LeBron James, oltre 30.000 punti per il "Prescelto" dell'Nba

James raggiunge il traguardo nella sconcertante gara che i Cavs hanno perso contro i rabberciati Spur, confermando una gravissima crisi tecnica.

LeBron James

LeBron James

globalist 24 gennaio 2018

Nel giorno in cui entra nell'elitario club dei giocatori che hanno segnato più di trentamila punti nella Nba (con lui ci sono Kareem Abdul-Jabbar, Karl Malone, Kobe Bryant, Michael Jordan, Wilt Chamberlain e Dirk Nowitzki), LeBron James ha visto i suoi Cavaliers infilare l'ennesima brutta prestazione, andando a perdere a San Antonio contro una formazione che è generoso chiamare rabberciata, falcidiati come sono gli Spurs dalle assenze di giocatori come Leonard, Pau Gasol e Ginobili, tanto per citarne solo qualcuno. Eppure, anche di fronte a questi Spurs, i Cavaliers hanno saputo perdere in modo molto più netto più di quanto possa lasciare pensare il punteggio (114-102), dando di loro l'immagine di una squadra che va avanti a vista, senza una idea di difesa e basandosi sull'abilità dei singoli che, pur se può apparire illogico, è nella Nba l'anticamera della sconfitta.


Realizzare 30 mila punti a 33 anni e quattro mesi è un traguardo prestigiosissimo, che celebra ancora di più uno dei più grandi giocatori della storia del basket. Il tutto però con un contorno sconcertante perchè tutto sono oggi i Cavs (campioni due anni fa, finalisti lo scorso anno) meno che una squadra e, soprattutto, una squadra che possa sperare di andare avanti nei play off, traguardo raggiungiblissimo anche nella pochezza di oggi, ma dove nessuno regalerà niente.
Strana la parabola dei Cleveland Cavaliers che, pur avendo in squadra il gocatore più completo, capace di ribaltare una partita, sembrano fare di tutto per complicarsi la vita. A cominciare dal fatto di non difendere, per scelta e non certo per incapacità. Come fanno sistematicamente Kevin Love e Isaiah Thomas, con quest'ultimo 'pescato' proprio a scansarsi quando gli si para davanti un attaccante, forse rimpiangendo di avere lasciato Boston dove era intoccabile e decisivo, per il fatto che aveva una squadra (ed un pubblico intero) ai suoi piedi. Ora invece, complice forse l'infortunio d'inizio stagione, sembra volere accumulare punti e assist, dimenticando l'altro lato del campo. 
Il tutto con un allenatore che sembra avere perso da tempo il controllo della squadra. Tyron Lue, che tanto deve a LeBron James che lo volle in panchina dopo la cacciata di David Blatt, passa il suo tempo con sul volto dipinto uno sguardo perso nei suoi pensieri, incapace di sferzare i suoi quando, come accanduto nel regno di Greg Popovich, girano nella loro area senza un'idea che sia una di difendere. Ma tutti, in America e fuori, sanno che Lue è un coach che sopravvive solo perché, intelligentemente e furbescamente, s'è messo sotto l'ala del ''prescelto'' che ha una sua personalissima visione dell'allenatore: io gioco e tu ti adegui.
Per il resto i Cavs sono, come molte altre squadre della Nba, un insieme di veteranissimi (Korver, Wade) che possono dare ancora molto, di ottimi o buoni giocatori (J.R.Smith e Tristan Thompson) e di altri che scaldano la panchina o entrano a risultato acquisito.