Trentadue bottiglie. È il numero medio dichiarato dai fragrance enthusiast nei sondaggi. Trentadue bottiglie, e quasi nessuno sa spiegare esattamente quando ha smesso di comprare profumi e ha cominciato a collezionarli. La differenza non è nel numero. È nel momento in cui si inizia a scegliere la seconda bottiglia non perché quella vecchia sia finita, ma perché si vuole qualcosa che la prima non riesce a dare. Da quel momento in poi la logica cambia. Non si cerca più un profumo. Si costruisce qualcosa.
Il collezionismo di profumi arabi ha, poi, una particolarità rispetto ad altre forme di collezionismo: non ha un punto di arrivo riconoscibile. Non esiste la serie completa, non esiste il pezzo che chiude tutto. Esistono solo scoperte, variazioni e strade laterali. È questa l’ossessione. Non l’avere, ma il cercare.
La prima bottiglia di profumo mente sempre
Il Khamrah di Lattafa, disponibile su OrientalDream, è probabilmente il profumo arabo più discusso in Italia negli ultimi tre anni, diventando il punto di ingresso di migliaia di collezioni senza che nessuno lo avesse pianificato. Orientale gourmand legnoso, costruito su datteri, pralina, fava tonka tostata e un fondo di mirra e benzoino che resta sulla pelle per ore: chi lo annusa la prima volta pensa di aver trovato semplicemente un bel profumo. Ispirato a By Kilian Angels’ Share, ne interpreta l’anima con una concentrazione e una persistenza che fanno sembrare l’originale quasi riservato.
Poi si scopre che Khamrah ha una versione Qahwa, con caffè arabico. Poi che Lattafa ha altri duecento titoli. Poi che esistono Al Haramain, Rasasi, Swiss Arabian, Maison Alhambra. La prima bottiglia non era un punto di arrivo. Era un corridoio con mille porte.
La comunità dei collezionisti di profumi arabi
Nessuno colleziona profumi arabi davvero da solo. Esistono decine di gruppi Facebook e profili Instagram, esiste Reddit, con community dedicate dove si discute di singole molecole per ore. Esiste TikTok, dove la categoria #fragrancetok ha generato miliardi di visualizzazioni e ha convinto una generazione intera che i profumi siano argomento di conversazione. In Italia questa comunità è ogni giorno in crescita. OrientalDream è diventato nel tempo il punto in cui converge: un catalogo organizzato per famiglie olfattive e brand, che permette di navigare con criterio invece di procedere a caso, e che al secondo o terzo anno di collezione si usa in modo completamente diverso rispetto all’inizio.
Trentadue bottiglie, in media. Ma la cosa che i collezionisti non dicono nei sondaggi è che il numero non conta. Conta la bottiglia che si annusa di notte quando non si riesce a dormire. Quella che si tiene sul comodino invece che sul ripiano. Quella che è finita due volte e si è ricomprata entrambe le volte senza pensarci. Quella è la collezione vera.
Non tutte le bottiglie di profumo fanno collezione
Questa è la cosa che i collezionisti seri dicono ai principianti e che i principianti ignorano sistematicamente: comprare tanto non è collezionare. È accumulare. Una collezione di profumi arabi ha una logica interna. Può essere tematica (solo orientali legnosi, solo gourmand), può essere storica (le maison più antiche del Golfo), può essere emotiva (ogni bottiglia legata a un momento preciso). Quello che non può essere è casuale. Le raccolte casuali non raccontano niente e annoiano in fretta.
Al Haramain Amber Oud Gold Edition è il tipo di pezzo che entra in una collezione con intenzione. Nata da una delle case più antiche della profumeria araba, fondata a La Mecca nel 1970, porta con sé una storia che la maggior parte dei profumi di nicchia occidentali non potrà mai avere: l’accordo di oud, ambra e spezie ha una precisione quasi accademica. Non è una fragranza per il primo giorno: è per quando si sa già cosa si sta cercando, e lo si trova.
Il momento in cui cambia tutto
C’è uno stadio intermedio nel collezionismo che non viene mai descritto abbastanza. Quello in cui si inizia a comprare profumi non per indossarli, ma per capirli. Si annusa la stessa bottiglia in stagioni diverse, su tessuti diversi, dopo il caffè e prima di dormire. Si smette di chiedere “mi piace?” e si inizia a chiedere “cosa sta facendo?”. È qui che entra la linea Niche Emarati di Lattafa. Khalid, nei legnosi cuoiati orientali, non è una fragranza da spiegare. È una fragranza da abitare. Ha una complessità che si rivela lentamente e che richiede di essere incontrata più volte prima di essere capita. Il tipo di bottiglia che dopo sei mesi si guarda diversamente rispetto al primo giorno. Che è esattamente quello che una collezione seria dovrebbe fare: cambiare nel tempo insieme a chi la possiede.
