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L'Inter e il blitz Melo

Quando Felipe firma il rinnovo con il Gala a metà agosto sembra ormai tutto svanito. Melo però voleva solo l’Inter

L'Inter e il blitz Melo

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24 Settembre 2015 - 09.21


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di Fabrizio Romano

“Lo conosco, garantisco io per lui. Fidatevi”. Non c’era solo Yaya Touré nella lista dei desideri di Roberto Mancini, quando alla fine dello scorso maggio ha incontrato – dopo l’ultima giornata di un campionato straziante – il presidente Erick Thohir con Piero Ausilio, ds di un’Inter da ricostruire. Perché all’ordine del giorno, prima di tutti, il Mancio aveva chiesto quel Felipe Melo che adesso ha già conquistato il mondo nerazzurro a suon di ringhiate, giocate da protagonista e addirittura gol. E non mancano i retroscena su un’operazione che è stata avvolta per mesi dallo scetticismo di molti, tra cui anche il presidente Thohir, inizialmente non troppo favorevole all’acquisto di un giocatore non più giovane e con un passato tutt’altro che indimenticabile in Italia. Ma poi convinto da quel Mancini che sa come far pesare una propria scelta. In questo caso azzeccata, eccome, almeno fin qui.

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In gran segreto, in un hotel del pieno centro di Milano – zona San Babila – nella prima settimana di maggio è arrivato Felipe Melo. Un viaggio programmato in un periodo libero utile per rivedere Mancini, con cui i rapporti sono fantastici dai tempi di Istanbul. Da quel momento, la promessa di fare di tutto pur di ritrovarsi in nerazzurro: Felipe si è impegnato a non rinnovare con il Galatasaray per maggior tempo possibile, Mancini ha garantito di voler spingere con la dirigenza per chiudere questo acquisto. Al momento giusto e alle condizioni giuste, ovvero un pagamento minimo per il cartellino. Un faccia a faccia determinante, a Milano, per riabbracciarsi all’Inter. Tanto che quando è stata formulata la prima offerta da 3 milioni in pieno giugno, il Gala ha detto no e ne ha chiesti il doppio, 6 milioni. Troppi. Stessa cifra dell’ingaggio di Felipe, che se lo è più che dimezzato pur di accettare questa scommessa con Mancini e con l’Inter.

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L’ultimo assalto Eppure, l’operazione che ha portato Melo all’Inter è stata più che strana. Perché quando Felipe firma il rinnovo con il Gala a metà agosto sembra ormai tutto svanito: niente di tutto ciò. Il prolungamento è un segno di rispetto ai turchi che lo hanno idolatrato e convinto, proponendogli cifre astronomiche pur di blindarlo. Melo però voleva solo l’Inter, telefonate tutti i giorni con Mancini, sms e voglia di ritrovarsi contro le critiche di tantissimi tifosi. Ausilio è convinto, sceglie di aspettare le ultime ore di mercato per un ultimo assalto. La strategia è quella giusta, perché Felipe chiede esplicitamente di andar via al Galatasaray e l’Inter ottiene il via libera per circa 3 milioni. Lo strano affare, contestato da molti e adesso invece apprezzato, si fa: nato a inizio maggio, chiuso all’ultimo giorno di agosto. La prigione dorata di Felipe Melo si è spalancata verso l’Inter. Dove guadagna la metà, ha un contratto più breve (scelta chiara del club, deve meritare un futuro nerazzurro e lo sta già facendo) e dove nasce un ultimo retroscena. La chiamata diretta tra Thohir e Melo: “Finalmente ce l’abbiamo fatta”, quando l’operazione è chiusa e ufficiale. Mancini ha insistito per lui come per pochissimi altri. Forse, non era un caso…

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