Juventus, così straordinaria da sembrare normale

Mirabolante, stratosferica, micidiale, cinica: gli aggettivi si sprecano per commentare la vittoria della Juve sul Barça per 3 a 0. Io né utilizzo uno solo: normale.

Paulo Dybala

Paulo Dybala

Fabio Zanuso 12 aprile 2017

Si sprecano gli aggettivi: mirabolante, stratosferica, micidiale, cinica.


Io né utilizzo uno solo: normale.


Perché una squadra che prende solo due gol dall’inizio della Champions, che vince consecutivamente da 33 partite allo Stadium, e che rifila tre papavere al Barcellona, comincia a diventare una normalità.


Come va sostenendo mister Allegri da tempo, la Juventus deve arrivare a considerare un quarto di finale in Europa al pari del Chievo di sabato scorso, una partita da giocare e vincere, una cosa normale.


Dopo ieri sera il livello di considerazione dell’undici bianconero viene elevato a quello che già da anni accompagna le corazzate Bayern, Real, Barcellona e l’inglese di turno.


Certo, di normale la parata di Buffon ha poco o nulla, in egual misura la torsione sul piede perno di Dybala in occasione del primo gol, scaturito dopo 6 minuti di asfissia portata a palate nella stralunata difesa blaugrana, o come la maratona che corre Mandzukic ricordando a tratti Furino.


La normalità risiede nell’aver incontrato una squadra che stava a un livello, ripeto, ed essere usciti dal campo con la consapevolezza che a quel livello la Juventus c’è arrivata.


È tanta roba.


Fra sette giorni bisognerà ritirarsi su le maniche, calarsi umilmente in campo, indossare il vestito buono solo nelle occasioni importanti, e non dimenticarsi che ieri sera, nelle poche volte che il Barcellona ha impensierito la difesa più forte del mondo, Giorgio Chiellini, fresco di laurea, tirava pedate al pallone spedendolo in tribuna, si fa’ così quando sei una grande squadra normale.


Che poi, è il motto che contraddistingue i bianconeri da sempre: “L’importante non è vincere, è l’unica cosa che conta”, più normale di così, non saprei.


I ragazzi del mister Allegri, né sono certo, non vedranno l’ora di giocarsi il ritorno in terra catalana, fra sette giorni, e dimostrare anche agli ultimi miscredenti che non è stato un caso.


Ah, scordavo, abbiamo vinto tre a zero.