L'Eroica: la bellezza della fatica è il gusto dell'impresa

Domenica si è corsa l'edizione di Montalcino della corsa non competitiva per biciclette d'epoca sulle strade bianche della Toscana. Ecco perché sempre più persone la amano.

La partenza dell'Eroica a Montalcino

La partenza dell'Eroica a Montalcino

Globalsport 29 maggio 2018Globalsport

Venerdì, al bar di Piazza di Siena, una signora con un chiaro accento nordico, lamentandosi per il ritardo della sua ordinazione (che lei aveva cambiato un paio di volte), ha detto: «Ogni volta che si scende sotto il Po, non funziona più un ***». Evidentemente la signora non ha mai partecipato a L'Eroica.


L'Eroica è una corsa non competitiva per biciclette d'epoca nata sulle strade bianche della Toscana, ma adesso esportata anche in altri Paesi d'Europa e del Mondo: Spagna, Inghilterra, California, Giappone, Sud Africa e Uruguay.
Domenica si è corsa l'edizione di Montalcino.


Le regole per partecipare sono semplici: le biciclette «eroiche» devono avere le caratteristiche costruttive delle bici fine anni '80: leve del cambio sul tubo obliquo del telaio, fermapiedi a gabbietta sui pedali e fili dei freni esterni al manubrio.


 


La bicicletta eroica


La bicicletta "eroica"


Gli atleti «eroici» sono invitati a utilizzare accessori e capi di abbigliamento esteticamente coerenti con lo spirito ri/evocativo della manifestazione come maglie e pantaloncini di lana, evitando di mostrare capi tecnici di recente fattura; unica deroga: il casco, per ragioni di sicurezza).


Vedendoli pedalare sotto il sole, in sella a biciclette del secolo scorso, con maglie variopinte decorate dai nomi dei più improbabili sponsor, la prima cosa che ti viene da pensare è: «Ma chi glielo fa fare?» e invece è proprio questo, il fascino dell'Eroica; il problema è che non lo capisci finché non lo vedi vivi.


A me è successo alla fine di uno sterrato, un po' prima di arrivare al punto di ristoro di Tavernelle: prendendo la borraccia per bere mi sono reso conto che quello che avevo appena fatto era un gesto antico, come impastare il pane o girare il caffè nella macchinetta. A parte alcuni piccoli particolari (come la quantità di acido lattico nei muscoli, l'orologio/GPS/cardio-frequenzimetro della Garmin, lo smartphone e la macchina fotografica digitale nello zaino), in quel momento io stavo vivendo le stesse sensazioni dei ciclisti che da bambino vedevo nel televisore in bianco e nero a casa di mia nonna.


Non si possono spiegare la bellezza della fatica e il gusto dell'impresa, a chi pensa che per essere considerato "sportivo" basti seguire le vicende del calcio in TV, ma se ci si avvicina a questo mondo con lo spirito giusto è impossibile non restarne affascinati e quando questo avviene, tutte quelle che inizialmente sembravano delle complicazioni diventano fonti di piacere: la bicicletta "scomoda" i vestiti "vecchi", la strada polverosa (senza virgolette: le strade dell'Eroica sono polverose).


Indubbiamente c'è una forte componente narcisistica nel partecipare all'Eroica, ma si esaurisce appena viene dato il via, perché dal quel momento in poi il défilé è finito e si può solo pedalare; e quelle stesse biciclette che prima della gara sono state pulite e curate in maniera maniacale, di lì a breve saranno lanciate su discese sterrate che sarebbe arduo affrontare in mountain-bike.



 


L'Eroica non è una competizione, ma un gruppo di amici che si riunisce per celebrare i valori più sani dello Sport. Te ne accorgi appena arrivi a un punto di ristoro: quelli che hai intorno non sono avversari, ma compagni d'arme. Domenica, anche se ero da solo, non sono mai stato solo: c'era sempre qualcuno con cui parlare del tempo, del percorso o della ricetta della ribollita.


Ci sarebbero molte altre cose da raccontare, dall'organizzazione impeccabile all'inaspettata percentuale di concorrenti di sesso femminile, ma per adesso basta così.
A Ottobre ci sarà l'edizione di Gaiole.
Ne riparliamo.

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