Malagò difende la scelta di giocare in Arabia Saudita: " su questa vicenda il trionfo dell'ipocrisia"

Il presidente del Coni sul match Juventus-Milan in programma a Gedda dove le donne potranno andare solo se accompagnate da un uomo: "prima non potevano andare allo stadio, ora sì in alcuni settori"

Giovanni Malagò

Giovanni Malagò

globalist 7 gennaio 2019
''Sul caso della Supercoppa a Gedda c'è il trionfo dell'ipocrisia da parte di tante persone''. Lo ha detto il presidente del Coni Giovanni Malagò intervenendo ai microfoni di Radio Anch'io sulla partita di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan del prossimo 16 gennaio in Arabia Saudita.
''La Lega di Serie A - ha detto Malagò - è un ente privato, fa un bando e dice quale posto o città possono ospitare nei prossimi cinque anni la finale della Supercoppa. La migliore offerta è stata quella dell'Arabia Saudita, il bando è stato giudicato a luglio del 2018. Il problema è sorto con la vicenda dei biglietti, la donna che prima non poteva andare allo stadio ora ci può andare in determinati settori. Poi ovviamente tutto quello che succede in Arabia non mi trova d'accordo''.
"Ricordo poi - ha aggiunto il presidente del Coni - che stiamo facendo la danza della pioggia per riuscire a rivede la Nazionale ai prossimi Mondiali che si terranno in Qatar, un paese che ha leggi anche più restrittive dell'Arabia Saudita''.
Le parole di Malgò arrivano dopo le polemiche per la scelta di giocare il match a Gedda e la notizia del settore dedicato alle donne nello stadio della città saudita. Tutto parte dal dato di vendita di biglietti: già staccati 50 dei 60mila tagliandi del King Abdullah Sports City Stadium, dove ci sarà un settore per soli uomini e un settore per uomini e donne, e secondo i costumi della dinastia wahabita le donne dovrebbero poter andare solo se accompagnate da un uomo.
Intanto monta la protesta bipartisan. "La Federcalcio blocchi subito questo schifo dei biglietti - ha detto Giorgia Meloni - non si può giocare in un Paese che discrimina le donne". Duro il giudizio anche di Laura Boldrini: "Non scherziamo - ha detto l'ex presidente della Camera - se ne occupi la vigilanza Rai vietando la diretta tv". Anche il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha definito la scelta "una schifezza" e ha annunciato: "sensibilizzerò la Lega a riconsiderare questa decisione. Un Paese che non consente alle donne di andare allo stadio da sole non è civile: è retrogrado, illiberale e non merita il marchio storico di Juve, Milan e dell'Italia".
La Lega di A difende invece la decisione. "Quando abbiamo scelto la sede - ha ammesso il presidente Gaetano Miccichè - non era scoppiato il caso Khasshogi, se ci fosse stato non rifarei la stessa scelta". Micciché ha poi spiegato le considerazioni fatte a giugno al momento della firma di un accordo da 21 milioni per tre edizioni della Supercoppa italiana (quella del 16 gennaio è solo la prima).
"Non ho sentito Conte o Salvini - ha aggiunto Micciché - ma solo l'ambasciatore italiano in Arabia Saudita, diversi mesi fa. Il diplomatico mi ha confermato ciò che già sapevo: l'Arabia Saudita è un paese molto importante per l'Italia a livello di scambi commerciali. Devono essere le istituzioni a dare indicazioni in senso diverso. Allo stadio ci sono settori dedicati ma fino a poco tempo fsa le donne non potevano neanche assistere ad eventi sportivi. Siccome abbiamo firmato un accordo per far sì che in cinque anni si disputino altre due finali di Supercoppa in quel paese, mi auguro che si possa arrivare a una piena parità e a una piena libertà".