Pregliasco: "La terza dose a un mese dalla seconda: si riparta da anziani e medici"

Il virologo: "In futuro immagino una prospettiva dove il vaccino anticovid si affiancherà a quello antinfluenzale"

Fabrizio Pregliasco
Fabrizio Pregliasco
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20 Settembre 2021 - 10.41


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Ogni mossa è buona se affiancata dalla giusta dose di sicurezza e studio.

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Per la terza dose, il virologo Pregliasco dice la sua.

“Si sta cominciando con gli immunodepressi, cosa diversa da quello che si farà nel prossimo futuro in termini di richiamo per le persone più a rischio. Si sta prendendo atto che c’è la necessità di fare una dose ulteriore, una schedula a tre dosi per le persone immunodepresse e la terza dose si potrà fare già a 28 giorni dalla seconda perché si tratta proprio di un ciclo di conferma e di rinforzo. Nel breve periodo però è stato già deciso di dare un rinforzo, un richiamo forse periodico, quindi non terza dose in senso stretto, per le persone più anziane, in particolare chi è ricoverato nelle Rsa, per gli operatori sanitari, perché si è visto che questi vaccini dopo 6 mesi cominciano a perdere un po’ di efficacia nel prevenire l’infezione. La cosa non ci inquieta più di tanto perché per i coronavirus nemmeno i guariti sono sicuri di rimanere protetti. Al momento la Fda ha detto di vaccinare con la terza dose le persone fragili, dopodichè vedremo in autunno-inverno, dove purtroppo credo che un colpo di coda del virus ci sarà e allora forse dovremo fare un richiamo universale. Io però immagino una prospettiva dove il vaccino anticovid si affiancherà a quello antinfluenzale, con la stessa modalità, quella di offrire il richiamo annuale soprattutto alle persone più a rischio”.

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Così il direttore sanitario Irccs Galeazzi di Milano.

 Sull’immunità di gregge: “In questo momento- dice- purtroppo non si può ancora abbassare l’età della vaccinazione e abbiamo visto che la variante Delta sta colpendo i giovani molto di più rispetto al virus originale di Wuhan. Sarà difficile riuscire ad arrivare all’immunità di gregge, però più velocemente ci vacciniamo più potremo riuscire ad ottenere una convivenza civile con questo virus, arrivando a gestire quei pochi casi, oltretutto speriamo nel breve con nuovi farmaci che stanno emergendo”.

Sulla scuola: “Normale che ci siano dei focolai, si sapeva che la variante Delta colpisce più facilmente i giovani, quindi è necessario che vi siano protocolli di sicurezza, speriamo che si rimanga nell’ambito di interventi localizzati. Magari nel prossimo futuro per i giovani vaccinati sarà possibile allargare le maglie della quarantena e non prevederla per i vaccinati” conclude Pregliasco.

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