Era un pomeriggio di fine primavera a Roma, uno di quei giorni in cui il sole picchia già forte e l’aria profuma di gelsomino dai balconi. Ero in ufficio nel centro storico quando, verso le 17, tutto si è spento di colpo. Niente luci, niente computer, niente aria condizionata. Solo silenzio improvviso e un coro di “eh?” dai colleghi.
Poi è arrivato il messaggio: blackout generale, causa sconosciuta, durata indefinita.
E Roma, per una sera, è tornata a vivere come cinquant’anni fa.
Cosa rappresentò quel blackout per i romani
In una città abituata al caos organizzato, perdere l’elettricità per ore è quasi un evento sociale. Non è solo disagio – è un’interruzione forzata della routine che costringe a rallentare, a parlare, a guardare in faccia il vicino. Nel 2026, con la dipendenza totale da smartphone e Wi-Fi, un blackout diventa quasi una parentesi magica: niente notifiche, niente schermi, solo la città nuda.
Lo vissero soprattutto:
- Gli anziani che ricordavano gli anni ’70 e raccontavano “ai miei tempi era sempre così”.
- I giovani che, per una volta, alzarono lo sguardo dal telefono.
- Le famiglie costrette a cenare alla luce delle candele.
- I turisti sorpresi di scoprire una Roma più autentica, senza luci artificiali.
Non fu una tragedia. Fu una pausa benedetta.
Come si svolse quella giornata e sera nella Capitale
Il blackout colpì intorno alle 17 e durò fino a mezzanotte passata.
- I primi minuti – uffici svuotati in fretta, metro ferma, semafori spenti.
- Le strade si riempiono di gente – non per protesta, ma perché dentro casa faceva troppo caldo senza ventilatori.
- I bar con generatori diventano punti di ritrovo – un caffè al volo, una birra fresca.
- Trastevere e Testaccio si animano – tavolini fuori, chitarre, canti improvvisati.
- A Piazza Navona, centinaia di persone con torce dei telefoni creano un mare di luci.
- Le fontane illuminate solo dalla luna, i monumenti in silhouette – Roma sembrava un quadro antico.
- Cene improvvisate sui balconi – pasta fredda, pomodori, vino aperto perché “tanto il frigo è spento”.
- Verso le 23, le luci tornano gradualmente – applausi spontanei in varie zone della città.
Mentre molti, rientrati a casa con le batterie scariche, cercavano modi leggeri per prolungare l’adrenalina della serata, alcuni scoprivano piattaforme di sfide rapide come inout games, versione italiana che girava molto quella notte tra chi aveva ancora un po’ di connessione mobile.
Cosa raccontava la gente il giorno dopo
Nei bar, sui tram, al lavoro, tutti avevano la sua storia.
- “Ho conosciuto i vicini del terzo piano per la prima volta in cinque anni.”
- “Ho visto il Colosseo senza luci – sembrava davvero antico.”
- “Mia nonna ha detto che le è tornata in mente la Roma del dopoguerra, ma senza la fame.”
I giornali titolavano “Blackout paralizza Roma”, ma chi c’era sapeva che, per una sera, la città aveva respirato.
Come la città reagì nel complesso
Le autorità gestirono con calma – pochi incidenti, nessun panico. I vigili dirigevano il traffico a mano, i taxi facevano il pieno di corse. I ristoranti con cucina a gas continuarono a servire. Roma dimostrò ancora una volta la sua resilienza – e la sua capacità di trasformare un problema in festa.
Quel blackout valse la pena?
Sì, perché ci ricordò che possiamo vivere – e persino divertirci – senza elettricità costante. In un mondo sempre connesso, una pausa forzata fu un regalo.
Rivivemmo davvero la Roma di una volta?
Non proprio. Mancava la povertà, la paura. Ma tornò il senso di comunità, la lentezza, la conversazione faccia a faccia.
Questo tipo di esperienza può ripetersi?
Con la rete elettrica sempre più sollecitata, probabilmente sì. E forse non sarebbe male.
Pro e contro di una Roma senza luce
Pro
· Rallenta il ritmo folle
· Riavvicina le persone
· Mostra la bellezza naturale della città
· Crea ricordi collettivi
· Fa apprezzare l’elettricità quando torna
Contro
· Disagio per anziani e malati
· Traffico caotico
· Perdita di cibo nei frigo
· Lavoro bloccato
I pro, quella sera, vinsero nettamente.
Riflessione finale: il mio pensiero sincero su quel giorno a Roma
Quando le luci tornarono e il ronzio dei condizionatori riempì di nuovo l’aria, provai un piccolo vuoto. La Roma illuminata a giorno è bellissima, ma quella al buio – con le stelle visibili sopra il Pantheon, le voci che rimbalzano tra i vicoli, la gente che ride invece di correre – era magica.
Forse dovremmo spegnere le luci ogni tanto, anche senza aspettare un blackout.
Domande frequenti
Il blackout fu davvero così esteso?
Sì, colpì gran parte del centro e diversi quartieri.
La gente ebbe paura?
No, più sorpresa e poi divertimento.
Roma è preparata a questi eventi?
Meglio di quanto si pensi – la città sa adattarsi.
