Osservando il sole alle alte frequenze radio è possibile prevedere quasi nove brillamenti solari su dieci con un anticipo che può arrivare fino a trenta ore. Questo è quanto riporta lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports e condotto grazie a due grandi telescopi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che si inserisce nel progetto SunDish, coordinato dal ricercatore dell’INAF Alberto Pellizzoni.
Entrando più nel dettaglio, i brillamenti solari sono delle potenti esplosioni di energia (paragonabili a quelle di milioni di bombe nucleari) che vengono rilasciate in pochi secondi dalle regioni attive del Sole. L’energia sprigionata può raggiungere la Terra in circa otto minuti sotto forma di onde elettromagnetiche di diverse frequenze, provocando disturbi alle comunicazioni radio e al segnale di dispositivi come i satelliti Gps.
ll monitoraggio costante è stato reso possibile grazie a due grandi infrastrutture italiane: il Grueff Radio Telescope di Medicina (Bologna) e il Sardinia Radio Telescope (SRT) di San Basilio (Cagliari).
Attraverso l’analisi di 450 mappe solari effettuate tra il 2018 e il 2023 in banda K (18-26 GHz), è stato osservato il fenomeno del “flattening spettrale”. Osservando i risultati ottenuti, in condizioni di quiete lo spettro radio solare appare ripido.
Tuttavia, l’emersione di intensi campi magnetici nella cromosfera provoca un appiattimento della curva spettrale. Secondo i dati raccolti, questa anomalia si manifesta fino a 30 ore prima del brillamento nell’89% dei casi analizzati.
Queste osservazioni hanno fornito dati di alta qualità sulla cromosfera, lo strato dell’atmosfera del Sole posto subito sopra la sua superficie visibile, e hanno dimostrato che alcune anomalie nelle onde radio possono prevedere i brillamenti con un discreto anticipo.
A margine degli importanti risultati di questa ricerca, Simona Righini, tecnologa dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e coautrice dell’indagine, si è così espressa: “Fino all’avvio di SunDish puntare l’antenna anche solo a poca distanza dal Sole era proibito: si temeva che la radiazione e la concentrazione del calore danneggiassero i ricevitori”.
E ha aggiunto Righini: “Insieme agli ingegneri abbiamo effettuato test e dimostrato che, grazie all’impiego di opportuni attenuatori, il segnale del Sole si poteva maneggiare senza problemi. Inoltre non si verificavano surriscaldamenti”.
E ha concluso una delle autrici dello studio: “Nel tempo abbiamo sviluppato e affinato le tecniche di osservazione solare con queste grandi antenne, in precedenza impensabili, e stiamo lavorando a innovazioni che riguardano anche l’antenna Inaf di Noto, in Sicilia”.
In futuro, l’inclusione di ulteriori parametri (come la misura della brillanza della regione attiva e le informazioni magnetiche associate) potrebbe portare la precisione del metodo predittivo fino al 97%, aprendo alla sua integrazione nei sistemi operativi di meteorologia spaziale italiani e non solo.
