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- Donald, buongiorno!
- Ma lo sai che ore sono, Cristo?
- Be’, mezzogiorno, ora di Maralago, giusto? Mi hai detto che solitamente ti svegli alle 8.00 di mattina…
- Sì, ma stavo… Ero con Melania e non stavamo facendo colazione e nemmeno shopping. Non so se mi sono spiegato…
- Compliments, Mr. President!
- E per chi m’hai preso, Johnny? Non sbaglio un colpo: nello Studio Ovale, sul campo da golf e pure in camera da letto.
- Mi fa piacere, caro Donald. Non ne avevo il minimo dubbio. Un uomo tutto d’un pezzo. E che pezzo!
- Be’?
- Ho fatto un sogno.
- No, non mi verrai anche tu a parlare di quelle cazzate woke scatenate sessant’anni fa da quel negro che non sapeva stare al suo posto, vero?
- Veramente, io volevo esporti una specie di incubo che da tempo turba il mio sonno.
- Ma sei fuori? Di cosa diavolo blateri?
- Argh! Blatter? Proprio lui!
- Blateri, vorrai dire.
- Argh! Ma no, intendo proprio Sepp Blatter… argh… l’ex-presidente della FIFA. Il fatto è, sai, che quell’uomo è la mia nemesi. Ho dovuto fare carte false per fotterlo…
- Sai quanto mi piace il verbo fottere. Bravo, Johnny!
- …e farmi eleggere al suo posto. Me lo sogno ogni volta che mi assopisco. Solo che faccio sempre più fatica ad addormentarmi.
- Che problema c’è? Mandiamo un bel drone a eliminarlo…
- No, ormai è vecchio e non servono misure drastiche, però mi ossessiona e, per causa sua, ora sono in terapia.
- Immagino tu abbia trovato uno bravo. Pensa che c’è gente che dice che dovrei trovarmene uno anch’io.
- No, Donald, tu non ne hai bisogno. Non ne avrei bisogno nemmeno io. Non è che i miei genitori litigassero, mi maltrattassero, si rifiutassero di comprarmi le macchinine. E non è che in gioventù io abbia subito particolari traumi…
- Io sì, ora che ci penso…
- Comunque, ho fatto questo ennesimo sogno, che è sempre lo stesso: ci sono degli uomini cattivi che mi rapiscono di notte e mi portano a Zurigo, in Svizzera, dove l’intera cupola della FIFA ha istituito una sorta di processo di Norimberga ai miei danni. E, guarda caso, il giudice è…
- Blatter?
- Argh! Non pronunciare quel nome in mia presenza. Mi fa stare male.
- Ma quanto sei sensibile, Johnny. Non sarai mica gay, per caso? Detesto le checche isteriche.
- No! Mi piacciono le donne, Donald.
- Non si direbbe.
- Te lo giuro, fratellone.
- Meno male. Odio i gay. Le lesbiche, poi, non le reggo. Le manderei tutte nei campi, campi di lavoro, si intende. Insieme ai negri. La pelle nera proprio non riesco a tollerarla. Ti pare che uno debba avere la pelle di quel colore? Non che gli ispanici mi stiano meno sulle palle. Mi sono dovuto turare il naso quando ho nominato Marchetto Rubio segretario di stato. È basso e tonto e se ne va in giro pensando di essere un gigante. Ovviamente, non capisce un cazzo di politica, ma per ora lo tengo lì e gli do il contentino. Dimenticavo, mi stanno sulle palle pure i musi gialli.
- Capisco, Donald. Ma, alla fine, siamo riusciti a evitare che una squadra africana o una quadra orientale vincessero la Coppa del Mondo. Un grande risultato, ti pare? Pensa che umiliazione se la coppa se la fossero portata a casa…
- Quegli scimmioni della Costa d’Avorio? Mai e poi mai. Quegli infami di giapponesi che hanno attaccato Pearl Harbor? Piuttosto, avrei fatto bombardare lo stadio. E nemmeno i jihadisti marocchini. Ci mancherebbe altro. Però, ora che ci penso, hai pestato di brutto…
- In che senso?
- I patti erano chiari: Team USA doveva come minimo raggiungere la semifinale.
- Vabbè, vi siete fatti inculare come dei pivelli dal Belgio. Quattro pappine vi hanno fatto, nonostante l’aiutino della revoca del cartellino rosso ai danni di Balogun.
- Attento a come parli, Johnny!
- Scusami, Donald. Però, davvero l’avete fatta fuori dal vaso.
- In effetti, se potessi io all’allenatore darei un biglietto di sola andata per una bella località balneare di mia scelta. Come caspita si chiama il coach? Pocketino?
- Pochettino!
- Ah, già. Dipendesse da me, sarebbe già a Guantanamo a farsi una bella abbronzatura a scacchi. E, comunque, avevamo preso accordi diversi: la finale doveva essere Francia-Argentina, se Team USA non ce l’avesse fatta, e gli argentini avrebbero dovuto portare la coppa a Buenos Aires. L’avevo promesso al mio amicone Milei.
