Gimbe: rallentano le nuove vaccinazioni e poche terze dosi

Il report: "Aprire progressivamente a under 80. Estendere obbligo agli operatori sanitari"

Vaccini in Italia

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globalist 7 ottobre 2021
Gimbe lancia l'allarme non più sui contagi bensì sulla campagna vaccinale, che sta andando a rilento sia sulle nuove prime dosi, che sulle terze, iniziate poche settimane fa.
"Nonostante 13,4 mln di dosi di vaccini anti-Covid in frigo, scende ancora il numero di nuovi vaccinati (-17%) e vanno a rilento le terze dosi, 2,4% su una platea di 7,6 mln di persone". A lanciare l'allarme è l'ultimo report della Fondazione Gimbe, relativo alla settimana 29 settembre-5 ottobre. A fronte di queste note negative, il report evidenzia "una continua discesa dei nuovi casi (-9%), delle terapia intensive (-5,7% e dei decessi (-19,4%)".
"Ormai da 5 settimane consecutive – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – il dato nazionale mostra una discesa dei nuovi casi settimanali, anche se nell’ultima settimana, rispetto alla precedente, 5 Regioni registrano un incremento percentuale dei contagi". Gli aumenti, che riguardano Basilicata (+73,6%), la provincia di Bolzano (+8,7%), la provincia di Trento (+20,9%), Sardegna (+5%), Valle D'Aosta (+64,5%), "rimangono tuttavia contenuti in termini assoluti", osserva il report.
"La priorità assoluta – osserva Cartabellotta – rimane quella di somministrare il ciclo completo a tutta la popolazione vaccinabile, in particolare agli over 50.
Tuttavia, a fronte dei primi segnali di un lieve (ma costante) calo dell’efficacia vaccinale su ospedalizzazioni, terapie intensive e decessi, è necessaria una programmazione strategica per somministrare la dose di richiamo alla popolazione generale. Anche per evitare, dopo il via libera dell’Ema agli over 18, che le Regioni procedano in ordine sparso, senza seguire le priorità basate sul rischio individuale".
Ecco perché la Fondazione Gimbe propone delle azioni integrate: accelerare la somministrazione della terza dose alle categorie prioritarie vista l’ampia disponibilità di dosi (13,4 milioni) e la stagione invernale alle porte; ampliare progressivamente la platea vaccinabile con dose booster alle fasce anagrafiche a rischio di malattia grave e decesso, iniziando con la fascia 70-79 anni e successivamente quella 60-69 e 50-59, e dando priorità in ciascuna fascia ai pazienti con patologie concomitanti; programmare per tutti gli over 50 la chiamata attiva a sei mesi dal completamento del ciclo".
Inoltre bisogna "estendere l’obbligo della dose booster per gli operatori sanitari, al fine di garantire la sicurezza per i pazienti e ridurre il rischio di limitare l’erogazione di prestazioni sanitarie per patologie non Covid-19, visto che l’efficacia vaccinale sull’infezione da variante delta si attesta intorno al 67%".
La Fondazione ricorda che "complessivamente, la platea vaccinabile con la terza dose è di quasi 7,6 milioni di persone alle quali dal 14 settembre sono state somministrate quasi 185mila dosi con un tasso di copertura del 2,4%, e notevoli differenze regionali: dal 9% del Molise allo 0% della Valle D’Aosta".