Ong, la trasparenza del mondo solidale

Una risposta forte, documentata, ad una campagna di criminalizzazione portata avanti dalla destra e dalla stampa mainstream. 

Ong, la trasparenza del mondo solidale
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Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

9 Gennaio 2023 - 17.12


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Ong, la trasparenza è di casa. Una risposta forte, documentata, ad una campagna di criminalizzazione portata avanti dalla destra e dalla stampa mainstream. 

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Pubblicati dal portale Open Cooperazione i dati di trasparenza delle organizzazioni non governative italiane che operano nella cooperazione internazionale e nell’aiuto umanitario.

“Navigano controvento ormai da alcuni anni, in acque spesso agitate dai conflitti, dalle emergenze umanitarie e ultimamente anche dalle campagne mediatiche diffamatorie come quelle legate ai salvataggi di migranti nel Mediterraneo e al recente Qatar-gate. Sono le Organizzazioni non governative italiane attive nella cooperazione allo sviluppo e dell’aiuto umanitario che oggi presentano i loro dati di trasparenza del 2021 attraverso il portale Open Cooperazione, piattaforma opendata che raccoglie da ormai otto anni i dati di trasparenza e accountability di oltre 200 tra le più importanti organizzazioni del settore.

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I dati, inseriti volontariamente dalle organizzazioni e aggregati da Open Cooperazione mostrano attraverso grafici e infografiche un trend in costante crescita ormai da diversi anni. Anche nel 2021 le Ong italiane hanno messo a segno una crescita economica di 10 punti percentuali, il valore economico raggiunge quota 1.167.617.111 euro. Una crescita spinta in particolare dalle grandi organizzazioni che registrano rilevanti incrementi delle entrate. È il caso di Save The Children che si conferma la prima organizzazione con un bilancio di oltre 133 milioni (+7% rispetto al 2020), di Avsi che balza al secondo posto con un incremento di oltre 26% (da 68 a oltre 92 milioni), di Emergency che cresce del 37% passando da 48 a 77 milioni e di Weworld che supera i 44 milioni con una crescita del 15%.

Faticano invece le organizzazioni medio-piccole, da un’analisi dei bilanci delle entrate delle prime 50 Ong italiane sugli ultimi 3 anni emerge che le organizzazioni in perdita sono quasi tutte di dimensione media, ovvero collocate nella fascia tra 3 e 10 milioni di euro di entrate. Le Ong che registrano i rialzi più evidenti sono nella fascia alta, sopra i 30 milioni e per lo più si tratta di organizzazioni fortemente impegnate nell’aiuto umanitario.

Da dove arrivano le risorse economiche delle OngResta stabile rispetto agli anni precedenti la composizione delle entrate, per le Ong il rapporto tra fra fondi pubblici e fondi privati si attesta rispettivamente a quota 60% e 40%. 

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I fondi pubblici alle Ong arrivano dai cosiddetti finanziatori istituzionali, il 35% dall’Agenzia italiana per la Cooperazione – AICS e dal MAECI, un altro 35% dall’Unione Europea (UE+Echo), poco più del 17% dagli enti territoriali attraverso la cooperazione decentrata e il restante 12% da agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali.
fondi privati, oltre a quelli derivanti dalle donazioni liberali individuali, arrivano attraverso il canale fiscale del 5×1000 (31,9%), da donazioni o partnership con le aziende (32,1%), dalla filantropia delle Fondazioni (26,8%) e dalle chiese (9,2%). 

Geografia della cooperazione

In evoluzione invece la geografia della cooperazione, un dato inedito rilevato da Open Cooperazione mette in luce che il fronte di intervento più rilevante è divenuto quello di casa nostra: è l’Italia il Paese dove viene messo in campo il numero più alto di progetti. Sono 917 quelli realizzati nel 2021 da 70 organizzazioni. All’estero si conferma il primato dei paesi africani: Mozambico, Etiopia, Uganda, Kenya, RD Congo, Burkina Faso e Senegal restano i paesi dove le Ong realizzano più progetti. Unici paesi non africani nella top 10 sono Libano e Siria. Educazione e istruzione restano i temi predominanti dei progetti delle ONG, seguono l’emergenza, l’aiuto umanitario e la salute.

