Vendita di armi, la maggioranza affossa la trasparenza: la denuncia dei pacifisti

Denuncia documentata, informazione tempestiva, proposte alternative praticabili, in una visione d’insieme nella quale idealità e concretezza sono tra loro indissolubilmente intrecciate. E’ il “marchio di fabbrica” di Rete Italiana Pace e Disarmo.

Vendita di armi, la maggioranza affossa la trasparenza: la denuncia dei pacifisti
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18 Gennaio 2024 - 23.09


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Denuncia documentata, informazione tempestiva, proposte alternative praticabili, in una visione d’insieme nella quale idealità e concretezza sono tra loro indissolubilmente intrecciate. E’ il “marchio di fabbrica” di Rete Italiana Pace e Disarmo.

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Allarme rosso


E lo è anche stavolta. Globalist rilancia l’allarme di Ripd: “Primo voto al Senato per ridurre controllo e trasparenza su export di armi, anche eliminando la lista delle banche armate”
Grave passaggio nell’iter in Senato del DDL di modifica della Legge 185/90 sulle esportazioni di armamenti: la Commissione Esteri e Difesa vota emendamenti che indeboliscono controllo e criteri di autorizzazione, rigettando le proposte di miglioramento della società civile e ignorando le norme internazionali. Con questa nuova norma verrebbe notevolmente ridotta la trasparenza della Relazione annuale al Parlamento, eliminando tra l’alto le informazioni sugli incassi finanziari per le vendite all’estero.
Rete Pace Disarmo annuncia una forte mobilitazione per impedire che le vendite di armi tornino ad essere circondate da una pericolosa opacità.

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 L’industria delle armi incassa un primo – grave e pericoloso – voto favorevole agli “affari armati” nell’iter del Disegno di legge presentato dal Governo per la modifica della Legge 185/90 sull’export militare predisposte dal Governo (Atto Senato n. 855).
La Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato ha infatti approvato nella seduta di martedì 16 gennaio 2024 tre emendamenti che inficiano gravemente la trasparenza della Relazione annuale al Parlamento sulle esportazioni dall’Italia di materiali militari. E che si innestano su un testo che presenta già aspetti problematici, come sottolineato in audizione da Rete Pace e Disarmo, perché modifica i meccanismi di rilascio delle autorizzazioni affidando il cuore delle decisioni all’ambito politico senza un adeguato passaggio tecnico che garantisca il rispetto dei criteri della legge italiana e delle norme internazionali sulla materia.
Se le modifiche votate in questa prima fase di dibattito parlamentare sul DDL 855 sopravviveranno ai successivi passaggi dell’iter verranno sottratte al controllo di Parlamento, società civile e opinione pubblica le informazioni precise e dettagliate – oggi presenti nella Relazione annuale ufficiale – sulle esportazioni dei materiali militari autorizzate e svolte dalle aziende.

 
”Particolarmente negativo – commenta Giorgio Beretta dell’Osservatorio OPAL – è l’emendamento proposto dalla Relatrice volto ad eliminare ogni informazione riguardo agli Istituti di credito operativi nel settore dell’import/export di armamenti. I correntisti non sapranno più dalla Relazione quali sono le banche, nazionali ed estere, che traggono profitti dal commercio di armi verso l’estero, in particolare verso Paesi autoritari o coinvolti in conflitti armati”.
Con queste gravi decisioni prese in seno alla Commissione viene confermato il timore già espresso a più riprese da Rete Pace Disarmo: la modifica della Legge 185/90 promossa da governo e maggioranza ha come principale obiettivo un’applicazione meno rigorosa dei principi e dei criteri della Legge. Ciò che è avvenuto martedì 16 gennaio nella seduta della Commissione è anche altamente criticabile sotto il profilo del metodo: la formulazione definitiva (e in un caso il testo completo) poi approvata dei tre emendamenti è infatti stata presentata all’attenzione dei Senatori solo al momento della seduta. Non dando quindi la possibilità di un dibattito compiuto e privando la società civile delle conoscenza reale di quanto si stava discutendo (essendo i testi finali diversi dalla serie di emendamenti pubblicati in precedenza).
Occorre evidenziare come siano stati bocciati praticamente tutti gli emendamenti proposti dalle minoranze, nonché alcuni importanti emendamenti proposti dalla Relatrice del provvedimento (la Presidente della Commissione Craxi) che andavano nella direzione di un miglioramento di controlli, meccanismi decisionali e trasparenza sull’export di armi. Molti di tali emendamenti riprendevano le proposte e le indicazioni di Rete Pace Disarmo, che si è mossa fin dall’inizio con spirito costruttivo sul dibattito relativo al DDL. Spiace constatare che questa apertura al confronto sul merito, basata su dati ed elementi oggettivi, sia stata completamente ignorata e rigettata da parte della maggioranza di Governo.


