Covid e fibromialgia hanno dei legami: ecco cosa dice lo studio

Il 30% dei pazienti manifesta sintomi compatibili con la malattia anche a distanza di sei mesi e oltre dalla guarigione dell’infezione acuta

Fibromialgia

Fibromialgia

globalist 14 ottobre 2021
Uno studio intressante: l'obiettivo della ricerca, valutare il potenziale ruolo del Covid-19 come fattore predisponente allo sviluppo di fibromialgia, dopo che i ricercatori avevano constatato il crescente afflusso agli ambulatori di reumatologia di pazienti che, dopo aver contratto la malattia Covid-19, lamentavano sintomi articolari tra cui dolore, gonfiore e rigidità.
Lo studio
coordinato dalla struttura di Reumatologia dell’Istituto Ortopedico Rizzoli diretta dal professor Riccardo Meliconi, con primo autore il professor Francesco Ursini, professore associato in reumatologia in servizio presso la medesima struttura-  è  stato recentemente pubblicato sulla rivista della società scientifica che riunisce i reumatologi di tutta Europa (RMD Open: Rheumatic and Musculoskeletal Diseases).
Hanno collaborato Università dell’Aquila, Università Campus Biomedico di Roma, Università di Torino, e un grande gruppo di ricercatori coordinato da Clodoveo Ferri, già professore ordinario di reumatologia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.
La fibromialgia, spiegano gli studiosi, è una sindrome reumatologica piuttosto frequente nella popolazione e caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso unitamente ad una miriade di altri sintomi come stanchezza cronica, disturbi del sonno, disturbi dell’apparato gastroenterico o alterazioni della sfera cognitiva (memoria, concentrazione). 
“Nel nostro studio – spiega il professor Francesco Ursini – grazie a un’indagine condotta su oltre 600 persone con postumi a lungo termine di un’infezione sintomatica da Covid-19, quello cioè che si intende per long-Covid o post-Covid-19 syndrome, abbiamo osservato per la prima volta al mondo che circa il 30% dei pazienti manifesta sintomi compatibili con la diagnosi di fibromialgia anche a distanza di sei mesi e oltre dalla guarigione dell’infezione acuta.
Un aspetto interessante è che tra i principali fattori di rischio per sviluppare questa sindrome, cheè stato definito FibroCovid, vi sono in particolare il sesso maschile e l’obesità. Mentre l’obesità è un noto fattore predisponente per la fibromialgia e per le malattie muscoloscheletriche in generale, il sesso maschile è generalmente meno interessato da questa condizione.”
“Questo dato, apparentemente sorprendente, in realtà concorda - precisa il professor Riccardo Meliconi - con l’accertata tendenza a sviluppare forme più severe di Covid-19 nei soggetti di sesso maschile. Pertanto, nella nostra interpretazione, lo sviluppo di FibroCovid potrebbe essere legato a forme di Covid-19 particolarmente severe che si riverberano sull’apparato muscoloscheletrico, sul sistema nervoso e su quello immunitario per molti mesi dopo la guarigione dell’infezione primaria, generando così la sintomatologia dolorosa".