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“Non deve stupire l’attività delle Ong nei territori del nostro paese – spiega il fondatore e curatore di Open Cooperazione, Elias Gerovasi – si tratta di una tendenza ormai consolidata e sicuramente in crescita dopo la pandemia. Sempre più organizzazioni si sono attivate sul fronte delle nuove povertà che il Covid ha accentuato: povertà educativa, alimentare e ultimamente anche energetica sono fenomeni molto diffusi e non riguardano più solo determinate categorie svantaggiate. Anche i dati Istat ci dicono che è in crescita importante il numero di persone che hanno casa, lavoro e famiglia, ma che non arrivano a fine mese”.

Le risorse umane della cooperazione

A crescere però non è soltanto il valore economico delle Ong, aumentano le risorse umane impiegate nel settore in Italia e all’estero sfiorando quota 26 mila (4% in più del 2020) il 55% sono uomini e il 45% donne. Sono 4.120 gli operatori impiegati in Italia (37% uomini e 63% donne) e 21.753 quelli all’estero (58% uomini e 42% donne), di cui 2274 italiani espatriati, i cosiddetti cooperanti. A questa community si aggiunge poi il preziosissimo contributo del lavoro volontario. I volontari attivi e volontari in Servizio Civile che hanno operato per le Ong nel 2021 raggiungono quota 44.784, in crescita di oltre 9000 unità rispetto all’anno precedente.  

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Dai dati emergono anche le caratteristiche delle organizzazioni di cooperazione e aiuto umanitario all’interno del più ampiomondo del Terzo Settore in evoluzione a seguito della riforma. Quelle che siamo abituati a chiamare Onlus sono oggi in realtà Enti del Terzo Settore (ETS), nello specifico la forma giuridica più diffusa è quella di Associazione (67%), seguono le Organizzazioni di Volontariato – OdV (12%) e le Fondazioni (10%). In crescita l’adesione delle organizzazioni alle reti di rappresentanza del settore, il 34% delle Ong fa parte di una rete e/o federazione, al primo posto in termini di adesioni c’è AOI, L’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, recentemente diventata Rete Associativa nazionale previsto come proprio dal testo della riforma.

“Il mondo non profit della solidarietà e cooperazione internazionale è composto da una pluralità di Organizzazioni della Società Civile, oggi infatti più che Ong veniamo denominate OSC in linea con quanto avviane a livello internazionale dove si usa sempre più l’acronimo CSO (Civil Society Organisation) – spiega Silvia Stilli, portavoce della AOI. Parliamo di organizzazioni nate nelle parrocchie o nel mondo solidale associativo e cooperativo, nell’ambiente universitario o sindacale, legate alle comunità territoriali e con una capacità di coinvolgimento nelle proprie attività di giovani volontarie e volontari, gruppi di famiglie, anche adottive, cittadine e cittadini, insegnanti, medici, attiviste e attivisti sul tema della pace, dei diritti globali e dell’ambiente. Per questo le ONG/OSC fanno parte della famiglia del Terzo Settore italiano, dove si trovano da tempo a proprio agio e contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 in Italia così come nei paesi del sud del mondo”

Le Ong si confermano pioniere in materia di accountability e trasparenza, otto anni dopo l’avvio dell’esperienza di Open Cooperazione infatti continua ad aumentare la propensione delle organizzazioni alla cosiddetta disclosure dei dati anche grazie alle recenti Linee guida per la redazione del bilanciosociale degli enti del Terzo settore adottate dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali alle quali Open cooperazione si è recentemente allineato.

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Negli ultimi cinque anni è cresciuto di un ulteriore 8% il numero di organizzazioni che sottopongono il loro bilancio economico ad una certificazione esterna operata da auditor di revisione indipendente. Oggi il 92% delle Ong con entrate superiori a 1 milione di euro ha un bilancio certificato”.

Questo è il mondo Ong. Un mondo che il Governo e la stampa codina intendono criminalizzare, infangare, narrare in termini strumentalmente dispregiativi. Ma “no Pasàran”. Perché quello Ong è un mondo di gente tosta, motivata, che non si arrende. Un mondo da difendere, sostenere, raccontare per quel che, per quel che fa. Dalla parte dei più indifesi tra gli indifesi. Nel Mediterraneo, in Africa, in Italia, in ogni luogo di dolore e sofferenza. Non si tratta di chiudere gli occhi di fronte a vicende che chiamano in causa responsabilità personali da sanzionare quando quelle responsabilità sono accertate. Ma la gogna mediatica a cui le Ong sono sottoposte per quello che sono e per quello che fanno, è tutt’altra cosa. Una cosa indegna. Vergognosa. Come indegno e vergognoso è impedire alle navi Ong nel Mediterraneo di salvare vite umane. 

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