Gerardo D'Amico: “Io giornalista scientifico della Rai minacciato da chi cura il Covid sul web”

Intervista al caporedattore della Rai che coordina la Task Force della Rai contro le fake news sulla pandemia

Gerardo D’Amico di Rainews24
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2 Settembre 2021 - 18.43


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di Antonello Sette

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D’Amico lei è un giornalista scientifico della Rai noto e apprezzato. Mi spiega che cosa è successo? Sembra sia finito nel mirino dei no vax o di loro affini. 

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Questa è la prima pandemia ai tempi dei social, l’OMS ha chiamato infondemia le false informazioni che hanno accompagnato questa tragedia sanitaria, umana, economica, premette il giornalista che coordina la Task Force della Rai contro le fake news sulla pandemia rispondendo a SprayNews. Da mesi sui social gruppi di persone, di cui fanno parte non solo medici, ma anche infermieri, agopuntori, naturopati, sostengono di aver. Esso a punto un protocollo di cura “precoce” a domicilio per chi di essere incontrare ed infettarsi col sars cov2, il virus che causa il Covid19. Gruppi a cui sono iscritte centinaia di migliaia di persone, ed è diffusa la propaganda che i malati siano abbandonati a se stessi dai loro medici curanti, e che invece in quei social si possano trovare cure che “hanno salvato migliaia di persone”, “zero morti” è il loro slogan. Il fatto è che un protocollo scientifico e basato sulle evidenze di studi fatti in tutto il mondo esiste ed è noto, si può trovare sul sito dell’Aifa: questi social invece propongono una mole di 11 farmaci e altri preparati, alcuni inutili contro il Covid19 come le vitamine o i probiotici o gli antibiotici se non ci sono infezioni batteriche, altri inutili e pericolosi come la idrossiclorochina, la cui efficacia è stata esclusa da decine di studi, o l’ivermectina, che serve a sverminare gli animali. Il tutto a carico di chi viene “curato” e costa attorno ai 300 euro, ma la cosa grave in almeno un caso che è emerso senza alcuna visita diretta al malato, ricette trasmesse visa web e il medico, un odontoiatra, neppure sapeva se stava interagendo con un uomo o una donna, se di Napoli o Venezia come lui ha ammesso pubblicamente. Quel loro protocollo non solo è profondamente diverso da quello approvato da Istituto Superiore di Sanitá, Aifa, Consiglio Superiore di Sanitá, ma prima che io lo rendessi pubblico era “riservato” ai soli medici: ma in quei gruppi come le ho detto ci sono varie figure professionali, e a capo uno di questi gruppi ha un avvocato. Un’altra “bella” scoperta che ho fatto è quello che loro chiamano “consenso informato” ma in effetti è uno scarico civile e penale di responsabilità del medico, che in Italia è illegale. Ovviamente ho reso pubblico anche quello: in una democrazia avanzata come la nostra ritengo sia indispensabile la conoscenza e la trasparenza, soprattutto se c’è di mezzo la salute e le norme che regolano la Sanità. Ed era mio dovere, da giornalista, rendere pubbliche notizie tanto importati per permettere a chiunque, medici, istituzioni e chi a questi gruppi si rivolge, di sapere cosa gli viene consigliato. Una cosa che mi ha veramente lasciato allibito è che nel protocollo di uno di questi gruppi è scritto che occorre iniziare questa “terapia” senza aspettare l’esito del tampone. Ovvero senza neppure sapere se si ha a che fare col Covid19 o con un altro problema di salute. È come iniziare una chemioterapia prima dell’esame istologico, senza sapere se si tratti di cancro o di altra patologia o magari è solo un malessere. 

Lei quando entra in scena? Le minacce arrivano subito dopo?
Il protocollo non era pubblico, mi è stato mandato da una mia fonte, ho verificato che fosse di uno di questi gruppi e l’ho reso pubblico. Come sono pubblico I protocolli terapeutici per qualunque patologia, basta andare sui siti delle società scientifiche: ma quelli sono siti seri.

 A quel punto che cosa accade? 

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Accade che il medico sottoscrittore della ricetta, di cui peraltro io non avevo fatto il nome anche perché era stato coperto nella ricetta che ho trovato sul web, si tratta di un odontoiatra milanese che non sapeva neppure se il paziente fosse un uomo o una donna, di Napoli o di Venezia, mi ha accusato di essermi finto una signora napoletana per estorcergli la ricetta con cui pretendeva di curare il Covid 19: Una ricetta che conteneva undici farmaci che se non. O ignorati possono avere un altissimo profilo di rischio cardiocircolatorio, e come ho detto al costo di trecento euro a carico dell’intestatario. In un secondo post la signora, che avrei finto di essere, era invece diventata per l’appunto di Venezia. Quello che gli ha mandati su tutte le furie è che ora medici, ricercatori e anche le istituzioni sanno che cosa viene prescritto via web. Nella stragrande maggioranza dei casi senza visitare e neppure conoscere il paziente. 

Ha ricevuto minacce dirette?
Quando hanno visto che non desistevo e replicavo a ogni loro contestazione spiegando le mie ragioni, l’avvocato Erich Grimaldi, che è a capo di uno di questi gruppi di curatori via web, in una lunga diretta sul suo sito, vista da migliaia di persone e quindi, pubblica, tra pesanti allusioni e vere e proprie minacce ha concluso con “io ti distruggo” “io ti faccio passare un guaio” . 

L’hanno intimidita? 

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Assolutamente no. Minacce del genere le ho ricevute a suo tempo dai seguaci della “cura” Di Bella, poi da quelli della truffa Stamina, poi dai novax all’epoca dei 10 vaccini obnligatori: ho sempre continuato a fare il mio lavoro ed il mio dovere. Che è quello di diffondere ma anche difendere le evidenze scientifiche, segnalando quelli che propongono cure “alternative” che funzioneranno benissimo quando ci saranno anche malattie alternative. Nel frattempo dichiarano miracolose guarigioni, e tanta gente crede alla loro propaganda: è in gioco la salute di queste persone, che spesso ci rimettono anche moltissimi soldi rinunciando a terapie efficaci e soprattutto verificate dalla comunità scientifica e da studi seri condotti nel mondo. Ma in gioco c’è pure la credibilità delle Istituzioni, quelle sanitarie, quelle di controllo, quelle politiche che gestiscono la sanità e pure il prestigio e l’affidabilità dei tantissimi medici seri, che per fare il loro lavoro in 360 sono morti durante questa pandemia, altro che abbandono. Spero che gli Ordini professionali ed i sindacati di categoria si rendano conto dell’attacco alla loro credibilità che viene da queste organizzazioni: la pandemia passerà ma i danni fatti alla fiducia nella vera medicina e nei veri medici resteranno per parecchio tempo. 

 

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