Papa Leone alla Sagrada Familia: "Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra e abbandonare chi soffre"

È il forte richiamo lanciato da Papa Leone durante la solenne messa celebrata nella Sagrada Familia di Barcellona

Papa Leone alla Sagrada Familia: "Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra e abbandonare chi soffre"
Leona XIV davanti alla tomba di Antoni Gaudì
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10 Giugno 2026 - 22.33


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“Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”. È il forte richiamo lanciato da Papa Leone durante la solenne messa celebrata nella Sagrada Familia di Barcellona, al termine della quale iha inaugurato alla presenza del re Felipe VI, la Torre di Gesù, concepita da Antoni Gaudí oltre un secolo fa e oggi finalmente completata.

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“Questa sera – sottolinea il Papa – ricordiamo che la Croce di Cristo, posta in cima a questa basilica, è la croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno”.

L’omaggio a Gaudí e agli artisti che evangelizzano attraverso la bellezza

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Nel corso dell’omelia, Leone XIV ha reso omaggio ad Antoni Gaudí, di cui ricorre il centenario della morte, ricordandone la profonda ispirazione religiosa e il significato spirituale della sua opera.

“Come architetto ardente di fede, il venerabile Antoni Gaudì pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi. Insieme a Gaudì, commemorando il centenario della sua morte, ricordiamo e ringraziamo questa sera tutti i promotori e i benefattori, gli artisti e le maestranze che cooperano a edificare un capolavoro architettonico che è anche un eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce”.

Il Pontefice ha quindi evidenziato il ruolo dell’arte come strumento di annuncio evangelico.

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“In questo tempio d’immagini – prosegue Leone – appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione”.

“La chiesa più alta del mondo per guidare il popolo di Dio”

Rivolgendosi ai fedeli, Papa Leone ha invitato a cogliere il significato spirituale della grande opera di Gaudí e a tradurlo in impegno concreto verso gli ultimi.

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“Cari fratelli e sorelle, la bellezza di questo tempio ci sproni ad imparare sempre più” a “vivere secondo il Vangelo”, “mentre alziamo lo sguardo a lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il viso di chi è nella polvere. E dimostriamo così che la Sagrada Familia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino”.

“Un cantiere che parla della vita cristiana”

Nella parte conclusiva dell’omelia, il Papa ha sottolineato come la Sagrada Familia rappresenti simbolicamente il cammino della fede cristiana, sempre in costruzione e mai definitivamente concluso.

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“Molto più di un monumento, la Basilica della Sacra Famiglia è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento. Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio, non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza”.

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