Disuguaglianze sui redditi in calo in Italia, ma il rischio povertà resta molto elevato

Il coefficiente di Gini scende al 31%, il livello più basso dal 2014, ma resta superiore alla media europea. Persistono forti divari di reddito per le donne e la situazione dei minori rimane particolarmente delicata

Disuguaglianze sui redditi in calo in Italia, ma il rischio povertà resta molto elevato
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26 Ottobre 2026 - 23.13 Culture


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Mentre proseguono le proteste di migliaia di giovani nelle piazze, le manifestazioni per il caro carburante, i cortei contro le guerre e gli annunci sull’occupazione delle scuole, i numeri ci dicono che in Italia la disuguaglianza sui redditi è scesa nel 2025 ai livelli più bassi dal 2014, ma resta superiore alla media europea e si accompagna a un rischio di povertà ancora elevato, soprattutto tra i minori e le donne.

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Secondo gli ultimi dati Eurostat, il coefficiente di Gini, che misura la distribuzione del reddito disponibile su una scala da zero (perfetta uguaglianza) a 100 (completa disuguaglianza), è passato dal 32,2 del 2024 al 31,0. Un miglioramento che non basta, tuttavia, a raggiungere la media Ue, scesa dal 29,4 al 29,2. Prima dei trasferimenti sociali, escluse le pensioni, l’indice italiano si attesta al 35,1, in calo rispetto al 36,3 dell’anno precedente, ma ancora sopra il dato europeo di 34,1. I trasferimenti sociali hanno quindi un impatto significativo sulla riduzione delle disuguaglianze, sebbene inferiore a quello registrato mediamente in Europa.

Anche la distribuzione dei redditi mostra segnali di miglioramento. Il 20% della popolazione con i redditi più bassi ha visto salire la propria percentuale complessiva dal 7,2% al 7,5%, mentre in Ue è passata dall’8,2% all’8,3%. In diminuzione, invece, la percentuale della fascia più abbiente, scesa dal 39,6% al 38,7%, contro il 37,6% della media europea.

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Resta elevato il rischio di povertà, calcolato sulla quota di persone con un reddito disponibile equivalente inferiore al 60% di quello mediano nazionale. Nel 2025 ha riguardato il 18,6% della popolazione italiana, in calo dal 18,9% del 2024, contro il 16,3% registrato nell’Unione europea. La Francia è sulla media Ue, ma in aumento rispetto al 15,9% dell’anno precedente.

Le differenze emergono anche nel confronto tra i Paesi europei. Il coefficiente di Gini varia dal minimo di 23,0 della Slovacchia al massimo di 37,7 della Bulgaria. Dopo la Slovacchia, la distribuzione più equa si registra in Belgio (23,4), Cechia (24,0), Slovenia (24,6) e Polonia (24,9). All’estremo opposto si trovano, oltre alla Bulgaria, la Lettonia con 35,6 e la Lituania con 35,5.

Particolarmente delicata è la situazione dei minori. In Italia, l’indice di disuguaglianza tra gli under 18 è sceso al 29,3 dal 31,1 del 2024, pur restando sopra la media Ue, pari a 28,6. Il dato è identico a quello della Germania, mentre in Francia è salito a 30,7 dal 30,4. Per quanto riguarda il rischio di povertà, tra i giovanissimi italiani il valore è passato dal 24,5% al 23,2%, stabile rispetto al 2024 ma ancora ben superiore alla media europea del 19,6%. In Francia la quota dei minorenni a rischio è cresciuta dal 18,2% del 2019 al 22,8%; un aumento si registra anche in Germania. Tra i minori, la Bulgaria presenta la maggiore disuguaglianza del reddito disponibile, con un coefficiente di Gini di 41,4, mentre il Belgio registra il valore più basso, pari a 20,6.

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Per le donne le disuguaglianze sono amplificate. Secondo la quarta edizione del Women Economic Forum Italy, inaugurata oggi a Torino, il divario di genere nei redditi supera il 40% in Italia, contro una media Ocse del 35%. A livello mondiale, inoltre, le donne rappresentano circa il 25-30% della forza lavoro nell’intelligenza artificiale e meno del 15% dei ruoli dirigenziali del settore.

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