Mannaie e martelli: così gli ultras fascisti volevano colpire gli odiati napoletani

Queste le armi ritrovate davanti al Meazza per l'assalto organizzato alla tifoseria del Napoli dagli ultras fascisti guidati da Daniele Belardinelli

Una mannaia

Una mannaia

globalist 27 dicembre 2018
Una falce, mannaie, martelli, oggetti taglienti di vario genere. L'attacco degli ultras del Varese, Inter, Nizza ed Hellas Verona alla partita Inter Napoli contro i tifosi partenopei comprendeva vere e proprie armi da guerra. Non stupiscono nè le parole del questore di Milano, che parla appunto di 'assalto organizzato', nè - spiace dirlo - la morte di Daniele Belardinelli, che lascia due bambini, oltre che un passato da criminale fascista. Una vita violenta che lo ha condotto a una morte violenta, che poteva - e questo fa rabbrividire - non essere l'unica. 
Twitta bene Salvini che 'nel 2018 non si può morire per il calcio', ma questo schifo col calcio non ha nulla a che fare. Ha invece tutto a che fare con una cultura fascista, violenta e machista che infesta da anni gli stadi d'Italia e che vede spadroneggiare personaggi come Belardinelli, che alla fine ha avuto la sorte peggiore, o Genny 'A Carogna' De Tommaso, che ha avuto il suo momento di gloria nel 2014 quando fu arrestato e condannato a 18 anni per spaccio di droga e che, tra uno spaccio e l'altro, guidava la curva del Napoli. 
Un virus che andrebbe estirpato proprio da chi ciancia di sicurezza contro gli immigrati, oggetto - tra l'altro - di continui attacchi da parte di quella frangia fascista che tanto vuole bene a Salvini. Che adesso, deve decidersi: o la smette di farsi le foto allo stadio con ultras anche loro condannati per spaccio e si decide a perdere definitivamente l'appoggio di questi criminali, oppure smetta di twittare ovvietà per poi non fare nulla. E non ci starebbe male un paio di scuse a Koulibaly, che non sono ancora arrivate.