Migranti: il "mondo di Francesco" a difesa dei più indifesi

Un mondo cattolico solidale, che pratica e non predica l’accoglienza, l’integrazione, capace di coniugare idealità e concretezza

Migranti: il "mondo di Francesco" a difesa dei più indifesi
Papa Francesco e i missionari
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

2 Marzo 2023 - 18.00


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Il “mondo di Francesco” a difesa dei più indifesi. Un mondo cattolico solidale, che pratica e non predica l’accoglienza, l’integrazione, capace di coniugare idealità e concretezza. Un mondo a rete, un universo di associazioni, Ong, gruppi di base, scoutismo, parrocchie, social media, riviste che danno spessore e nobiltà alla Chiesa per i poveri. 

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Quell’urlo da rilanciare. 

Da Africa. La Rivista del continente vero: “La Famiglia Comboniana Italiana (missionari, missionarie, laici e Laiche) è profondamente scioccata dall’ennesimo naufragio avvenuto all’alba di domenica 26 febbraio sulle coste di Cutro, in Calabria. Uomini, donne, bambini che scappano per avere una vita migliore e trovano invece la morte sulle nostre coste calabresi. Sino ad ora sono 64 i morti accertati di cui 15 bambini e 21 donne ma il numero potrebbe aumentare sino a superare quota 100, aggiungendosi così alle decine di migliaia di morti nel Mare Mediterraneo diventato ormai una unica grande tomba a cielo aperto.

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Rimangono gravi e inquietanti interrogativi su questo naufragio: che cosa è successo dopo l’avvistamento e la segnalazione dell’imbarcazione da parte dell’aereo di Frontex  alle 22.30 della sera precedente il naufragio? Da quanto tempo si era a conoscenza della presenza nelle acque di questo barcone e non si è intervenuti?

Noi Famiglia Comboniana Italiana alziamo il nostro urlo di protesta davanti a questi orrori che continuano ad avvenire nel Mar Mediterraneo. Come Missionari e Missionarie vogliamo ribadire che sono i muri che creano i trafficanti e non il contrario come continua ad affermare il Ministro degli Interni Piantedosi. Davanti a questo scenario troviamo assurdo che il governo Meloni continui ad applicare politiche persecutorie contro le navi salvavita delle Ong. Un lavoro che dovrebbe essere compito dello Stato e che lo stesso si rifiuta di fare; ne è un esempio il Decreto Flussi, che sarebbe meglio chiamarlo “Decreto naufragi”. Siamo alla cattiveria eretta a sistema. 

E’ mai possibile che chi è chiamato a governare abbia un cuore di pietra? Abbiamo forse tutti e tutte perso quello che ci rende umani, cioè il sentire compassione per chi soffre. E’ proprio questo che fa di noi dei Missionari e Missionarie, persone che sentono sulla loro pelle la sofferenza degli altri esseri umani e degli oppressi. Per questo sentiamo il diritto di parlare della sofferenza dei nostri fratelli e sorelle migranti, frutto amaro di questo sistema economico-finanziario militarizzato. Come Missionari e Missionarie chiediamo al Governo Italiano e all’ Unione Europea: se l’Europa è stata capace di accogliere prontamente milioni di rifugiati ucraini perché non può accogliere allo stesso modo milioni di rifugiati e rifugiate dei Sud del mondo tenuti in paurosi lager e in condizioni disumane? Sono esseri umani, chiedono di vivere!”

