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Muntari: esempio di antirazzismo per l’Onu, ma la Federcalcio lo squalifica

Il calciatore ghanese salterà un turno. Era stato espulso per doppia ammonizione: la prima per proteste, la seconda per aver lasciato il campo senza autorizzazione.

Sulley Muntari
Sulley Muntari

globalist

2 Maggio 2017 - 19.47


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Per l’Alto commissario Onu è un esempio mondiale di lotta al razzismo, per i regolamenti del calcio italiano invece è un cattivo esempio, meritevole di squalifica. Sulley Muntari, il giocatore ghanese del Pescara protagonista di un diverbio con l’arbitro Minelli, che non era intervenuto mentre alcuni tifosi del Cagliari intonavano cori razzisti, salterà un turno per squalifica.

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E’ questa la sanzione del giudice sportivo per il calciatore. Muntari era stato espulso per doppia ammonizione: la prima per proteste, la seconda per aver lasciato il campo senza autorizzazione.

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E dire che il suo gesto era finito sulla stampa mondiale ed era diventato un vero e proprio caso internazionale. Il Guardian e lol (Sud Africa) hanno dato grande eco al gesto del ghanese, definendo il giocatore del Pescara “un esempio nella lotta al razzismo”. Il campione ghanese ha scelto un modo eclatante per protestare contro gli ennesimi buu ricevuti in campo ed il suo gesto ha fatto il giro del mondo.

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Del caso si è occupato anche l’Onu che ha definito il giocatore “un’ispirazione per tutti”, invitando la Fifa a prestare maggiore attenzione al persistente problema del razzismo nel calcio. Ma, salvo ricorso ancora da decidere per il momento, di tutta questa storia, resta la decisione del giudice. 

Il giudice ha deciso di non adottare provvedimenti sanzionatori nei confronti del Cagliari perché “considerato che i pur deprecabili cori di discriminazione razziale sono stati percepiti nell’impianto in virtù anche della protesta silenziosa in atto dei tifosi (come segnalato dagli stessi rappresentanti della Procura federale) ma, essendo stati intonati da un numero approssimativo di soli dieci sostenitori e dunque meno dell’1% del numero degli occupanti del settore (circa duemila), non integrano dunque il presupposto della dimensione minima che insieme a quello della percezione reale è alla base della punibilità dei comportamenti in questione, peraltro non percepiti dagli Ufficiali di gara (come refertato dall’Arbitro), a norma dell’art. 11, comma 3, CGS”.

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