Brusaferro: "L'immunità di gregge è irrealista, tutti dovranno fare la terza dose"

Per il presidente dell'Istituto superiore di sanità, la situazione in Gran Bretagna dimostra che "il vaccino da solo non basta, servono mascherine e distanziamento"

Silvio Brusaferro
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20 Ottobre 2021 - 09.15


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La percentuale ideale circa il raggiungimento dell’immunità di gregge è stata più volte spostata, passando dal 70%, poi all’ 80% e infine al 90%, ma questa è solo una chimera.
Raggiungere l’immunità di gregge “è difficile, la terza dose di vaccino potrebbe servire a tutti”.
E’ quanto afferma Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e portavoce del Cts, sottolineando che “il livello di immunizzazione che azzera la circolazione di un virus non è un obiettivo che ci possiamo porre.
Gli obiettivi sono altri: ridurre la circolazione del virus e i contagi e contenere al minino ricoveri e morti”.
In un’intervista a La Stampa, Brusaferro evidenzia la necessità di “una massiccia copertura vaccinale della popolazione e garantirne la durata nel tempo”.
La terza dose 
Gli studi e le esperienze in corso “ci stanno consentendo di valutare l’andamento della protezione immunitaria nelle diverse fasce di popolazione, comprese quelle più giovani e senza patologie. In questa prospettiva la terza dose potrebbe essere raccomandata”, prosegue il numero uno dell’Iss.
“Il vaccino da solo non basta, servono mascherine e distanziamento” 
Parlando della situazione in Gran Bretagna, Brusaferro afferma che “non basta la copertura immunitaria, serve anche mantenere le misure di contenimento, come mascherine e distanziamento. Per uscire dalla pandemia dobbiamo camminare su entrambe le gambe. Serve tenere il più bassa possibile la curva dei contagi, ma anche alzare la quota dei vaccinati, in particolare tra gli over 50”.
La doppia somministrazione con l’antinfluenzale
Sull’ipotesi di inocularsi contemporaneamente il vaccino influenzale e quello anti-Covid, Brusaferro spiega che “si possono fare contemporaneamente, l’importante però è farli perché la stagione influenzale è alle porte. Oltre al disagio e alla sofferenza legati alla patologia, si può creare confusione con i sintomi del Covid e appesantire così anche il carico diagnostico”.

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