Kobe Bryant snobbato, Anastasi dimenticato: la sensibilità atrofizzata dello sport italiano

La morte di Kobe sui giornali italiani ha trovato spazio in trafiletti di esigue dimensioni e la morte di Pietro Anastasi non ha avuto l'attenzione che meritava.

Kobe Bryant

Kobe Bryant

globalist 28 gennaio 2020

di Emilio Scibona 

Dalla tragedia di Calabasas son passati solamente due giorni: inevitabile dunque che l'attenzione, i pensieri e le emozioni siano ancora orientati alla sciagura che ha stroncato la vita di nove persone, tra cui quella di Kobe Bryant. A maggior ragione qui in Italia, paese in cui l'ex star dei Los Angeles Lakers ha vissuto l'infanzia e col quale ha mantenuto sempre un legame fortissimo, testimoniato da tante circostanze: una su tutte il fatto che per le sue figlie abbia scelto nomi italiani.


Eppure l'Italia in determinati e correlati contesti è riuscita a banalizzare il ricordo di una figura così importante e così a noi vicina. I giornali sportivi, che a prescindere dalla loro vocazione "pallonara" sempre sportivi per definizione restano, si sono limitati al trafiletto in prima pagina per lasciare spazio alla domenica calcistica. Un errore sul piano giornalistico (perché in ambito sportivo non si può considerare altro come il fatto del giorno) una gaffe in termini di sensibilità, simbolica per quanto possa essere.


Se i giornali hanno quantomeno l'attenuante di essersi trovati di fronte ad una situazione complessa tanto sul piano editoriale (la notizia è arrivata in un orario nel quale si lavora sull'impaginazione dei numeri in uscita) quanto sul piano commerciale (che anche in questi casi va tenuto in considerazione essendo quello cui si lega la sopravvivenza di un'attività e quello che di vasto implica) ben diverso è il discorso nel momento in cui questi si sposta sull'ambito istituzionale.


Il Milan, squadra della quale Bryant era tifoso dichiarato, ha annunciato sui suoi canali il minuto di raccoglimento in vista della gara di Coppa Italia contro il Torino. Fin qui tutto normale se non fosse che l'iniziativa ha avuto dei non meglio specificati intoppi di natura federale burocratica che ne hanno ritardato l'autorizzazione di qualche ora, tempo sufficiente per dare adito a polemiche.


In generale ci sarebbe da chiedersi se in effetti sia necessario in casi come questo, subordinare un momento di raccoglimento ad autorizzazioni ed altri cavillosi adempimenti: in particolare resta incomprensibile (fino a comunicazione specifica) il motivo per cui  si sia perso così tanto tempo. Va bene che il calcio non era l'ambito d'attività di Bryant (la Federazione Italiana Pallacanestro ha immediatamente decretato l'osservazione di un minuto di raccoglimento ndr) ma vista la situazione, un atteggiamento meno intransigente da parte delle istituzioni calcistiche sarebbe stato opportuno.


Sarebbe stato opportuno (nonché necessario) dedicare un momento alla figura di Pietro Anastasi, ex calciatore della Juventus e della nazionale italiana scomparso la scorsa settimana a 71 anni a causa della SLA. "Pietruzzo", al di là dell'essere stato un'icona del suo tempo calcistico, ha vestito l'azzurro contribuendo (con un gol splendido in finale contro la Jugoslavia nel 1968) all'unico successo della nazionale italiana in quel Campionato Europeo di calcio che nel 2020 attendiamo tutti con ansia. In ambito sportivo ha dato un contributo importante al prestigio del paese: ciò non gli è bastato per esser meritorio di un minuto di silenzio su tutti i campi da calcio e non solamente in quelli delle squadre in cui ha militato.


Visti i principi e i valori di base dello sport su un piano etico sarebbe corretto in generale onorare sempre la memoria di tutti gli sportivi (non solo i protagonisti mainstream) che con il loro impegno hanno contribuito a dare lustro all'immagine del paese. Il fatto che nemmeno quando vengono a mancare figure riconosciute e riconoscibili si riesca a omaggiarle come si deve, rende l'idea di quanto la sensibilità sportiva di questo paese, si sia drammaticamente atrofizzata.