Il pianto di Balzaretti e la commedia umana

Penso che il pianto di Balzaretti dopo il suo gol contro la Lazio nel derby, restituisca al calcio un momento di verità e di umanità. [Piero Montanari]

Piero Montanari 22 settembre 2013
[b]di Piero Montanari[/b]


Il derby nel calcio, si dice, è considerata partita a sé, e quello tra Roma e Lazio è ancora di più, è un derby nel derby, una partita nellla partita. Tanti sono i fattori che concorrono a farne qualcosa che esula da un semplice incontro di calcio tra due squadre rivali: c’è di mezzo il primato della città condivisa dalle due tifoserie, c’è dentro, quando va bene, il sarcasmo e gli sfottò che diventano spesso commedia dell’arte, soprattutto dal giorno dopo la gara, negli uffici, nei posti di lavoro, tra colleghi amici e rivali.



Il derby Roma-Lazio del 22 settembre 2013 si caricava poi un significato ulteriore: la voglia di rivincita della Roma sulla Lazio, dopo la partita persa il 26 maggio di quest’anno che è costata alla Roma la Coppa Italia, l’ingresso in Europa League e lo stesso derby, vittoria che i laziali poi non hanno smesso mai di festeggiare, almeno fino ad oggi, minuto 63 della partita.



Già, perché oggi è accaduto uno di quei piccoli miracoli che ogni tanto il calcio regala, ai tifosi, certo, ma anche a chi ama la commedia umana, che talvolta supera il gesto sporivo e ci affranca dalle banalità e dalle cattiverie che sempre troppo spesso avvelenano questo sport.



E’ Federico Balzaretti, classe 1981, terzino sinistro, ex Juventus, Fiorentina, Palermo e Nazionale Italiana (partecipa agli ultimi europei) e dal 2012 in forza alla Roma, che ci fa vivere una di queste storie che, spero, possa rendere meno amara la sconfitta dei tifosi laziali.


Federico nella Roma non ha mai brillato, non ostante il suo impegno sempre costante e il suo forte senso di appartenenza alla squadra. Il suo altalenante rendimento gli aveva creato nella capitale molti detrattori che mai gli hanno risparmiato critiche pesanti, nel circo delle chiacchiere romano, unico nel suo genere, tra la miriade di radio e televisioni che fanno del calcio giocato un’appendice.



Ebbene, proprio nel derby del riscatto, nella partita più importante, che vale anche il primato in classifica, e sul risultato ancora in bilico, al criticato Federico capita – minuto 63 - la palla per fare gol. Tira bene, Balzaretti, ma il pallone bastardo gli si stampa sul palo della rete difesa da Marchetti.
Una disdetta vera, proprio a lui che poteva diventare il nuovo Re di Roma e cancellare, in un attimo, tutte le critiche, tutta la negatività che si era portato addosso in quest’ultimo anno. Ma nulla, la palla non entra.



Però ecco il miracolo dello sport che si compie un secondo più tardi, solo un piccolo secondo, quelle cose che, se ci pensi, ti fanno amare il calcio e lo sport: la beffa si tramuta in splendida realtà.

Totti riprende la palla e confeziona un cross dei suoi, perfetto, col contagiri. Chi c’è a quel punto a raccoglierlo? Proprio l’affranto Balzaretti che aveva visto svanire il suo sogno di rivincita contro il legno laziale un secondo prima. Ma stavolta, con un bel sinistro al volo il pallone è nel sacco.



La telecamera, dopo aver indugiato sui festeggiamenti dei giocatori romanisti, inquadra finalmente Balzaretti con un primissimo piano, che ci svela il difensore colto da un pianto dirotto, interminabile, contagioso, dove dentro c’è tutto: la tensione della gara, le critiche feroci e la gioia, grande e incontenibile, di essere stato proprio lui, nella partita più importante, quella del riscatto, a portare in vantaggio la sua squadra e a cancellare, in un misero e piccolo secondo, tutte le amarezze.



Ecco perché penso che il pianto di Balzaretti, così umano e così sincero, restituisce al calcio un momento di quella verità e quell' umanità che spesso, troppo spesso, si smarrisce tra le ignobiltà di questo sport.

E tutto in un solo, piccolo secondo.