Con le dimissioni il cardinale Marx punta l'indice sui silenzi della Chiesa sugli abusi: non solo in Germania

Il gesto dell'arcivescovo di Monaco riguarda anche altre chiese, a cominciare da quella americana dove i depositari dell’ortodossia vogliono la linea dura con chi non rispetta la dottrina ma sul resto...

Papa Francesco e il cardinale Reinhard Marx
Papa Francesco e il cardinale Reinhard Marx
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Riccardo Cristiano Modifica articolo

4 Giugno 2021 - 16.33


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Le dimissioni del cardinale tedesco Reinhard Marx potrebbero cambiare il corso del confronto nella Chiesa. In ballo non c’è solo la storia della Chiesa tedesca, impegnata in un sinodo molto difficile e che intende affrontare i problemi di credibilità della Chiesa dopo la scandalo degli abusi senza affrontare lo scandalo stesso e il comportamento di molti. In ballo c’è il destino anche di altre Chiese, a cominciare da quella americana, dove i tetragoni depositari dell’ortodossia vogliono la linea dura con chi a loro avviso non rispetta la dottrina (ad esempio Biden, cattolico che ha votato per la legge che rende possibile l’aborto)  ma nulla hanno detto e fatto su di sé e i loro comportamenti quando c’è stato il terribile uragano degli abusi. Basta delegittimare il papa per assolvere se stessi! 

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E non è storia solo tedesca e americana, ma anche di tante altre Chiese locali, alle quali Francesco, con i suoi limiti ma anche con la sua irruenza, ha cercato di porre rimedio. Ma il rimedio non può che partire dell’esame accorto e profondo di cosa realmente sia accaduto nelle parrocchie, nelle diocesi, nei collegi, nei seminari nei lunghissimi anni passati. 

Vale dunque la pena di leggere tutto il testo della lettera inviata dal cardinale Marx, arcivescovo di Monaco, a Francesco per capire: non sappiamo se Francesco accetterà le dimissioni, sappiamo però che il cardinale Marx non ha detto che la “Chiesa è a un punto morto”, ma che lo sarebbe se non si cambiasse paradigma. Da oggi dunque grazie a questa lettere si potrebbe alzare l’asticella, per tutti. Ecco il testo: 

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“Santo Padre, indubbiamente la Chiesa in Germania sta attraversando dei momenti di crisi. Certamente vi sono molti motivi – anche oltre la Germania, in tutto il mondo – che qui non ritengo dover elencare dettagliatamente. Tuttavia, la crisi viene causata anche dal nostro personale fallimento, per colpa nostra. Questo mi appare sempre più nitidamente rivolgendo lo sguardo sulla Chiesa cattolica in generale e ciò non soltanto oggi, ma anche in riferimento ai decenni passati. Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un punto morto” che, però,  potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale. La fede pasquale” vale anche per noi vescovi nella nostra cura pastorale: Chi  vuole vincere la sua vita, la perderà; chi la perderà, la vincerà! Sin dallo scorso anno sto riflettendo sul suo significato per me personalmente e – incoraggiato dal periodo pasquale – sono giunto alla conclusione di pregarLa di accettare la mia rinuncia allufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dellabuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono stati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e sistematico”. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dellIstituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata allabuso sessuale. Io la vedo decisamente in modo diverso. Due sono gli elementi che non si  possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quella della via sinodale”, una via che davvero permette il discernimento degli spiriti”, così come Lei ha sempre sottolineato e scritto nella Sua lettera alla Chiesa in Germania. Sono un prete da quarantadue anni e vescovo da quasi venticinque anni, venti dei quali sono stato Ordinario di una grande diocesi. Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi, probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso. Per assumersi della responsabilità, secondo il mio punto di vista, non è sufficiente reagire soltanto nel momento in cui si riesce ad individuare, sulla base degli atti, chi sono i singoli responsabili e quali i loro errori ed omissioni. Si tratta, invece, di chiarire che noi in quanto vescovi vediamo la Chiesa come un suo insieme. Inoltre non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo seppellirle”. Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dellIstituzione. Soltanto dopo il 2002 e, successivamente, in modo più intenso dal 2010 sono emersi i responsabili degli abusi sessuali. Tuttavia, questo cambiamento di prospettiva non è ancora giunto al suo compimento. La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato. A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sullabuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo noi”? Certamente vi faccio parte anchio. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali. Questo mi è sempre più chiaro. Credo che una possibilità per esprimere la mia disponibilità ad assumermi delle responsabilità sia quella delle mie dimissioni. In tal modo probabilmente potrò porre un segnale personale per nuovi inizi, per una nuova ripartenza della Chiesa e non soltanto in Germania. Voglio dimostrare che non è lincarico ad essere in primo piano, ma la missione del Vangelo. Anche questo fa parte della cura pastorale. Pertanto, La prego vivamente di accettare le mie dimissioni. Continuerò con piacere ad essere prete e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale sempre e comunque Io riterrà sensato ed opportuno. Vorrei dedicare gli anni futuri del mio servizio in maniera più intensa alla cura pastorale e impegnarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, così come Lei instancabilmente ammonisce.

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