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Perisic, meglio tardi che mai

In rete anche contro il Bologna, il croato è l'uomo del momento in casa nerazzurra. Un calciatore inseguito per tutta l'estate, che adesso sta mostrando il suo vero valore.

Andrea Falla
Andrea Falla

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14 Marzo 2016 - 12.05


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di Andrea Falla

“Te l’avevo detto che era forte”: una frase che in queste settimane è stata pronunciata, da interisti e non, in riferimento a Ivan Perisic, l’uomo in più di Mancini in questo momento delicato. Il gol contro il Bologna è arrivato dopo quelli con Palermo e Juve in Coppa Italia, con il croato stabilmente tra i migliori in campo proprio in queste ultime partite. Un calciatore dotato di grande corsa, di tecnica e personalità: tutte caratteristiche che hanno convinto l’Inter a versare 18 milioni di euro nelle casse del Wolfsburg. Ma dopo un inizio timido e a volte fuori ruolo, ‘Ivan il terribile’ ha trovato la giusta forma adesso, per lo sprint finale. Meglio tardi che mai quindi, una frase che per l’attaccante croato sembra diventata un leitmotiv.

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Infatti la partenza in sordina, come quella di un motore diesel, ha caratterizzato la carriera del croato fin dai suoi albori, quando il ragazzo ancora minorenne, lasciava la natìa Spalato per inseguire il sogno calcistico in Francia, con la maglia del Sochaux. In quel caso furono problemi burocratici a fermare l’entrata in campo di Perisic, che dovette aspettare quasi mezza stagione per calcare il prato verde: “ Mieux vaut tard que jamais”, avranno esclamato i francesi. Dopo vola in Belgio al Bruges, prima di trasferirsi in Germania tra le fila del Borussia Dortmund. Ma anche in Bundesliga per vedere il vero Perisic c’è bisogno di pazienza. In giallonero l’esterno croato è chiuso dall’esplosione di Reus, così per vedere il vero Perisic bisogna attendere il passaggio al Wolfsburg, dove trova il posto da titolare dopo due anni da comprimario. Con la W sul petto segna e gioca, conquistando anche il posto fisso in Nazionale e attirando l’attenzione dell’Inter: “Besser spalt als nie”, avranno pensato i tedeschi.

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Ma anche il suo acquisto non è stata una pratica semplice. Il suo nome viene accostato all’Inter già a giungo, ma nonostante il titolo “Perisic-Inter: è fatta”, sia stato utilizzato ogni giorno da quasi tutti i quotidiani sportivi, per vederlo in nerazzurro bisogna aspettare il 30 agosto, quasi al fotofinish. Se fosse partito a piedi da Wolfsburg ad inizio estate sarebbe arrivato a Milano prima. Ma comunque, meglio tardi che mai. Poi le prime partite, qualche panchina e i continui cambi di modulo di Mancini che hanno contribuito all’esplosione ‘controllata’ (o rallentata) di Perisic, che nell’ultimo mese ha finalmente mostrato tutto il meglio del suo repertorio. Un giocatore che rende al massimo sulle corsie esterne, preferibilmente a sinistra, dove può scegliere se andare sul fondo e crossare con il mancino o accentrarsi e calciare in porta di destro. Una collocazione tattica che Mancini non può permettersi di variare, per non rischiare di perdere l’apporto dato dal croato a tutta la squadra.
Infatti, i miglioramenti di Perisic sono coincisi con l’evoluzione positiva dimostrata dall’Inter nelle recenti vittorie. Un cambio di mentalità dovuto anche all’ambientamento, adesso ottimale, di alcuni nuovi acquisti.

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Dopo aver acciuffato la Fiorentina al quarto posto, la scalata interista verso la qualificazione Champions prevede un ostacolo molto ostico: lo scontro diretto in casa della Roma. Una partita decisiva, che in caso di vittoria nerazzurra potrebbe riaprire veramente il discorso ‘terzo posto’, al momento distante ancora cinque punti. All’Olimpico non ci saranno Palacio e Icardi, ma c’è poco da preoccuparsi, la vittoria dell’andata arrivò anche grazie alla mossa di escludere il giovane attaccante argentino, con Mancini che scelse di mettere un tridente mobile in grado di non dare punti di riferimento alla difesa giallorossa. Una tattica che verrà riproposta per forza di cose, magari con Eder e Ljajic al fianco dell’inamovibile Perisic. Una finale che va giocata con il cosiddetto ‘coltello tra i denti’, perché va bene meglio tardi che mai, ma con una sconfitta a Roma sarebbe troppo tardi per tutto.

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