Parma ricorda quando alzò le barricate contro i fascisti

Lo scrittore Guido Conti rievoca la resistenza all’assedio degli squadristi nel 1922 nell’installazione di Studio Azzurro “Hospitale” per l’anno di capitale della cultura: ecco il suo testo

Le barricate del 1922 in Oltretorrente, Parma, Archivio Storico Comunale – Fondo Zerbini

Le barricate del 1922 in Oltretorrente, Parma, Archivio Storico Comunale – Fondo Zerbini

redazione 12 settembre 2020Culture
A fine luglio del 1922 fu indetto uno sciopero dei sindacati di sinistra contro le violenze fasciste che Mussolini decise di stroncare con le maniere forti. Gli squadristi assediarono Ancona, Genova, Livorno, Parma e Roma. La città emiliana Parma alzò barricate e resistette in quelli che furono chiamati i “Fatti di Parma”, con gli oltre 10mila fascisti che dovettero passare le consegne dell’assedio all’esercito a causa della forte resistenza dei parmensi. Rievoca quel passaggio storico lo scrittore Guido Conti in uno dei momenti della video-installazione creata da Studio Azzurro “Hospitale - Il futuro della memoria”, allestita nella Crociera dell’Ospedale Vecchio di Parma fino all’8 dicembre per “Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21” (l’anno di capitale è stato prolungato fino al 2021 per lo stop e tutti gli intoppi provocati dalla pandemia). La narrazione tramite video riepiloga la storia dell’Ospedale vecchio con il racconto affidato alla voce di due attori, Marco Baliani e Giovanna Bozzolo.

Su gentile concessione di Parma Capitale pubblichiamo un brano del testo di Conti estratto dal catalogo curato da Silvana Randazzo e Graziano Tonelli (Stamperia scrl – Parma, per conto di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, pp. 160, euro 10).
Per visitare l’installazione “Hospitale” è obbligatorio prenotare. Per le info clicca qui.

di Guido Conti: L’Ospedale “grande” nell’Oltretorrente ribelle e “barricadero”
Lungo la strada maestra di Santa Croce, vicino all’Ospedale Grande, sorsero chiese ma anche altri ospedali, oltre a quello dove tu adesso cammini. Durante la peste del 1630, tutto il quartiere diventò un ricovero per gli ammalati. In quei mesi borgo Carra si trasformò in un grande lazzaretto. Questi fatti hanno segnato la memoria di un quartiere dove il popolo aiuta, si difende e chiede giustizia di fronte ai soprusi dell’uomo e della natura.
Durante le barricate del 1922, quando i parmigiani fermarono le truppe fasciste di Balbo, le strade dell’Oltretorrente erano tutte ricoperte di scorze d’anguria come racconta Pietro Bianchi. Dissetavano i barricaderi che difendevano l’idea di libertà e giustizia. “L’Ospedale Grande” con il suo oratorio dedicato dal 1663 a Sant’Ilario, era ancora in funzione. Ci penserà Mussolini, anni dopo, a prendersi la rivincita distruggendo mezzo quartiere per “risanarlo”.
Altri abitanti furono trasferiti nei “capannoni”, nuove costruzioni alla periferia della città, ma il Duce non poté sradicare il mito della sua gente, del suo popolo, dei suoi giovani morti per la Resistenza.

Oggi le strade portano il nome di quei ragazzi caduti per la libertà. La gente del popolo, rissosa e turbolenta, passionale e assetata di giustizia, troverà nelle figure del sindacalista rivoluzionario Alceste de Ambris e in quella diGuido Picelli, a fianco dei suoi “Arditi del popolo” i suoi eroi. In quei giorni di guerriglia urbana un frate di nome Padre Lino, che viveva nella chiesa dell’Annunziata, camminava rasente i muri ma nessuno osava sparargli, sia da una parte che dall’altra. Tutti sapevano che quello per la gente era un eroe della carità, un vero santo.
Ancora oggi Alceste de Ambris, Guido Picelli e Padre Lino incarnano nel presente tre miti, religiosi e laici, sempre al fianco del popolo, degli ultimi, dei bisognosi, dei poveri assetati di pane e di giustizia sociale. Segno moderno di un fuoco inestinguibile, che ha la sua prima fiamma in quello che chiamiamo “Ospedale Vecchio”. Un cuore pulsante capace di rinnovare nei secoli lo spirito di un quartiere e della sua gente, da sempre aperta alla città di Parma e al mondo.

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