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Migrantes

“Mentre i rami del Parlamento approvano un urgente e straordinario decreto per regolare i flussi migratori, che di urgente e straordinario ha solo l’ennesima operazione ideologica, indebolendo in realtà le azioni di salvataggio in mare delle navi Ong, un barcone spezzato dalla burrasca della notte, che portava almeno 150 migranti, si è inabissato nel Mediterraneo, al largo delle coste calabre crotonesi. Sono 59 i morti accertati, tra cui un neonato, tanti i dispersi, che vanno ad aumentare le migliaia di morti e di tombe anonime nel cimitero del Mediterraneo. Un nuovo drammatico segnale sulla disperazione di chi si mette in fuga da situazioni disumane di sfruttamento, violenza, miseria e di chi è indifferente politicamente a questo dramma. Un nuovo drammatico segnale che indebolisce la Democrazia, perché indebolisce la tutela dei diritti umani: dal diritto alla vita al diritto di migrare, al diritto di protezione internazionale”. Queste le triste e dure parole di Monsignor Gian Carlo Perego, Arcivescovo di Ferrara nonché presidente della Fondazione Migrantes.

“Mentre queste morti non possono che generare vergogna, chiedono un impegno europeo per un’operazione Mare nostrum, che metta strettamente in collaborazione le istituzioni europee, i Paesi europei, la società civile europea rappresentata dalle Ong. La collaborazione con i Paesi del Nord Africa non può limitarsi a interessi energetici o a sostegni per impedire i viaggi della speranza, ma deve portare a un canale umanitario permanente e controllato nel Mediterraneo verso l’Europa – ha aggiunto Perego -. Chi arrivando in Europa avrà diritto a una protezione vedrà salvaguardato tale diritto; chi non ne avrà diritto sarà rimpatriato. È chiaro che questo esame, solo nella terra europea, dovrà essere agile, organizzato, alla presenza di diverse figure – dai mediatori, dalle forze di polizia forze internazionali, da osservatori dell’Unhcr, da operatori sociali – perché il minore non accompagnato sia tutelato come la vittima di tratta, o chi viene da una drammatica situazione sanitaria o da una guerra o disastro ambientale”.

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“Le risorse – ha concluso il Presidente della Migrantes – vanno investite nella tutela della vita, nell’accompagnamento delle persone non in muri o campi disumani. La vita e il futuro dell’Europa dipendono da come si accoglie, tutela, promuove e integra le persone in cammino”.

Centro Astalli

“Dolore e sgomento nell’apprendere che su una vecchia barca di legno sono state stipate 250 persone in fuga da Iran, Afghanistan e Pakistan. Si tratta di Paesi senza libertà, democrazia e pace. Leistituzioni nazionali e sovranazionali non rimangano ferme davanti a questa tragedia”. È il messaggio del Centro Astalli, che chiede “un’operazione ampia, strutturata di ricerca e soccorso in mare che metta in salvo vite umane; l’attivazione immediata di canali umanitari dalle principali aree di crisi; l’apertura stabile e proporzionata di vie di ingresso legali come visti per lavoro e nuovi criteri che amplino i ricongiungimenti familiari”. Padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli aggiunge: “Lasciar morire in mare è inaccettabile. La politica, di qualunque orientamento, non può non agire per salvare vite umane. Purtroppo le politiche di chiusura ed esternalizzazione delle frontiere europee degli ultimi anni hanno ampiamente dimostrato di essere fallimentari, inutili e di favorire il traffico e la tratta di esseri umani. Le migrazioni non si possono fermare ma si devono gestire. In questo il diritto internazionale e la nostra Costituzione indicano l’unica strada percorribile: accoglienza, protezione e tutela dei diritti umani per ogni essere umano”.

