Dani Alves si confessa: nella vità ci vuole anche un pizzico di follia

Il laterale della Juventus parla alla vigilia della semifinale di Champions contro il Monaco

Dani Alves

Dani Alves

globalist 1 maggio 2017

La verità è una e una sola: da quando ha mangiato la banana che gli era stata gettata addosso da un razzistello tifodo del Villareal, è diventato un mito. E molti tiferanno per lui, indipendentemente dalla maglia che indosserà. Con un gesto semplice ha ridicolizzato i razzisti che infestano il mondo del calcio e - purtroppo - anche la società.


"La cosa che conta di più nella mia vita è il lavoro che faccio ogni giorno, l'importanza che do alla mia professione. Tutti quelli che hanno lavorato con me, conoscono la mia professionalità". Così Dani Alves, difensore della Juventus, intervenuto ai microfoni di Sky Sport e Mediaset, in vista della semifinale di Champions contro il Monaco. "Poi, mi piace vivere la mia vita privata come voglio, non come altri si immaginano che io debba viverla. Credo di dover essere giudicato dalla gente per la carriera che ho fatto: una carriera molto stabile, nella quale ho lavorato tantissimo. Uno spirito positivo, che fa bene anche al gruppo. "Penso che la felicità generi felicità, e la negatività generi negatività. So di essere un privilegiato, a poter fare quello che amo e dare un'ottima qualità di vita alla mia famiglia, ma quando non lavoro voglio divertirmi e stare bene. Un pizzico di 'locura' - ha concluso - serve a portare energia positiva alla gente, mi dispiace per chi non lo capisce. Se io porto cose buone alla vita, la vita mi restituisce cose buone".