Tra scienza e ciarlatani, la storia delle pandemie rivela i nostri errori

Peste suina, sars, la “spagnola”… In un saggio sul nostro Paese Guido Alfani e Alessia Melegaro dimostrano come le informazioni siano decisive e, se sbagliate, pericolose

Ricoverati per l’influenza spagnola un secolo fa

Ricoverati per l’influenza spagnola un secolo fa

redazione 6 aprile 2020Culture
di Marco Buttafuoco

Covid19 non è la prima pandemia del secolo. Anche se rimossa dalla memoria, ce n’è stata un’altra, undici anni fa. Nel 2009 l’Oms dichiarò uno stato pandemico per via di una forma influenzale che veniva dal Messico e fu chiamata Peste Suina.
In anni appena precedenti si verificarono altri allarmi; la SARS ( 2003), l’influenza aviaria (2004) che suscitarono un vasto allarme e vere e proprie psicosi che ridussero al collasso filiere economiche importanti come quella delle carni di allevamento. Tutto questo era raccontato in un volumetto (pagg. 205) del 2010 pubblicato dallo storico dell’Economia bocconiano Guido Alfani e da Alessia Melegaro, Pandemie d’Italia edito da Egea, disponibile oggi anche in ebook ( € 11,99).

La narrazione, agile ma approfondita, parte dalla Peste nera del 1348 e sottolinea come la necessità di una sanità pubblica nacque proprio in occasione dell’infuriare del morbo. L’Italia fu uno dei paesi più efficienti e fece da apripista per altri paesi europei nel far fronte, pur nella carenza di tecnologie e di farmaci adatti, al contagio. Un capitolo lungo e importante è dedicato anche alla pandemia tragica della cosiddetta “febbre spagnola”, un evento immane sulla cui portata c’è ancora oggi, fra gli storici, una diversità di vedute, ma che causò la morte di decine di milioni di persone (almeno quattrocentomila nella sola Italia).

Tutto il libro è estremamente utile a capire quanto le malattie epidemiche facciano parte della nostra storia, ricco com‘è di riferimenti alla psicologia sociale, alle superstizioni, all’allarmismo che è spesso sconfinato nella psicosi, al ruolo dei mezzi di comunicazione e delle autorità sanitarie e politiche. «A ben vedere, una delle costanti di lunghissimo periodo riscontrabili nella reazione alla pandemia, è la capacità di tale informazione, qualora essa si riveli imprecisa e confusa, se non inutile o addirittura dannosa, di determinare nella popolazione allarme generalizzato, reazioni scomposte e talvolta sproporzionate dettate dal puro e semplice terrore, nonché la tendenza ad affidarsi a ciarlatani o a rimedi ”tradizionali” dalle origini antichissime. Oggi come in passato, l’informazione fornita ufficialmente dalle istituzioni sanitarie si combina con quella diffusa in modo più capillare dal personale sanitario per determinare, in alcuni casi, comportamenti in linea con le raccomandazioni ufficiali, ma in altri, forse anche più frequenti, un senso di generale diffidenza e rifiuto nei confronti di medici e ufficiali sanitari in particolare, e governi, istituzioni internazionali e scienza medica in generale. Ovviamente, in questo quadro va acquisendo un rilievo crescente il ruolo svolto dai media che, essendo oggi capaci di raggiungere in tempi rapidissimi strati molto ampi della popolazione italiana e mondiale, vedono ingigantita la propria capacità d’influenzare l’opinione pubblica».

Certo, gli ultimi capitoli appaiono, alla luce di quanto sta avvenendo oggi, un po' surreali. Gli autori documentano, infatti, con grande precisione, la lunga catena di allarmi che si scatenarono nei primi dieci anni del nostro secolo. Milioni di dosi di vaccini e di antivirali acquistati e non utilizzati, crisi ricorrenti del turismo (durante l’influenza aviaria non si visitavano nemmeno le oasi faunistiche), addirittura un terrore diffuso per il contagio da normali animali domestici.

Oggi siamo entrati nelle fauci del mostro quasi all’improvviso, quasi senza accorgercene, riluttanti alle misure straordinarie. Negli ultimi giorni di gennaio il Centro europeo e l’Istituto Superiore di Sanità parlavano del Coronavirus come di un pericolo reale ma non gravissimo. Ancora oggi, davanti agli effetti devastanti di Covid19, molti autorevoli “grandi” della terra pensano di essere al riparo dagli effetti gravi del contagio. Una organizzazione sanitaria come quella italiana, che i due autori valutavano come solida e affidabile, è andata in crisi e sta arrancando sotto i colpi micidiali della malattia.
Ci si aspettava una pandemia, ma s’ignorava che da mesi vagava per il mondo un virus molto potente. Quando tutto sarà rientrato nella normalità, occorrerà studiare, molto seriamente, cosa non ha funzionato e perché. Senza ideologismi, con umiltà e libertà mentale, restando lontano dal fastidioso senno del poi, spesso strumentale che circola oggi (spesso puro sciacallaggio) . Per fortuna non ci mancano, come dimostra questo libro, studiosi all’altezza.