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Sant’Egidio

La Comunità di Sant’Egidio ha espresso il proprio cordoglio ai familiari delle vittime e dei tanti migranti dispersi per il naufragio del barcone a pochi metri dalle coste della Calabria. “Di fronte alla morte di intere famiglie con bambini e persone fragili che fuggono da paesi come Iran, Pakistan e Afghanistan, non ci si può fermare al semplice sdegno – si legge in una nota –. Occorre continuare e incentivare il salvataggio di chi è in pericolo nel Mediterraneo e ad accogliere, come ha invitato a fare Papa Francesco all’Angelus. Al tempo stesso è necessario attivare urgentemente programmi di reinsediamento europei dai paesi del Sud del Mediterraneo; incrementare le quote dei decreti flussi insieme a nuove vie di ingresso regolare, unica soluzione per poter gestire un fenomeno che è di vaste proporzioni. Modelli che funzionano perché favoriscono l’integrazione, come i corridoi umanitari, che la nostra Comunità porta avanti insieme a diverse realtà ormai dal 2016 oltre all’ingresso per motivi di lavoro, di cui tanto ha bisogno il nostro paese. Ma chiediamo soprattutto all’Europa di uscire dal suo torpore e da logiche di chiusura che non favoriscono l’immigrazione regolare – si legge ancora –  incrementando la cooperazione e attivando subito un “piano speciale” di aiuti e di sviluppo per i paesi di provenienza dei migranti, sull’altra sponda del Mediterraneo e nell’Africa subsahariana. Se non si affronta questo nodo, che potrebbe fornire, almeno a medio termine, una risposta concreta, con la creazione di posti di lavoro e un futuro vivibile nei paesi di partenza, insieme a nuove politiche sull’immigrazione, saranno purtroppo inevitabili nuove tragedie del mare o nel deserto africano”. 

Caritas Italiana

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“Decine di persone sono morte nel tentativo di raggiungere le coste italiane. Cadaveri sono stati ritrovati sulla spiaggia, altre persone sono e rimarranno disperse in mare. Di fronte a simili tragedie, la Caritas Italiana richiama tutti alla propria responsabilità per trovare soluzioni adeguate di fronte al fenomeno globale delle migrazioni, che guardino al bene comune e non a interessi di parte”. A seguito della notizia del naufragio del Crotonese, Caritas italiana ha trasmesso la presa di posizione del direttore di Caritas Italiana, don Marco Pagniello. “È purtroppo solo l’ultimo di tanti episodi che ci devono interrogare – dichiara il direttore di Caritas Italiana –. Questo naufragio avviene all’indomani della conversione in legge del decreto che limita gli interventi di salvataggio in mare. Caritas Italiana ribadisce l’urgenza di una risposta strutturale e condivisa con le istituzioni e i diversi Paesi, affinché l’Italia e l’Europa siano all’altezza delle loro tradizioni, delle loro radici e del loro umanesimo. La questione delle migrazioni, della fuga dalla miseria e delle guerre, non può essere gestita come fosse ancora un’emergenza. Penalizzare, anziché incoraggiare, quanti operano sul campo non fa che aumentare uno squilibrio di umanità. La vita è sacra e va salvaguardata, sempre: salvare le vite resta un principio inviolabile”.

“Come già il Consiglio permanente della Cei ebbe a ricordare alla vigilia delle elezioni, è tempo di scelte coraggiose e organiche, non di opportunismi, ma di visioni – prosegue Pagniello. È tempo che i diversi attori si confrontino per trovare una soluzione corale e costruttiva, per il bene di tutti. Da parte sua, la Chiesa continua ad assicurare l’impegno e la disponibilità nell’operosità concreta e nel dialogo. La bussola, per i cristiani e non solo, restano i quattro verbi indicati da papa Francesco in relazione alla questione delle migrazioni: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. L’accoglienza delle persone che arrivano e arriveranno sul nostro territorio è per noi un fatto importante, che ci impegna, al di là della discussione sull’opera delle Ong e del loro ruolo nel mare Mediterraneo. Caritas Italiana, per conto della Chiesa che è in Italia e in collaborazione con altre organizzazioni e il governo, col progetto dei Corridoi umanitari pone un “segno”: si possono, dunque si devono, organizzare vie sicure che evitino i pericoli dei viaggi per mare e che diano prospettive reali alle persone migranti. Un pensiero e una preghiera per chi, nelle ore passate ha perso la vita nel mare e a quanti, sopravvissuti, vivranno sempre segnati da un dolore che potrà essere lenito solo dalla nostra vicinanza umana”.

