Lo storico Gobetti: “Sotto attacco della destra per il mio libro sulle Foibe”

Lo studioso: “Facebook mi ha sospeso la pagina, ricevo minacce e insulti, ma nel saggio riprendo ricerche dei colleghi: non fu una caccia agli italiani”. Su un tweet offensivo sulla Meloni dice: “Citavo Berlusconi” 

Le foibe

Le foibe

Stefano Miliani 17 febbraio 2021Culture
La pagina Facebook sospesa, lui ha ricevuto “attacchi, minacce, insulti” indirizzati anche ai figli sui social, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni lo chiama in causa perché in un tweet le avrebbe dato della “zocc…” (offesa inqualificabile, senza dubbio) e la sinistra resta zitta: lo storico Eric Gobetti si è trovato in mezzo al vortice dei social per il suo libro fresco di stampa, “E allora le foibe?” (Laterza, pp. 136, euro 13). Lo studioso indipendente, antifascista dichiarato, non abbraccia un’opinione corrente che vede in quei massacri commessi tra il 1943 e il 1945 fra l’Italia orientale e l’ex Jugoslavia crimini di pulizia etnica e le reazioni sono state violente. Gobetti ne parla qui e sul tweet chiarisce: “Non era una parola mia, era una citazione da un video di Berlusconi per dire come chiamava suoi ministri. Non offendo mai nessuno”. Quanto a una foto, rilanciata dalla leader di FdI, che lo vede con il pugno levato in una stanza con simboli dell’ex Jugoslavia comunista, scrive: “La foto che da settimane viene usata contro di me è stata scattata durante uno dei viaggi storico-culturali che organizzo nella ex Jugoslavia. Ovviamente aveva carattere ironico, come molte delle mie esternazioni sui social”.

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Cosa è successo, Gobetti? Come sono partiti gli attacchi e con quali motivazioni?
Anzi tutto ho scritto un libro di storia, facendo il mio mestiere, cercando di riportare la discussione pubblica su un tema delicato come le foibe e l’esodo barandosmi sui dati di fatto, riportati dalla ricerca storica dei colleghi. Il mio è un tentativo di ricostruire la vicenda in maniera accessibile a tutti quando la versione più diffusa è piena di imprecisioni. 
Allora ricordiamo in sintesi ai lettori qual è la sua lettura. 
Sostanzialmente la mia non è un’interpretazione particolarmente innovativa. Anzi, ho semplicemente ripreso i risultati delle ricerche dei colleghi che tra l’altro in gran parte non sono tacciabili di essere schierati da una parte o dall’altra: la fonte della maggior parte delle informazioni è stato il segretario della Dc a Trieste per molti anni Raoul Pupo. Sono dati della ricerca scientifica condivisi dagli studiosi. Il problema è che non coincidono con un certo discorso. Per esempio la descrizione di quel mondo dove avvengono questi fatti come puramente italiano: era una realtà molto varia con popolazioni molto differenti con una presenza slava significativa. 
Lei sostiene quindi che non ci fu una caccia all’italiano.
È la tesi più “dirompente” ma non è mia, è degli storici. I fenomeni di violenza accaduti nel 1943 e nel 1945 definiti abitualmente “foibe” sono episodi di repressione politica, non sono una pulizia etnica, non c’era una volontà di sterminare gli italiani né di espellerli da quei territori. Dopo gli italiani se ne vanno in gran parte per moltissimi motivi, condivisibili, e fu una tragedia anche perché scomparve di un mondo culturale. È una tragedia importante che va ricordata ma per quello che è stata: episodi di violenza politica e un trasferimento forzato di una popolazione spinta ad andarsene attraverso fenomeni complessi. Un 20% di italiani rimase per cui non furono espulsi globalmente. Il che dimostra che l’obiettivo non era eliminare gli italiani. 
Qual è stata la reazione al suo libro?
Dal punto di vista degli studiosi del tema, ci sono state recensioni positive, un paio di articoli negativi o che mettono in dubbio l’aspetto sul fenomeno della pulizia etnica, è una questione dibattuta. Non è un libro con novità particolari. 
Politicamente?
Il libro è stato visto in maniera molto negativa da chi ha interesse a sfruttare dal punto di vista politico la vicenda, in particolare da Fratelli d’Italia che è il partito più vicino alle posizioni neofasciste. Da giornali vicini al partito o di quell’area politica sono arrivati articoli che non sono neanche stroncature, non entrano nel merito in gran parte dei casi ma sono accuse personali a me come studioso che sarei tendenzioso e quindi da non prendere sul serio. 
Poi sono arrivate reazioni da singole persone. 
Sì. Questi articoli hanno creato un clima di odio nei miei confronti che hanno portato a un attacco alle mie pagine sui social network, a offese, minacce, intimidazioni, insulti, rivolte anche ai miei figli. Non voglio fare la vittima ma questo clima di continue pressioni non è piacevole per chi fa lo studioso. Non faccio politica né sono un attivista, non ho dietro nemmeno un’accademia: mi sento imbarcato in una battaglia che non è la mia. Se uno schieramento politico si mobilita contro di me, io sono io e nessun altro, nessuno mi difende.
Facebook ha sospeso la sua pagina?
Nelle ultime due settimane e più c’è stata questa campagna fatta di articoli contro la mia persona e una serie di minacce e offese. Dopo di che l’altro ieri c’è stato un tweet di Giorgia Meloni riferito a me. Io, avendo a disposizione solo le mie pagine social, ho provato su Facebook a rispondere. La mia risposta era pacata e senza alcuna offesa. 
Però la Meloni ha evidenziato un suo tweet dove lei, Gobetti, aveva scritto: “Anche la zocc … la Meloni?”. È suo? Ha dato della “zoccola” alla leader di FdI?
Mi spiego. Nella mia risposta su Facebook non citavo quella parola e non c’era nessuna offesa. Poi è stata cancellata da Facebook, immagino su qualche segnalazione.
La domanda è se ha scritto “zocc …” o no su Twitter. 
Nella risposta su Facebook spiegavo da cosa deriva quella singola frase: è estrapolata da un dialogo scherzoso di tre anni fa sulla pagina Facebook con un mio commento a un video di youtube che ho condiviso dove si sente chiaramente Berlusconi chiamare con quella parola Meloni quando lei era ministro nel governo Berlusconi (al dicastero della Gioventù dal 2008 al 2011, ndr). È una citazione esplicita ripresa da Berlusconi ed è sotto il video in cui lui lo dice. È una frase sua, non mia. La mia era una maniera scherzosa per dire “guardate come siamo ridotti”. Non uso questi toni. Dopo di che mi dispiace. 
Nei social lo scherzo viene preso sul serio. 
Esatto. Con il senno di poi non avrei utilizzato parole che non erano mie e che ritengo volgari. 
Non si dovrebbe mai offendere nessuno qualunque opinione abbia, tanto meno sui social. Tanto meno una donna e con quei termini. 
Certo, ci mancherebbe altro. Non offendo mai nessuno nei miei post, neanche chi non la pensa come me. Né volevo offendere la Meloni. Anzi, di quel video ritengo triste l’essere stati governati da un primo ministro che chiamava in quel modo suoi ministri, è la cosa scandalosa che segnalavo con la citazione da Berlusconi. Quindi mi si mette in bocca il contrario di quanto penso. Queste espressioni vanno cancellate dalla politica. Nella mia risposta su Facebook cancellata non c’era alcuna offesa, anzi, rispetto il mettersi in gioco della leader di Fratelli d’Italia, non l’avevo offesa io.