Effetto Trump: alle paralimpiadi invernali atleti russi e bielorussi potranno gareggiare con la propria bandiera

Una decisione che segna un cambio di rotta politico e simbolico di grande portata e che molti osservatori leggono anche alla luce del nuovo clima internazionale e del cosiddetto “effetto Trump

Effetto Trump: alle paralimpiadi invernali atleti russi e bielorussi potranno gareggiare con la propria bandiera
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18 Febbraio 2026 - 15.44


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Stop agli “atleti neutrali”. Alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, atleti russi e bielorussi potranno gareggiare con la propria bandiera nazionale e il proprio inno. Una decisione che segna un cambio di rotta politico e simbolico di grande portata e che molti osservatori leggono anche alla luce del nuovo clima internazionale e del cosiddetto “effetto Trump”, ovvero il progressivo riemergere di una linea più permissiva verso Mosca in diversi contesti globali.

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La decisione arriva direttamente dall’International Paralympic Committee (Ipc), che ha assegnato sei posti alla Russia e quattro alla Bielorussia. In particolare, i russi avranno due posti nello sci alpino (uno maschile, uno femminile), due nello sci di fondo (uno maschile, uno femminile) e due nello snowboard (entrambi maschili). I bielorussi gareggeranno invece nello sci di fondo (uno maschile e tre femminili).

La svolta iniziata nel 2025

La scelta affonda le radici nel settembre 2025, quando il Comitato Paralimpico Internazionale aveva revocato la sospensione parziale introdotta nel 2023 dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, sostenuta dalla Bielorussia. Successivamente, nel dicembre scorso, anche il Tribunale amministrativo dello sport di Losanna aveva dato il via libera alla partecipazione degli atleti russi e bielorussi alle gare di qualificazione per Milano-Cortina.

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Il ritorno ai simboli nazionali — bandiere, inni e divise ufficiali — rappresenta però un salto ulteriore rispetto alla semplice partecipazione, e viene interpretato da molti come il segnale di un nuovo equilibrio geopolitico. In un contesto segnato dal ritorno di Donald Trump sulla scena internazionale, e da una più marcata spinta a ridimensionare l’isolamento della Russia, anche le istituzioni sportive sembrano adeguarsi a un clima meno sanzionatorio rispetto agli anni immediatamente successivi all’inizio della guerra.

“È terribile”, la reazione dell’Ucraina

Non si è fatta attendere la reazione di Kyiv. Valeriy Sushkevych, presidente del Comitato Paralimpico ucraino, ha dichiarato: “Sono molto, molto arrabbiato e indignato per la decisione di permettere a sei atleti russi di gareggiare sotto la loro bandiera nazionale, è terribile“.

Ue e Ucraina disertano la cerimonia d’apertura

In risposta alla decisione dell’Ipc, il commissario europeo per lo sport Glenn Micallef e il ministro dello Sport ucraino Matvii Bidny — insieme ad altri funzionari — diserteranno la cerimonia d’apertura. In un post su X, Micallef ha scritto che “finché la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina continua, non posso sostenere il ripristino dei simboli nazionali, delle bandiere, degli inni e delle uniformi, che sono inseparabili da quel conflitto”, aggiungendo che non avrebbe partecipato alla cerimonia e invitando chi “la pensano come lui” a fare lo stesso. Anche Bidny ha definito la decisione “deludente e oltraggiosa”.

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Chi sono gli atleti ammessi

Alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, sotto la bandiera della Russia, parteciperanno: nello sci alpino Aleksey Bugayev e Varvara Voronchikhina; nello sci di fondo Ivan Golubkov, Anastasia Bagiyan e la guida Sergey Sinyakin; nello snowboard Dmitry Fadeyev e Philipp Shebbo.

Per la Bielorussia saranno presenti Valentina Birilo, Lidiya Loban, Darya Fedkovich e Roman Sviridenko, tutti nello sci di fondo. Tutti sfileranno alla cerimonia d’apertura con le rispettive bandiere nazionali.

Il ritorno pieno di Russia e Bielorussia sulla scena paralimpica internazionale segna così non solo una scelta sportiva, ma un passaggio politico che riflette il mutato equilibrio globale: lo sport, ancora una volta, si conferma terreno sensibile delle trasformazioni geopolitiche in atto.

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