- Donald, nel calcio vince solitamente chi la mette dentro…
- Quanto mi piace quell’immagine!
- E l’Argentina in finale con la Spagna non avrebbe fatto gol nemmeno se fosse sceso in campo Maradona in persona e ci avesse messo la mano Dio.
- Chi cazzo è Marad…
- Maradona.
- Un cugino di Maralago?
- È il più grande calciatore della storia.
- Ma non è Messi il GOAT?
- No, Messi non gli lega nemmeno i calzari. Ammetto che Maradona ci sta antipatico, ma come giocatore non aveva uguali.
- Senti un po’, ho ancora un certo formicolio a sud e, fintanto che Melania è ben disposta e non cerca panzane tipo emicrania, la sua preferita, o caldo eccessivo, è bene che ne approfitti. Anche perché l’effetto del pastiglione che ho preso ieri sera potrebbe cessare presto. Per cui, se non ti spiace, salutiamoci adesso.
- Donald, ti prego, sono depresso. Quel sogno mi perseguita.
- Ma Blatter…
- Argh!
- OK, l’ex-presidente della FIFA è vecchio ed è stato al centro di scandali…
- Tutti i presidenti della FIFA prima o poi sono al centro di scandali. Non diventi presidente se non hai un bel curriculum di scandali.
- Stai insinuando che io…
- No! Non mi permetterei mai. Sto parlando del presidente della FIFA.
- Ah, ok.
- Comunque, ho davvero bisogno di sostegno morale e di consigli da amico. Lo strizzacervelli non ci sta capendo nulla. Che devo fare?
- Dicevamo che Blatter…
- Argh!
- Scusami, mi dimentico che non si può pronunciare quel nome in tua presenza. Perdonami. Lui non possiamo eliminarlo perché è vecchio e ci penserà la natura a fare il suo corso. Dunque, mi sento di consigliarti di non pensarci più. Se ti va, qui a Maralago, in una delle mie dependance, ho un paio di pollastrelle niente male. Te lo succhierebbero con piacere. Naturalmente, se glielo dico io. Sono un residuato della tribù di gnoccoline di Epstein. Lui ci sapeva fare alla grande. Le ha tirate su da piccole. Come ha fatto la Spagna con la sua nazionale. A proposito, quanto mi ha stizzito dover consegnare la coppa a quella banda di buzzurri multietnici… Ma sto divagando. Hai bisogno di svagarti. Fatti una bella cavalcata e non se ne parla più. Yippee!
- Non mi tira nemmeno più. E non penso che siano gli antidepressivi che mi ha prescritto lo psichiatra. Sai, ho smesso di prenderli, di nascosto, ovviamente, e continua a non drizzarmisi ugualmente. Comunque sia, vorrei avere altre priorità.
- Per esempio.
- Non lo so minimamente. Ecco il problema.
- Sta’ a sentire, mi è venuta un’idea che potrebbe essere la soluzione del tuo guaio e che potrebbe cambiare davvero le sorti del mondo. Ed è, manco a dirlo, un’idea geniale. In fondo, se a concepirla è stato Donald Trump, geniale è un eufemismo…
- Ora sì che mi hai per le palle.
- Allora sei finocchio davvero!
- No, scusa, intendevo dire che hai catturato del tutto la mia attenzione.
- A fine anno, scade il mandato di quella merdaccia di António Guterrez. L’ONU dovrà scegliersi il nuovo segretario generale. E se io candidassi te?
- Cosa? Ma non sono preparato.
- Tanto meglio. Non serve esserlo. Non serve mai. Comunque non serve che tu lo sia. Basta che tu, dopo che ti sarai insediato al Palazzo di Vetro, faccia esattamente come ti diciamo noi.
- Noi?
- Noi Stati Uniti e Israele. Ovvero io e l’amico Bibi.
- Dici sul serio?
- Saresti perfetto. Peraltro, saresti anche più presentabile sul piano estetico di quel ciccione piccoletto. Non diciamolo all’amico Bolsonaro, ma il portoghese è proprio una lingua di merda. Sembra spagnolo, che di per sé ha un suono da macchiette, pronunciato da gente a cui sia stata mozzata la lingua. E mozzare la lingua a Guterres non mi dispiacerebbe per nulla, così la pianterebbe di dire le cazzate a cui ci ha abituati. Penseremmo noi a prezzolare tutti gli elettori, soprattutto quelli degli staterelli di merda come Scimmiostan e Isole Porche. In fondo, non è nulla di diverso da quello che dovresti fare tu stesso per essere rieletto alle presidenza della FIFA, ti pare? Che dici, ci stai?
- Ci devo pensare.
- Ma pensare a che? Non avresti più il pensiero assillante del tuo predecessore e nemmeno di quello stronzo francese…
- Macron?
- Ma no. Quello non lo conto nemmeno. Sua moglie, la donna-uomo, mi fa orrore. È lei a portare i pantaloni in famiglia. Mi riferivo a quell’ex-calciatore…
- Platini?
- Lui! Saresti su un piano ben più alto, ti pare? Affare fatto, allora?
- Sì, ma…
- Smettila di blater…
- Aaaaargh!
