Campioni d'Italia: il Napoli festeggia il terzo scudetto

Da Giuliani a Meret, da Ferrara a Di Lorenzo, da Di Napoli a Zielinski, da Maradona-Careca a Kvaratskhelia-Osimhen. 33 anni dopo quel 29 aprile 1990 il sogno è realtà: il Napoli torna Campione d’Italia

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4 Maggio 2023 - 23.06 Globalsport


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di Niccolò Righi e Lorenzo Nebbiai

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All’inizio era un sogno, un sogno di quelli bellissimi, certamente, però sai che ad un certo punto dovrai svegliarti e fare i conti con la realtà. Metti un tifoso napoletano, metti che abbia ragionato così e che, quindi, pian piano sia passato dal sogno alla realtà e ha capito che forse quel miraggio non era un’utopia. Allora, a bassa voce, nel silenzio dei propri pensieri, quel tifoso ha iniziato a pensare “ma vuoi vedere che…”.

Ha visto che quelle dietro arrancavano; ha visto che i mesi passavano e il che vantaggio anziché assottigliarsi, aumentava: 10, 11, 12, … 17 punti di vantaggio. A questo punto il tifoso in azzurro ha capito che poteva non nascondere nel silenzio i suoi pensieri e ha urlato forte: siamo Campioni d’Italia!

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Sono passati 33 anni dall’ultima volta, ma Napoli ha sempre avuto lo stesso “sogno nel cuore”, quello di tornare Campione, anche quando il fallimento li fece ripartire dalla Serie B, anche quando la Juventus sembrava sempre un passo avanti e anche quando la furia di Simeone si abbatté, nel 2018, sui loro sogni.

Questo trionfo non è frutto della fortuna e di un’annata sopra la media, ma il risultato di un lungo lavoro di programmazione e scelte oculate, che hanno portato il Napoli, da oltre dieci anni a questa parte, con i suoi bassi e i suoi tantissimi alti, ad essere una delle migliori eccellenze del nostro calcio.

Partiamo da quello che secondo noi è senza ombra di dubbio il principale artefice dello Scudetto: Cristiano Giuntoli. Il Direttore Sportivo partenopeo ha compiuto una vero e proprio miracolo sportivo, riuscendo a tramutare quello che sembrava potesse un anno di transizione, in un anno vincente. In estate sono partiti i leader che hanno fatto grande il Napoli nell’ultimo quinquennio, Insigne, Koulibaly, Mertens, Fabian Ruiz, tutti egregiamente sostituiti con i vari Kvaratskhelia, Kim, Simeone, a cui vanno aggiunti Anguissa e i ritrovati Rrahmani, Lobotka e Meret.

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In secondo luogo, come non citare Luciano Spalletti, allenatore troppo spesso sottovalutato ma che ha saputo evolvere il proprio stile e il proprio modo di disporre la squadra in campo come pochissimi altri, tant’è che forse é l’unico allenatore che si adatta alle caratteristiche dei giocatori che ha in rosa, anziché pretendere che siano loro a adattarsi al suo modo di giocare.

Spalletti è stato spesso etichettato in questi anni come un allenatore spacca spogliatoi, per aver allontanato Totti dalla Roma, Icardi dall’Inter e Insigne dal Napoli e per avere una personalità talmente tanto forte da sfociare inevitabilmente nella presunzione e nella saccenteria. La sua è un’enorme rivincita personale per tutti quelli che gli davano del perdente.

E che dire dei due grandi protagonisti sul campo di questo scudetto, partendo da Osimhen, acquistato dal Lille per 70 milioni; un colpo reso possibile dalla gestione oculatissima degli affari nel corso degli anni, che hanno visto alternarsi dei veri e propri fenomeni come punte al Napoli presi a prezzi abbordabili e rivenduti a peso d’oro (basti pensare al Matador Cavani e a Higuain). Lo stesso Osimhen che qualcuno dopo i problemi e le polemiche dell’anno scorso aveva già etichettato come flop, come quel giocatore forte che però non ti fa la differenza e che metà stagione la passa in infermeria. Nonostante si sia fatto male anche quest’anno, Osimhen ha zittito le critiche siglando 21 gol nelle 25 partite in cui ha giocato (2 delle quali da subentrante).

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Ancora da lodare l’operato di Giuntoli parlando invece della principale sorpresa della stagione del Napoli: Kvicha Kvaratskhelia. Il georgiano è arrivato dalla Dinamo Batumi, club del campionato cadetto, da completo sconosciuto. Il suo acquisto era stato salutato dai mugugni di più di un tifoso, deluso dal fatto che “o scugnizzo” Lorenzo Insigne, capitano e leader tecnico del Napoli fino allo scorso anno, fosse stato sostituito da un illustre sconosciuto preso a saldo.

Sono bastate un paio di partite per far ricredere tutti. Kvaratskhelia ha messo in mostra un repertorio formidabile, fatto di una tecnica fuori dall’ordinario e di una concretezza sorprendente soprattutto in un giocatore così giovane (il georgiano è infatti un classe 2001). Con il mercato gonfiato degli ultimi anni, con i prezzi che a volte capita sentire per giocatori poco più che mediocri, l’acquisto di Kvicha per soli 10 milioni di euro si configura come un capolavoro del settore di scouting del Napoli, che ha saputo appropriarsi di un vero gioiello con una spesa assolutamente contenuta.

Erano più 20 anni che lo scudetto era “Una questione privata” tra Juventus, Inter e Milan, era dalla Roma del 2001, quella di Aldair, Totti e Batistuta, che una squadra diversa non vinceva il campionato e bisogna addirittura risalire al 1990 per incontrare l’ultima squadra proveniente dal sud Italia a riuscirci: il Napoli di Maradona.
E così nell’anno di Diego, nell’anno dell’Argentina campione del mondo, 33 anni dopo, il Napoli torna sul tetto d’Italia. Sarebbe bello scrivere che nel frattempo sono stati fatti tanti passi avanti e sarebbe bello se la retorica del sud che vince sul nord fosse passata di moda. Ma così non è, e allora, contro tutto e tutti, il Napoli porta sul tetto d’Italia un popolo prima che una squadra. Chissà che risate Diego lassù…

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