Presidente, togliere le stelle è un errore

Siccome la matematica della Juve e quella della Federcalcio sono sfasate, allora si è deciso di togliere le due stelle che ornavano la maglia. [Gigi Moncalvo]

Gigi Moncalvo 11 luglio 2012

[b]di Gigi Moncalvo[/b]




E così, invece di mettere la terza stella, la Juve ha deciso di... togliere le altre due. Non condivido per nulla questa decisione di cui il presidente Andrea Agnelli si è assunto la responsabilità. Non la condivido per tante ragioni. Prima di tutto per il “ragionamento”, chiamiamolo così, un po’ contorto, assurdo e privo di logica illustrato dal presidente bianconero: siccome la matematica della Juve e quella della Federcalcio sono sfasate (“Se noi sommiamo i nostri scudetti arriviamo a trenta, mentre la Figc facendo la stessa somma arriva a ventotto”), allora si è deciso di togliere anche le due stelle che invece erano state conquistate, che ornavano la maglia e che rappresentavano un vanto.



Quando mai se uno sbaglia i conti e dimostra di non sapere nulla di matematica, come la Figc, bisogna adeguarsi arrivando a tagliarsi i cosiddetti? Secondo punto: questa è una botta dura per noi 14 milioni di tifosi juventini, avevamo fatto di questa terza stella un motivo d’orgoglio, un punto di partenza in un cammino che, secondo noi illusi e sognatori, avrebbe dovuto portare ad una prima simbolica riparazione di una grave ingiustizia subita. Abbiamo alzato i nostri vessilli, rialzato la testa, trovato un modo palese ed efficace per mostrare a tutti che l’onta subita era solo frutto di maneggi di Palazzo e ora veniamo addirittura privati di quello che avevamo davvero conquistato sul campo e che, chissà per quale ragione, vediamo ora inopinatamente cancellare?



Terzo: Andrea, cancellando le due stelle, ha compiuto un grave mancanza di riguardo nei confronti di suo padre. Fu infatti Umberto, in veste di presidente della Figc di allora (sì, avete ragione: era un chiaro caso di conflitto di interesse) nel 1959 in occasione del decimo scudetto vinto dalla Juventus a introdurre la consuetudine della stella color oro sulla maglia, proprio sopra il tricolore. E quindi che ora sia proprio suo figlio, cinquantatre anni dopo, ad andare a togliere questo doppio simbolo (che né Milan né Inter hanno raggiunto dato che sono ferme a 18 scudetti) mi pare un segno di vero e proprio incredibile autolesionismo. Oltreché un vero tradimento nei confronti dei tifosi e dei due massimi emblema di una squadra di calcio: la maglia e la bandiera.



Andrea Agnelli sa quanto io lo stimi e con quale veemenza io abbia denunciato e continui a denunciare il “golpe” interno alla Juve, in particolare contro di lui e il ramo della sua famiglia, per “farlo fuori”, impedirgli di diventare presidente quando avrebbe dovuto, arrivando perfino a mandare la Juve in serie B (con l’avvocato del club che addirittura chiese questa condanna) pur di impedirgli di salire al vertice della società bianconera.



Per i finti smemorati è bene ricordare che nel 2004, dopo l’ingaggio di Fabio Capello come allenatore e dopo la morte di Umberto Agnelli, Giraudo e Moggi cominciarono a chiedere che Andrea entrasse nel consiglio di amministrazione della Juve: in segno di omaggio postumo al “Dottore”, come forma di ricordo per quanto aveva fatto suo padre, come segno di rispetto verso sua madre Allegra (la vera e impareggiabile first-lady del tifo bianconero), come trampolino di lancio verso più grandi traguardi, e, non ultimo, perché era bene che ci fosse un Agnelli nel cda della Juve.



Questi due ultimi punti indussero a muoversi i veri “padroni occulti” della Juve di allora: il presidente Franzo Grande Stevens, che tutti oggi sembrano aver dimenticato fosse il numero 1 della squadra ai tempi di “Calciopoli” (o “Farsopoli”) e Gianluigi Gabetti, l’uomo-ombra che interpretava il ruolo del burattinaio e teneva i fili di John Elkann. Il problema rappresentato da Andrea era proprio quello di chiamarsi Agnelli (mentre Jaky di cognome fa Elkann), di essere bravo e capace e quindi in grado di intralciare i piani di “ascesa al trono” che Gabetti e Stevens avevano in animo a favore del docile, controllabile, mansueto, ubbidiente, imberbe, pallido, debole Jaky. Il “trono” non era ovviamente solo la Juve ma il controllo di un impero da molti miliardi di euro, con società che si chiamavano Ifi e Ifil (poi diventate Exor), Fiat, Accomandita Giovanni Agnelli & C. e soprattutto la “cassaforte” rappresenta dalla meno nota ma strategicamente fondamentale “Dicembre”.