“Nonostante nostre ripetute e circostanziate richieste non si fa nemmeno riferimento ai criteri Trattato internazionale sul commercio di armi che l’Italia ha ratificato con voto unanime del Parlamento nel 2013. Assenza grave, che la Rete Pace Disarmo andrà sicuramente a contestare impugnando il testo di Legge, se questa formulazione verrà confermata fino alla fine dell’iter” evidenzia Francesco Vignarca coordinatore campagne della Rete Italiana Pace Disarmo.
Per tutti questi motivi risulta evidente come il Governo intenda favorire e concretizzare una richiesta di revisione delle norme in vigore ripetutamente richiesta negli ultimi anni dall’industria militare e da Istituti di ricerca ad essa vicini in un’ottica di facilitazione delle esportazioni di armamenti a favore della competitività dell’industria militare, la cui funzione è stata sempre enfatizzata – erroneamente – come “strategica” per il “rilancio” dell’economia nazionale. Un puro e semplice “regalo” agli interessi armati, in direzione contraria ai principi delle norme nazionali ed internazionali.

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E’ importante ricordare come sistemi d’arma italiani sono stati e sono tuttora inviati in decine di situazioni di conflitto, di violazione diritti umani, di presenza di regimi autoritari come invece sarebbe e espressamente vietato dalle norme in vigore. Riducendo ulteriormente l’attenzione nell’applicazione dei criteri di rilascio delle licenze e la capacità di controllo del Parlamento e della società civile tali situazioni problematiche non potranno che peggiorare. Riportando così l’Italia ad uno stato di opacità e debole regolazione della vendita di armi cui era stato posto un freno con l’approvazione dell’innovativa Legge 185 nel 1990. “Come eredi della grande mobilitazione della società civile che aveva portato all’approvazione di questa norma non permetteremo che i profitti di sistemi d’arma che alimentano guerre e militarizzazione vengano considerati più importanti del rispetto dei diritti umani, della vita delle popolazioni e degli sforzi di costruzione della Pace”, è il commento finale di Rete Pace Disarmo a seguito del passaggio in Commissione al Senato”.


Quell’audizione “inascoltata”
“Nella giornata di martedì 17 ottobre la Rete Italiana Pace Disarmo e l’Osservatorio Permanente Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa di Brescia hanno partecipato ad una Audizione presso la III Commissione Affari esteri e difesa del Senato della Repubblica, che sta attualmente affrontando l’analisi preliminare del Disegno di legge n. 855 (di iniziativa governativa) che prevede modifiche alla Legge 185/90 sul controllo dell’import-export materiali di armamento.
All’avvio dell’iter parlamentare su questa modifica normativa la Rete Italiana Pace e Disarmo aveva espresso la propria preoccupazionel  rispetto al rischio che tale iniziativa potesse comportare una riduzione di controlli e una messa in primo piano di affari “armati” e in secondo il rispetto dei diritti.
Intervenendo a nome delle due Organizzazioni della società civile, Giorgio Beretta (Ricercatore OPAL) e Francesco Vignarca (Coordinatore Campagne RIPD) hanno sottolineato come il tema delle esportazioni di armamenti sia sempre stato al centro dell’attenzione delle organizzazioni e dei movimenti della società civile italiana che si occupa di disarmo e Pace. La stessa Legge 185/90 trae origine infatti da una campagna condotta negli anni ’80 del secolo scorso da associazioni, sindacati, centri di studio.

Che poi, nel corso degli anni successivi, hanno sempre cercato di stimolare l’attenzione del Parlamento su questo tema, non sempre trovando l’opportuna disponibilità ad esercitare le funzioni di controllo previste dalle norme.
Nel corso dell’Audizione si è sottolineato come sia fondamentale far diventare la proposta di modifica della Legge 185/90 occasione positiva affinché il controllo parlamentare sui dati forniti dal Governo e un dibattito articolato e approfondito sugli stessi siano effettivamente garantiti da ora in poi. Senza cedere a motivazioni di modifica infondate (avanzate solo per favorire il fatturato dell’industria militare) e nemmeno a richieste di rapidità del dibattito poco sensate: questa Legge è e rimarrà infatti una normativa quadro su un tema delicato e dai possibili gravi impatti: non può essere quindi dibattuta in maniera superficiale.


