Nonostante lo scandalo del cartellino rosso a Balogun Infantino difficilmente subirà sanzioni dal Cio

Nonostante le polemiche, la posizione di Infantino appare solida. Oltre 200 delle 211 federazioni affiliate alla FIFA avrebbero inviato lettere di sostegno personale in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.

Nonostante lo scandalo del cartellino rosso a Balogun Infantino difficilmente subirà sanzioni dal Cio
Trump e Gianni Infantino
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18 Luglio 2026 - 20.19


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Gianni Infantino sembra destinato a evitare qualsiasi sanzione dopo le accuse di aver violato il principio di neutralità politica nei rapporti con il presidente statunitense Donald Trump in relazione al caso di Folarin Balogun.

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Questa settimana l’organizzazione per i diritti umani FairSquare ha presentato un esposto formale al Comitato Olimpico Internazionale (CIO), sostenendo che il presidente della FIFA avrebbe infranto le regole dell’organizzazione.

La denuncia è arrivata dopo che Trump ha rivelato di aver telefonato a Infantino chiedendogli di riesaminare la squalifica di Balogun, che avrebbe dovuto saltare l’ottavo di finale degli Stati Uniti contro il Belgio. La sanzione è stata successivamente sospesa per dodici mesi con una decisione senza precedenti della Commissione disciplinare della FIFA.

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Infantino è membro del CIO dal 2020 e la Carta olimpica stabilisce che i suoi componenti devono agire in modo indipendente da interessi politici e commerciali. Il regolamento vieta inoltre di accettare da governi, organizzazioni o altre parti istruzioni che possano interferire con la libertà di azione e di voto.

Secondo FairSquare, i colloqui tra Infantino e Trump costituirebbero una violazione di tali principi. Il presidente della FIFA respinge le accuse e, secondo quanto riferito al Guardian, appare improbabile l’apertura di un’indagine formale.

Fonti del CIO spiegano che esiste una forte riluttanza a intervenire nell’applicazione delle regole interne di una federazione internazionale, soprattutto quando non sono ancora stati esauriti i meccanismi di ricorso previsti dall’organizzazione interessata.

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Un’altra fonte sottolinea come, negli ultimi vent’anni, gli equilibri di potere tra CIO e FIFA siano cambiati profondamente, con il Comitato Olimpico sempre più dipendente dalla federazione calcistica sia sotto il profilo economico sia per mantenere la propria rilevanza presso il pubblico più giovane.

In vista dei Giochi Olimpici di Los Angeles del 2028, il CIO punta inoltre a sfruttare il boom del calcio negli Stati Uniti, che ha già prodotto vendite record di biglietti e ricavi grazie ai Mondiali. Anche questo fattore renderebbe improbabile qualsiasi iniziativa contro Infantino.

Finora il CIO non ha ricevuto denunce ufficiali né dalla UEFA né dalla Federcalcio belga, pur avendo entrambe criticato duramente la decisione di sospendere la squalifica di Balogun.

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La federazione belga aveva dichiarato di voler valutare tutte le opzioni legali, incluso un possibile ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), ma dopo l’eliminazione della nazionale nei quarti di finale contro la Spagna non ha più rilasciato dichiarazioni. Secondo alcune fonti, sarebbe ormai orientata ad archiviare la vicenda.

La presidente della federazione belga, Pascale Van Damme, fa inoltre parte del Consiglio della FIFA, il principale organo decisionale della federazione internazionale.

Nonostante le polemiche, la posizione di Infantino appare solida. Oltre 200 delle 211 federazioni affiliate alla FIFA avrebbero inviato lettere di sostegno personale in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno.

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Anche la UEFA avrebbe deciso di non proseguire ulteriormente la contestazione, nonostante il duro comunicato diffuso la scorsa settimana in sostegno del Belgio, nel quale accusava la FIFA di aver compromesso la credibilità del calcio e l’integrità della Coppa del Mondo.

Infantino ha ammesso di aver parlato con Trump del caso Balogun, ma in una nota diffusa dalla FIFA ha spiegato che i due discutono regolarmente di numerosi temi, così come lui intrattiene rapporti con altri capi di Stato.

Il presidente della FIFA ha inoltre ribadito che la decisione di sospendere la squalifica è stata assunta in piena autonomia dalla Commissione disciplinare.

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«La Commissione opera in modo indipendente, applica il Codice disciplinare della FIFA e decide ogni caso sulla base dei regolamenti e delle circostanze specifiche. La sua indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio e deve essere sempre rispettata», ha dichiarato.

Secondo il Times, la decisione di revocare la squalifica sarebbe stata presa esclusivamente dal presidente della Commissione disciplinare della FIFA, Mohammad al-Kamali, degli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, diverse fonti interne alla federazione sostengono che al-Kamali venga utilizzato come capro espiatorio.

Una decisione unilaterale rappresenterebbe infatti un’eccezione rispetto alla prassi abituale durante i Mondiali, quando le questioni disciplinari vengono normalmente esaminate da collegi composti da tre membri che deliberano a maggioranza.

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I componenti dei collegi vengono scelti tra i 18 membri della Commissione disciplinare FIFA; dai quarti di finale in poi il panel è stato presieduto da Thomas Hollerer, segretario generale della Federazione calcistica austriaca.

Il Guardian non è riuscito a stabilire la composizione del collegio che ha esaminato il caso nei sedicesimi di finale, fase del torneo in cui Balogun fu espulso durante la vittoria per 2-1 degli Stati Uniti contro la Bosnia-Erzegovina.

La FIFA non ha ancora pubblicato le motivazioni scritte della decisione, limitandosi ad affermare che il provvedimento è stato adottato «tenendo conto di tutte le circostanze specifiche dell’incidente e delle prove disponibili» e ricordando che «la revisione delle conseguenze disciplinari dei cartellini rossi nel calcio non rappresenta una novità».

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