Prosciolto Matteo Sereni: la moglie lo accusava di abusare dei figli piccoli

L'ex portiere è stato prosciolto da ogni accusa. Il gip ha tra l'altro emesso un'ordinanza che mira a evitare che i minori possano essere influenzati dagli adulti

Matteo Sereni

Matteo Sereni

globalist 4 dicembre 2019
L'ex portiere del Torino, Lazio, Sampdoria, Brescia e di molte altre squadre, Matteo Sereni, è stato oggi prosciolto dall'accusa di aver commesso abusi sessuali su due figli piccoli. Il gip del tribunale di Torino, Francesca Firrao, ha disposto l'archiviazione del procedimento nei suoi confronti. Con un'ordinanza che va ad affrontare uno snodo importante nelle vicende di questo tenore: la possibilità che i minori rischino di essere condizionati dall'atteggiamento degli adulti.
"Le piccole persone offese - spiegano i difensori di Sereni, avvocati Michele Galasso e Giacomo Francini - sono state per lungo tempo e reiteratamente interrogate con modalita' inappropriate, e potenzialmente suggestive di falsi ricordi, dalla moglie separata, Silvia Cantoro, dalla suocera Franceschina Mulargia e dai consulenti tecnici in ambito civile e penale".
Nel 2015 Sereni era stato condannato dal Tribunale di Tempio Pausania, ma la sentenza fu annullata due anni dopo dalla Corte d'Appello di Sassari. 
"Nel caso in esame - scrive ora il gip Firrao - quasi tutti i magistrati che se ne sono occupati hanno evidenziato che i minori sono stati in più occasioni sentiti con modalità inappropriate (domande incalzanti e suggestive)".
Si sono cimentati negli 'interrogatori' una serie di consulenti tecnici in ambito sia penale che civile, come pure gli "adulti di riferimento" sia dentro che fuori le aule di giustizia. "L'argomento è stato affrontato senza cautele", sottolinea il giudice, e "nel tempo le modalità di audizione sono state non rispettose delle cautele richieste da tutti gli esperti del settore per preservare la genuinità del racconto da parte di bambini così piccoli".
La materia è delicata, ed esistono norme, procedure specifiche e linee-guida (per esempio quelle contenute nella Carta di Noto del 2017) che devono essere seguite. Perché bisogna impedire che, in conseguenza di un atteggiamento più o meno consapevole di un adulto che chiede al bambino di raccontare un fatto, si formino dei "falsi ricordi".