Acli

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“Mentre si continua a discutere di chi deve farsi carico del salvataggio in mare della vita di migliaia di bambini, donne e uomini che scappano dalle peggiori tragedie umanitarie del secolo, sulle spiagge italiane, a pochi chilometri da Crotone, un barcone con 250 persone a bordo non è riuscito a raggiungere la costa”. Così le Acli in una nota sulla tragedia di Crotone. “Mentre i governi europei discutono delle responsabilità del soccorso e dell’accoglienza di chi fugge da guerre, persecuzioni e calamità naturali, intanto che decidono come esternalizzare le frontiere e costruire nuovi muri, la contabilità di morte continua a scandire  le sue vittime”. Per favorire il soccorso in mare, le Acli chiedono al governo italiano di ritirare il “decreto Ong” e, al tempo stesso, chiedono all’Unione Europea un vertice permanente che, nel rispetto del diritto internazionale, doti l’Unione di una strategia di accoglienza su tutte le rotte di accesso all’Europa.

Paxchristi

L’ennesima tragedia di migranti annegati nel mare di Crotone, sponda di un mare che chiamiamo “nostro”, interroga le nostre coscienze addolorate dal ripetersi di sciagure tanto prevedibili quanto evitabili, se soltanto ci decidessimo a togliere di mezzo leggi ingiuste e disumane che impediscono a fratelli disperati di trovare una via d’uscita da situazioni insopportabili di privazione dei loro diritti per una vita degna di essere vissuta in pace e sicurezza.

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Apriamoci all’accoglienza, prendiamo atto che tutto ciò che la ostacola ci espone ad una oggettiva corresponsabilità nel mantenere le condizioni che rendono simili tragedie il prezzo del peccato di egoismo e d’indifferenza in cui perseveriamo, distogliendo lo sguardo di fronte a fenomeni migratori di cui conosciamo bene le cause, senza occuparci di rimuoverle, anzi frapponendo ostacoli, alzando muri, inasprendo la repressione violenta con spietata programmazione, violando i fondamenti stessi della nostra umana convivenza.

Il recente decreto governativo che mira a ridurre od a vanificare le operazioni di soccorso da parte delle Ong, va anzituttoritirato come premessa ad una più generale riforma della legislazione sulle migrazioni che impedisce alle persone in cerca di salvezza di trovare asilo nel nostro Paese.

L’Italia si è data una Legge fondamentale ispirata a principi di solidarietà e di giustizia.

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Come possiamo sostenere di “difendere” i nostri principi democratici in situazioni di conflitto, come quello in Ucraina, riducendoci ad alimentare con l’invio di armi quello stesso conflitto, se poi neghiamo quegli stessi principi in maniera tanto clamorosamente contradittoria, spietata ed ipocrita.

Noi che ci chiamiamo “costruttori di pace” non possiamo tacere.

Noi che ci siamo posti nella sequela di Cristo, mettendo il suo santo nome dentro alla ragione stessa del nostro movimento, sentiamo il dovere di assumere come azioni non più rinviabili quelle che papa Francesco ci indica con le parole: Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare.

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Il nostro viaggio nel “mondo di Francesco” potrebbe proseguire a lungo. Quello che abbiamo raccontato ai lettori di Globalist è solo uno spaccato di quel cattolicesimo solidale che offre speranza oltre che sostegno materiale ai più indifesi tra gli indifesi. E che ha il coraggio di prendere posizione contro narrazioni demonizzanti e politiche “disumane”. Un cattolicesimo partecipe che non fa sconti ai governanti di turno, qualunque sia la loro coloritura politica, e che non si fa irretire dalle veline di palazzo spacciate per verità oggettive dalla stampa mainstream. Protestano e propongono. Sui migranti, sulla guerra, sulla corsa al riarmo. Idealisti ma con i piedi ben piantati in terra. Si sporcano le mani ma non la coscienza. Per un mondo migliore.

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