Un ruolo di primo piano di Andrea nella Juventus, con le vittorie conquistate a ripetizione grazie a Moggi e Capello, e il piedistallo creato quotidianamente dalla grande visibilità dovuta a quel ruolo manageriale-sportivo (analogamente a quanto è avvenuto per Montezemolo con la Ferrari: con la differenza che Andrea è davvero bravo mentre invece tutti hanno creduto che “Libera&Bella” fosse davvero un grande…manager), avrebbe sicuramente portato il coetaneo cugino a intralciare gli ambiziosi piani di Jaky e dei suoi due potenti “protettori”. Ecco dunque spiegato perché bisognava “azzoppare” Andrea impedendogli di infastidire e ostacolare la salita al trono di Jaky e quindi la conquista del potere reale da parte dei suoi due “padrini”.



Per fare questo bisognava “azzoppare” ovviamente Giraudo e Moggi, non importa se il “fuoco amico” avrebbe provocato danni collaterali in casa. Si spiega così la gestione di “Calciopoli”, l’avvocato Zaccone – guarda caso il difensore di fiducia che Grande Stevens ha scelto per farsi difendere nel delicato processo sull’equity swap - che chiede la serie B (mai nella storia un difensore aveva chiesto la condanna del proprio cliente, non lo ha fatto nemmeno il legale di Olindo e Rosa, o di Erika e Omar), l’atteggiamento remissivo della società, Jaky che “scarica” Moggi e Giraudo proprio all’ultima partita dello scudetto 2006, Lapo che dice le sue consuete fregnacce.



Giraudo ci aveva messo del suo annunciando in una intervista a “Repubblica” che, in pratica, intendeva fare una scalata azionaria e portarsi via la Juve. Ma Jaky, lo si sarebbe saputo qualche anno dopo, da mesi aveva già contattato Jean-Claude Blanc e si era mosso anche Luca di Montezemolo – che non tollerava le vittorie della Juve visto che da presidente la sua gestione fu fallimentare – al punto che fu ringraziato da Joseph Blatter per aver impedito che la Juve ricorresse al Tar e in qualche modo “negoziasse” migliori condizioni al posto della retrocessione.



Quindi coloro che hanno mandato la Juve in serie B, non sono stati solo Moratti e Tronchetti Provera con il “lavoretto” commissionato a Tavaroli & C. (come sta emergendo dal processo Telecom in corso a Milano), o Franco Carraro e il suo amico Galliani (che credeva di perdere il suo posto nel Milan a favore di Moggi, come gli aveva fatto capire Silvio Berlusconi), o il professor Guido Rossi: no, la congiura ha avuto “complici” interni al club bianconero e alla ex-famiglia di Gianni Agnelli, gente a cui non interessava nulla della Juve, della passione e della dignità dei suoi tifosi.



Quando poi i giochi al vertice dell’impero Fiat si sono sistemati, dopo quattro anni di disastri da parte degli indimenticabili Cobolli Gigli e Blanc, non costava nulla chiamare finalmente Andrea Agnelli, anche se con un colpevole ritardo, a cercare di risolvere quella “grana” rappresentata da una società che spendeva e non vinceva nulla.



Detto tutto questo e manifestata ancora una volta la nostra stima al presidente, non possiamo esimerci – proprio per l’affetto che nutriamo nei suoi confronti – dall’avanzare due terribili dubbi che ci tormentano e che siamo certi attraversano ingiustificatamente e senza alcun fondamento la nostra mente di tifosi “perversi” e incontentabili. Non è che Andrea ha “barattato” la retromarcia così clamorosa (e schifosa) sulla terza stella con la carica di consigliere federale che la Figc starebbe o sta per assegnargli? Non è che ha fatto un po’ di finta confusione sulla terza stella per farsi poi “silenziare” sulla battaglia necessaria per cancellare le ingiustizie patite dalla Juve?



Oltre a questo c’è un terribile dubbio che ci inquieta: visto come si stanno mettendo le cose per l’inchiesta che riguarda Antonio Conte, non è che Andrea – che si è esposto così apertamente a “protezione” del proprio allenatore per fatti che riguardano il passato e altri club – ha calato le brache sulla terza stella, arrivando addirittura a cancellare le altre due, poiché spera o ha avuto assicurazioni su un “trattamento di riguardo” a favore di Conte? Mai come in questa occasione aspettiamo smentite sul fatto che si sia trattato di un incredibile “[i]do ut des[/i]”.


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