Tomba e Brignone si uniscono al coro degli irresponsabili: "Le piste da sci vanno tenute aperte"

Per le discoteche erano scesi in campo i proprietari dei locali, spalleggiati dal patron per eccellenza, Flavio Briatore. Per le piste da sci - e questa, forse, è la delusione più grande - scendono in campo due campioni. 

Alberto Tomba e Federica Brignone

Alberto Tomba e Federica Brignone

globalist 23 novembre 2020
A giugno si parlava di discoteche; a novembre, delle piste da sci. Sia per una leggendaria incapacità di imparare dai propri errori, sia perché, in un modo o nell'altro, chi preme per far finta che non stia succedendo niente si trova sempre. Per le discoteche erano i proprietari dei locali, spalleggiati dal patron per eccellenza, Flavio Briatore. Per le piste da sci - e questa, forse, è la delusione più grande - scendono in campo due campioni. 
Alberto Tomba e Federica Brignone non hanno dubbi: le piste da sci vanno tenute aperte. Perché non importa che ogni giorno muoiano oltre 600 persone; non importa che stiamo attraversando la più drammatica crisi della nostra storia; non importa che ci sono famiglie recise che non avranno la possibilità di vedersi nemmeno per le feste; non importa che scuole, ristoranti, teatri, cinema e negozi siano chiusi; non importa nulla, l'importante è conservare una parvenza di normalità. Mettersi dei giganteschi occhialoni da sci, salire sulla cima dei monti - chi può permetterselo, e lo sci non è certo un passatempo alla portata di chiunque - e gridare al mondo che del Covid non ce ne frega niente, l'importante è fare sport. 
Se da una parte è comprensibile il fastidio, la rabbia, l'insofferenza all'ennesima privazione necessaria, dall'altra è davvero incomprensibile come si possa anche solo pensare di andare a fare la settimana bianca in questo momento storico. Tutto in nome di un 'danno incalcolabile' paventato dai due campioni, che riducono il pericolo a un "ovviamente ci sono degli accorgimenti da prendere". E grazie tante. 
"Per gli impianti non vedo però problemi particolari: dove c'è un seggiovia a due o tre posti si va da soli, se "è da cinque si va in tre. E si possono benissimo diminuire e segnare anche i posti sulle cabinovie: non c'è dunque problema a mantenere il distanziamento sugli impianti" afferma Tomba.
Ovvio. Il problema, semmai, è il prima, e il dopo. Le file sulle funivie che portano in cima ai monti, per esempio. Facciamo entrare 5 perosne dove ne entrano, normalmente, una ventina? Come si sale alle piste, in quanto tempo? E dopo? Ci si affolla nei rifugi? Se sono chiusi, cosa si fa?
"Il problema è, semmai quello dell'apres ski e dei rifugi dove si va a bere e mangiare qualcosa dopo una sciata ma anche in questo caso, come avviene nei ristoranti, si può limitare gli accessi, con mascherina e distanziamento obbligatori" minimizza Tomba. Ovvio, un'idea che funzionerà come la discoteca con ingresso limitato. Infatti non è successo nulla, è andato tutto bene.
"È molto importante che gli impianti sciistici aprano a Natale, perché sarebbe un segnale positivo per tutti. Altrimenti, con le stazioni chiuse, il danno sarebbe irreparabile" fa eco Brignone. Ci si aspetterebbe più senno da una campionessa mondiale. Tanti sono gli sportivi che hanno capito una verità tutto sommato semplice: il mondo dello sport deve fermarsi, come tutto il resto. Ci saranno danni enormi, forse irreparabili. Ma nulla, nulla è paragonabile a un'eventuale terza ondata, che ci annienterebbe, senza se e senza ma. 
Un concetto che evidentemente è imposisbile da capire, di fronte alla possibilità che sfumi la settimana bianca.