Il calcio dia un segnale vero: Koulibaly deve essere risarcito, non squalificato

Il giocatore del Napoli ha avuto due giornate. Sotto il profilo formale il provvedimento del giudice sportivo è ineccepibile. Ma nella sostanza è una beffa: Figc e Coni facciano qualcosa

Kalidou Koulibaly

Kalidou Koulibaly

globalist 27 dicembre 2018

Due gare a porte chiuse più una terza con l'ingresso vietato ai soli tifosi della curva: è questa per l'Inter la sanzione decisa dal giudice sportivo, Gerardo Mastrandrea, per i "cori di matrice razziale e territoriale ieri nella gara col Napoli". Due giornate di squalifica a Koulibaly e Insigne.
L'Inter giocherà a porte chiuse la gara di Coppa Italia contro il Benevento il 13 gennaio e quella contro il Sassuolo alla ripresa del campionato il 19 gennaio.
La motivazione della squalifica del giocatore franco-senegalese è stata: "per comportamento scorretto nei confronti di un avversario; già diffidato (una giornata); per avere, al 35' del secondo tempo, dopo la notifica del provvedimento di ammonizione, rivolto al direttore di gara un ironico applauso (una giornata).
Per carità la piatta applicazione delle norme è corretta. Una giornata perché ha avuto un giallo da diffidato (quando scatta la squalifica in automatico) e una giornata per il rosso diretto, che è prassi.
Però il mondo del calcio, lo stesso che ha deciso di non sospendere i campionati con una decisione “sofferta’ non può ignorare che Koulibaly è stata la vittima della serata.
Contro di lui sono stati commessi una serie di reati e in un qualsiasi processo penale (semmai ce ne sarà mai uno) lui sarebbe parte civile.



Koulibaly  andrebbe risarcito, non squalificato. 
Non il giudice sportivo che applica le regole esistenti, ma la Federazione Italiana gioco calcio e lo stesso Coni dovrebbero usare tutti i loro strumenti a disposizione perché la squalifica sia annullata. Deve esserci un segnale chiaro e netto di solidarietà del mondo del calcio e di tutto il mondo dello sport nei confronti delle vittime del razzismo.
Non possiamo fermarci ai proclami, alle ennesime misure di sicurezza che penalizzano solo i tifosi perbene e le famiglie mentre i violenti, i razzisti, i delinquenti che osano il calcio per fare i loro porci comodi girano indisturbati.
Serve un cambio di paradigma.
Di fronte a fatti inaccettabili non si può rispondere con la burocrazia della federazione.
Altrimenti sono tutte chiacchiere e proclami fuori e pieni di ipocrisia.