La Storia abolita dalla maturità: "Grave e pericoloso"

Suscita sconcerto e indignazione la scelta del ministro. Gli storici: un problema già avviato dai predecessori. Liliana Segre annuncia battaglia in Senato

Eugène Delacroix, La Libertà che guida il popolo, 1830, part. Museo del Louvre, Parigi

Eugène Delacroix, La Libertà che guida il popolo, 1830, part. Museo del Louvre, Parigi

redazione 10 ottobre 2018Culture

Pochi studenti affrontavano la prova di storia all'esame di maturità? Problema risolto alla radice: il Ministero dell'istruzione, università e ricerca capitanato da Marco Bussetti, insegnante con simpatie per la Lega, ha abolito la prova di storia. Se finora le tipologie proposte ai ragazzi erano quattro, dal 2019 diventano tre. Via la storia che rimane nel testo "di tipo argomentativo (tipologia B)". Gli storici insorgono e non solo loro perché togliere la storia è togliere la memoria e la capacità critica. E se un qualsiasi ragazzo all'ultimo anno sa che non avrà la prova scritta, stiamo tranquilli, la studierà con minor impegno. E avrà minor consapevolezza del presente. Conoscere cosa ci ha preceduto è uno strumento essenziale per sapere, valutare, è uno strumento di libertà e consapevolezza. Agli attuali governanti impegnati tutti nel presente la prospettiva fa magari gola, tuttavia hanno trovato una strada già aperta, non sono intervenuti con la mannaia in un terreno vergine, purtroppo. Molti storici giudicano il provvedimento un sintomo grave e pericoloso.
Eppure la Storia riempie l'Auditorium di Roma
Perché è stata eliminata? Perché pochi studenti la affrontavano? La logica è quella del prodotto da supermercato: non vende, si toglie dagli scaffali. Solo che la scuola non è un mercato e non è una classifica da hit parade. L'eliminazione corrisponde peraltro a una idea in crescita da anni che vede la scuola concepita, a livello istituzionale e non dagli insegnanti, in termini di gradimento. Il che si scontra peraltro con un fenomeno curioso. A Roma l'Auditorium Parco della Musica domani 11 ottobre presenta la tredicesima edizione delle sue "Lezioni di storia" insieme all'editore Laterza e con lo scrittore Paolo di Paolo. Sapete quale problema paradossale hanno talvolta avuto, in misura crescente, nelle edizioni passate gli organizzatori? Troppo pubblico, troppo interesse, se così vogliamo dire. Per conferenze d'alto livello, non banali né in formato tipo tv.
Liliana Segre: mi batterò per reintrodurla nell'esame
Tra chi contesta la nuova misura interviene la senatrice a vita Liliana Segre in video al Corriere della Sera. "Avevo già pensato, una volta arrivata in senato, di chiedere al ministro che rimettesse nelle ultime classe dei licei lo studio del '900 con tutte le guerre, lo sterminio degli armeni, le pulizie etniche, la Cambogia, tutto quello che c'è stato di brutto. Invece addirittura lo tolgono dall'esame di maturità. Ce la metterò tutta per reintrodurlo". E il Corriere della Sera in edicola oggi 10 ottobre ha sentito gli storici e non a caso titola: "Storia eliminata per ignoranza". Con più associazioni di studiosi che si appellano a Bussetti affinché la reintroducano nell'esame.


Cammarano: "Una tendenza in corso da anni"
Nell'articolo appassionato di Valentina Santarpia Fulvio Cammarano, presidente della Società per lo studio della storia contemporanea, esclama: "La trattano come merce d’antiquariato, fuori moda, da accantonare. Ed è pericoloso: la storia fa parte del presente, e senza la consapevolezza di ciò che è accaduto non daremmo un senso alla nostra scena politica e sociale". Registra la giornalista: "Sembrerebbe tema di nicchia, da intellettuali da salotto: e invece il breve comunicato con cui gli studiosi chiedono che sia rivista la scelta di eliminare la traccia di storia tra quelle previste per lo scritto dell’esame di Stato è stato letto e condiviso da migliaia di persone online nel giro di due giorni".
Al governo gialloverde non sarà parso vero cancellare con un tratto un elemento di conoscenza storica tuttavia Cammarano ricorda, appunto, la storia recente: "Non è questione di governi anche perché Bussetti ha avallato una decisione della commissione che si era già insediata (la ministra era Valeria Fedeli del Pd, ndr ), e che all’interno non aveva neanche uno storico. Parliamo di una tendenza degli ultimi dieci anni, in cui la storia soffre di schizofrenia: da una parte assistiamo al successo di programmi di intrattenimento e fiction basati sulla storia, dall’altra vediamo che la storia com’era un tempo, quella che aveva peso politico, sta scomparendo".
Disciplina marginalizzata da tempo
"Gli spazi vuoti lasciati dalla storia sono sempre più riempiti dalle storie, false, inventate da dilettanti: fenomeno inquietante", interviene nel servizio il presidente della Giunta centrale per gli studi storici Andrea Giardina. "La storia va insegnata, bene e durante tutto l’anno, per sviluppare il senso critico", avverte professoressa Chiara Frugoni, già docente a Pisa, Parigi, Roma, autrice di libri eccelsi e chiarissimi sul medioevo e intorno a Giotto, che non si stupisce della cancellazione perché la storia subisce già da tempo viene marginalizzata e, spesso, la insegnano letterati o filosofi.
Sempre al Corsera il presidente della commissione, il linguista Luca Serianni, replica a chi contesta l'abolizione: "Il tema di storia era svolto dall’1% degli studenti, ma non sparirà del tutto: sarà una delle tracce di italiano possibili e sarà presente di anno in anno nella proposta che farà il ministero. Bisognerebbe rafforzare le competenze e provvedere prima, perché i candidati la scelgano". Già: come uno shampoo qualsiasi.