Sport e razzismo: dall'America una lezione che l'Italia dovrebbe imparare

Un giocatore di baseball squalificato, multato e mandato in terapia per avere rivolto un gesto irridenti ad un avversario d'origine asiatica.

Yuli Gurriel

Yuli Gurriel

Diego Minuti 29 ottobre 2017

In materia di sport gli Stati Uniti possono dare molte lezioni all'Italia, in termini di organizzazione e di marketing. Ma anche di etica. Lo dimostra un episodio accaduto ieri, in occasione della terza partita, tra gli Houston Astros e i Los Angeles Dodgers, della serie finale che dovrà assegnare il titolo del baseball professionistico americano.
Alla battuta si presenta Yuli Gurriel, cubano degli Astros, per rispondere ai lanci di Yu Darvish. Quest'ultimo ha nazionalità giapponese (quella della madre, il padre è d'origine iraniana) , come sottolineano i suoi tratti somatici.
Gurriel azzecca la battuta e ottiene un fuori campo. Dopo il giro del diamante, per toccare le basi, il cubano torna raggiante in panchina e guardando dritto Darvish si tira gli occhi per farli somigliare a quelli di un asiatico, pronunciando anche un epiteto, 'chinesito', con cui i sudamericani etichettano, spregiativamente, gli asiatici.
Un gesto che il commissioner (una carica che condensa tutti i poteri in una sola persona) della Lega, Rob Manfred, ha voluto subito punire, infliggendo cinque giornate di squalifica a Gurriel, da scontare all'inizio della prossima stagione (la sanzione non è scattata subito perchè avrebbe influenzato la serie di partite in corso).
Ma non solo la squalifica, perchè Yuli Gurrier non percepirà lo stipendio per il periodo della sospensione (e parliamo di decine e decine di migliaia di dollari)  e dovrà seguire un terapeuta che dovrà aiutarlo a rimuovere da lui ogni idea di razzismo.
Lui si è scusato pubblicamente, ma Manfred è stato irremovibile, anche perché, per statuto, ogni sua decisione è inappellabile.
Questa è la storia, per grandi linee, che dovrebbe servire a noi italiani per imparare finalmente che lo sport non è solo odio.
Un semplice gesto, che sarebbe passato inosservato se non ci fosse la copertura massiccia delle telecamere nei grandi eventi sportivi a stelle e strisce, ha portato ad una punizione che è ben più dura di quel che si possa pensare. Perchè d'ora in avanti Gurriel deve stare attento a quel che fa, dentro e fuori il campo, perchè ci vuol poco ad essere etichettato come razzista.
Avercene in Italia dirigenti sportivi come Rob Manfred. Certo, si dirà, lui è un manager, un professionista, che guadagna milioni di dollari all'anno per fare della Major league di baseball una macchina di profitti. Ma per guadagnare devi essere d'esempio, dal migliore giocatore all'ultimo dei magazzinieri. Perchè uno sport raggiunge il suo obiettivo se è d'esempio, se fa sì che seguendo una partita - di qualsiasi disciplina - tutti ne apprezzino i valori - come la coesione, la fratellanza, l'amicizia - e magari li seguano nella vita di tutti i giorni. Ed invece noi in Italia di fronte all'enormità di quanto accaduto di recente, sia pure per colpa di una minoranza di reietti dello sport, ci limiteremo a due pacche sul sedere, perchè un daspo non è quella grande punizione che si pensa.


Se un giocatore che guadagna milioni di dollari all'anno viene squalificato e mandato in riabilitazione per un gesto di scherno, cosa si dovrebbe fare a quelli che, ogni maledetta domenica (anche se ora si gioca tutti i giorni), offendono i calciatori di colore con i loro 'buu'?
Ma nemmeno i calciatori sono esenti da colpe, anche se poi la passone ci porta ad assolverli dopo poche ore, dimenticando, e mi ripeto, che da loro dovrebbero venire esempi. Così non è ed anzi non è mai stato. Perché puoi non essere razzista ma insultare in modo pesante un arbitro pavido nella certezza che non ti sanzionerà è la cosa peggiore che può venire da uno che è un idolo, ma resta un idiota.