Testa, cuore e sudore: le armi della Juve per battere Messi e compagni

Stasera non serviranno miracoli: sarà sufficiente sudare, applicarsi su ogni movimento, e restare con la testa ben posizionata sulle spalle

Barcellona-Juventus

Barcellona-Juventus

Fabio Zanuso 19 aprile 2017

Alla vigilia dell'andata andavo pensando a quale fosse il risultato per rimanere ottimista in vista del ritorno. 1 a 0, 2 a 0, no no, 3 a 0, 4 a 0, si può far di meglio, 5 a 0, 6 a 0, quasi quasi, 7 a 0, ecco, un sonoro sette a zero mi avrebbe reso tranquillo. Non era contemplato un gol blaugrana, cosa che, come da contratto, Buffon ha evitato.


Si riparte dal tre a zero, un buon risultato, che in molte altre occasioni avrebbe significato il passaggio del turno acquisito. Ma il Barca non scherza, nei precedenti quattro incontri di champions, fra le mure amiche, i catalani hanno preso Celtic Glasgow, Borussia Moenchengladbach, Manchester City e Paris Saint Germaine, e né hanno fatto coriandoli.


7 a 0, 4 a 0, 4 a 0, 6 a 1. Ventuno reti fatte, una subita. Non sono cose carine.


Difficilmente Neymar, Suarez e Messi ripeteranno la mediocre prestazione di Torino, significherebbe inimicarsi per lungo tempo il Camp Nou, poco conveniente. Ne consegue che almeno una rete dei blaugrana è assai probabile che arrivi; sarebbe auspicabile averne segnata già una, quando e se questo infausto evento dovesse accadere.


E con una rete segnata, stasera diventa tutto più gestibile.


Questo match non è la rivincita della finale di Berlino, questo match è un quarto di finale. È la rivincita di uno Juventus Barcellona giocato nel 1986, per l'appunto, un quarto di finale. Ancora oggi Platini si ricorda di quanti assist fornì a uno spaesato e deleterio Marco Pacione, che non ebbe problemi a divorarseli. Un quarto si vendica con un quarto.


Non credo ai miracoli, e manco alla scaramanzia, difatti stasera non serviranno, sarà sufficiente sudare, applicarsi su ogni movimento, e restare con la testa ben posizionata sulle spalle, lasciamo che il pazzo infatuato rimanga solo e soltanto mister Allegri, confinato nel rettangolo della panchina, come un leone in gabbia.