La soluzione di De Siervo ai cori razzisti negli stadi: "spegniamo i microfoni, così non si sentono"

L'amministratore delegato della Lega Calcio però annuncia querele e spiega: "Audio estrapolato dal contesto. Le telecamere non dovrebbero indugiare sugli spalti, ma sulla partita"

Luigi De Siervo

Luigi De Siervo

globalist 3 dicembre 2019
Per l'amministratore delegato della Lega Calcio Luigi De Siervo la soluzione ai cori razzisti negli stadi sarebbe 'chiudere i microfoni direzionali', così che i telespettatori da casa non possano sentirli. 
A rivelarlo è un audio rubato nel quale si sente l'amministratore parlare a Paolo Scaroni, presidente del Milan. Scaroni si lamenta di un articolo del New York Times in cui si parla dei cori razzisti negli stadi italiani e De Siervo spiega: "Io ho già detto ai registi di spegnere i microfoni verso le curve". 
Insomma, il corrispettivo di nascondere la polvere sotto il tappeto. Ma De Siervo annuncia querele perché, sostiene lui, quell'audio è stato estrapolato da un contesto più ampio: "Nell'audio si sente solo una frazione del ragionamento. Che era molto più ampio. Stavamo parlando di produzione televisiva. E si partiva dal presupposto che noi non siamo giornalisti che dobbiamo scovare le notizie, noi produciamo uno spettacolo e lo valorizziamo. A controllare la regolarità dello svolgimento della gara e documentare a fini legali e sportivi ciò che capita dentro lo stadio ci pensano già gli organi preposti: la polizia, gli ispettori di Lega e Federazione e, non ultimi, gli arbitri. Noi stavamo ragionando di come le riprese tv possono raccontare al meglio la bellezza del calcio. Lo facciamo continuamente. E la linea è evitare di indugiare sui brutti episodi che ogni domenica capitano".
Quindi, per De Siervo il calcio, essendo innanzitutto intrattenimento, deve intrattenere. Ed eventuali disturbi a questo intrattenimento vanno eliminati, affidandone la risoluzione a chi di dovere. 
E a proposito delle istruzioni date ai registi: "Per dire, abbiamo 'squalificato' per due giornate il regista che a Cagliari aveva indugiato per 40 secondi, durante un controllo Var, sulla curva del Cagliari che in quel lasso di tempo aveva fatto di tutto. Allo stesso modo abbiamo fermato un altro regista che aveva inquadrato per troppo tempo un omaggio dei tifosi interisti a Diabolik".
"Ma quale censura. Stavamo parlando di come valorizzare un prodotto. Eravamo reduci da un articolone del New York Times che indicava l'Italia come la nuova frontiera del razzismo nel calcio. E io ho suggerito di gestire in maniera più precisa il direzionamento dei microfoni. Capita spesso infatti che da casa si sentano dettagli che allo stadio nemmeno si percepiscono" conclude De Siervo. 
Una difesa un po' ipocrita: negare un problema agli spettatori a casa non significa che il problema non esista più. Tanto più che il giornalismo e i microfoni puntati sulle curve hanno messo bene in luce che il calcio italiano è malato di razzismo. Un problema che va affrontato, non nascosto. Ma De Siervo pensa solo allo spettacolo, che deve continuare, nonostante tutto e tutti.