Siamo discriminate: la nazionale di calcio femminile fa causa alla federazione

Le 28 stelle statunitensi lamentano non solo stipendi bassi, ma anche condizioni molto più precarie

La nazionale di calcio femminile statunitense

La nazionale di calcio femminile statunitense

globalist 8 marzo 2019
Una battaglia contro le discriminazioni che ha avuto un momento di passaggio simbolicamente l’8 marzo.
La nazionale di calcio femminile degli Stati Uniti, che a giugno parteciperà ai mondiali, ha fatto causa alla federazione accusandola di discriminazione. Le 28 stelle della squadra puntano il dito contro la United States Soccer Federation per essere pagate di meno e per le condizioni di lavoro ritenute peggiori rispetto ai colleghi maschi, nonostante la nazionale femminile sia anche più popolare di quella maschile.
Nell'azione legale presentata presso una corte distrettuale di Los Angeles, le campionesse del mondo in carica - guidate dalla capitana Alex Morgan - accusano la federazione di «discriminazione di genere istituzionalizzata». Una discriminazione - si sottolinea - che non riguarda solo le buste paga ma anche altri aspetti della vita delle atlete, a partire dai campi in cui giocano e dalla frequenza con cui giocano, fino al modo in cui vengono allenate, al trattamento medico e sanitario e persino alle condizioni di viaggio nelle trasferte.
Già il 31 marzo 2016 le top player della nazionale femminile - Megan Rapinoe, Carli Lloyd, Hope Solo, Alex Morgan e Becky Sauerbrunn - avevano lanciato le loro accuse contro la United Soccer Federation con un'azione legale in cui rivendicavano paghe più eque.