale, il suo governo, e che guarda caso è oggetto della sua prima enciclica. Vale la pena di ricordarsi che Trump si fece raffigurare vestito da papa. E’ lì l’idea del papa-re o meglio ancora neo-imperatore, con la sua Intelligenza Artificiale consegnata alle mani di pochi, per spogliarci anche del pensiero, come dimostrano le armi con Intelligenza Artificiale dove decide la macchina l’uomo. Come lì anche altrove saremmo del tutto omologati. Io dico che votando papa Leone ci ha voluto ricordare: partecipazione (non delega) e responsabilità (non omologazione).
