di Lilia La Greca
Le notizie del conflitto in Iran occupano, purtroppo, con sempre maggior frequenza le prime pagine dei giornali. In un contesto internazionale segnato da forte instabilità, tutto appare sospeso a un equilibrio fragile. Tra le molte conseguenze di questa tensione globale, anche il mondo dello sport, e in particolare quello della Formula 1, si trovano a fare i conti con l’incertezza.
La stagione 2026 del campionato mondiale è infatti costretta a confrontarsi con una possibile revisione del calendario. Alcuni Gran Premi in Medio Oriente risultano oggi a rischio: Bahrain, Arabia Saudita, Qatar e Abu Dhabi. Si tratta di tappe ormai consolidate del circus, diventate negli ultimi anni centrali sia dal punto di vista sportivo sia da quello economico e mediatico.
Le maggiori preoccupazioni riguardano, al momento, gli appuntamenti previsti per i fine settimana del 12 e del 18 aprile. L’evoluzione della situazione geopolitica potrebbe infatti rendere necessario un ripensamento logistico e organizzativo da parte della FIA e delle scuderie, chiamate a valutare con attenzione la sicurezza di team, lavoratori e pubblico.
Allo stesso tempo, lo sguardo resta rivolto ai Gran Premi programmati per la fine della stagione, tra novembre e dicembre. La speranza condivisa è che, entro allora, la tensione internazionale possa attenuarsi. Un auspicio che riguarda non solo l’organizzazione del campionato, ma soprattutto la dimensione più ampia dell’umanità, per la quale lo sport continua a rappresentare, anche nei momenti più difficili, uno spazio simbolico di incontro, competizione e dialogo.
La chiusura degli aeroporti, ma specialmente dello stretto di Hormuz, rende la logistica dello spostamento dei materiali molto complessa, e ovviamente le scuderie e la FIA devono valutare il rischio per tutti coloro che lavorano all’interno della F1 come giornalisti, sponsor e dipendenti.
Di fronte alla possibile cancellazione dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita, negli ultimi giorni ha iniziato a circolare l’ipotesi di una sostituzione con altri circuiti europei. Tra le opzioni più citate figurano l’ Autodromo Internazionale Enzo e Dino Ferrari e l’Autodromo Internacional do Algarve, due tracciati già noti al pubblico della Formula 1 e capaci, almeno sulla carta, di accogliere nuovamente il circus.
Tuttavia, l’ostacolo principale resta il tempo. Organizzare un Gran Premio richiede mesi di preparazione: dalla logistica delle squadre alla gestione della sicurezza, fino all’allestimento delle strutture e alla vendita dei biglietti. Farlo in meno di un mese rappresenta una sfida estremamente complessa; immaginare di organizzare due eventi in tempi così ridotti appare ancora più difficile.
Per questo motivo, accanto all’ipotesi di una sostituzione, prende sempre più corpo anche lo scenario di una cancellazione delle date previste, con la conseguente creazione di un vuoto nel calendario del campionato. Un mese privo di gare sarebbe una soluzione tutt’altro che ideale, ma potrebbe rivelarsi la scelta più realistica in una stagione già segnata da incertezze che vanno ben oltre il perimetro dello sport.