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Nonostante queste premesse problematiche Rete Pace Disarmo e OPAL ritengono importante che finalmente il Parlamento e il Governo vogliano adeguare la normativa italiana sull’esportazione di armamenti alle nuove situazioni internazionali: il tutto però deve essere fatto allineandosi ai principi originari della legge e alle norme internazionali che l’Italia ha sottoscritto e che devono essere un punto di partenza (mentre invece nelle proposte governative non sono nemmeno citate).
Può essere considerato positivo il ripristino del Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD) già originariamente previsto dalla legge n. 185/1990, affinché possa assicurare un coordinamento al massimo livello politico delle scelte strategiche in materia di scambi di materiali di armamento. 

Ciò però non deve diventare in alcuna maniera un alibi per non essere tempestivi nelle scelte o evitare valutazioni specifiche per ogni singola richiesta di autorizzazione, spostando tutte le decisioni “a priori” e in maniera solo ipotetica. Il cuore della legge 185/90 (e anche dei trattati internazionali che ha ispirato) è infatti il concetto che ogni singola esportazione di armamenti abbia una propria valenza e un proprio possibile impatto negativo, che deve dunque essere sottoposto ogni volta a una valutazione approfondita e specifica. Queste sono le richieste in particolare del Trattato ATT (Arms Trade Treaty) sul commercio di armi che il Parlamento italiano ha ratificato all’unanimità nel 2013 (entrata in vigore nel 2014) proprio indicando la legge 185/90 come strumento implementato nazionale di tale Trattato. Se dunque ora tale legge viene modificata è ineludibile un richiamo ai principi, ai criteri, ai meccanismi del Trattato ATT: per questo Rete Pace Disarmo e OPAL hanno richiesto di inserire nel nuovo articolato della norma un esplicito riferimento sia alle ipotesi di tassativo rifiuto di concessione di licenze di export (Articolo 6 ATT) sia alle situazioni nelle quali è richiesta una specifica valutazione del rischio con conseguenti rifiuti (Articolo 7 ATT). Sottolineando in particolare come le prescrizioni dell’Articolo 7 dell’ATT non possano essere gestite e implementate con decisioni di natura generale e preventiva.

Altri elementi nel testo di DDL proposto dal Governo destano preoccupazione: la cancellazione della prescrizione per cui il CISD riceve informazioni sul rispetto dei diritti umani anche da parte di enti internazionali e dalle organizzazioni non governative, la eliminazione dell’Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento che potrebbe pregiudicare le attività di confronto con la società civile e l’armonizzazione della raccolta dati sull’export di armi, la non attribuzione di una funzione di stimolo a ipotesi di conversione delle imprese militari (prevista già nei principi fondamentali della Legge 185/90).
Il DDL proposto dal Governo potrebbe al contrario diventare l’occasione per aumentare la trasparenza sul commercio di armi e rendere strutturali le modalità con cui vengono redatte le Relazioni al Parlamento sul tema.

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Nel corso degli ultimi anni abbiamo più volte avanzato proposte di miglioramento di tali documenti, sempre scontrandosi con il fatto che non esistono prescrizioni cogenti di Legge in questo senso, e tutto è quindi lasciato alle decisioni di natura amministrativa o redazionale (in capo ai vari Dicasteri). Per tale motivo le due organizzazioni audite hanno proposto ai Senatori (molto attenti all’esposizione, e protagonisti di un o scambio proficuo con gli esperti della società civile) di inserire migliorie già in precedenza suggerite sulla redazione delle Relazioni annuali al parlamento in un apposito articolo di Legge, che configuri con precisione la tipologia e la modalità dei dati che ogni Ministero deve riportare nella propria parte delle Relazioni. Rete Italiana Pace Disarmo e OPAL hanno posto all’attenzione della III Commissione Affari esteri e difesa del Senato della Repubblica un documento riassuntivo approfondito con le proposte e le analisi illustrate durante l’Audizione”.
La prima risposta della Commissione senatoriale è stata negativa e inquietante. Ma la “battaglia” continua. I pacifisti non sono usi ad arrendersi.
 

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