Vaia: "Senza vaccini e misure di sicurezza rischiamo un brutto autunno"

Il direttore sanitario dell'Irccs Spallanzani di Roma: "In ospedale la terapia intensiva e sub-intensiva è piena di pazienti non vaccinati. Oltre ad ammalarci noi, facciamo ammalare anche i nostri cari".

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12 Agosto 2021 - 12.26


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Ora non si può più scherzare e bisogna essere realisti.

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 “La chiave di volta sta tutta nei vaccini. In più, dobbiamo assumere comportamenti responsabili. Se siamo al chiuso con persone che non conosciamo, dobbiamo indossare la mascherina. Consentiamoci tutto, ma con le misure di sicurezza, altrimenti ci aspetta un brutto autunno”.

 A dirlo è Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Irccs Spallanzani di Roma, ai microfoni di iNews24.it.

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“Ormai gravitiamo da più di un mese intorno a questi numeri e non cambia nulla- spiega Vaia- i profeti di sciagure parlavano di 20-30mila contagi. I numeri sono confortanti, ma dobbiamo essere ambiziosi e puntare ad eliminare completamente i contagi. Quindi dobbiamo continuare ad andare avanti nella campagna di vaccinazione, non ci sono altre strade”.

Secondo Francesco Vaia, i dati di questi giorni non sono allarmanti. Le categorie da vaccinare adesso, secondo Vaia sono “quelle che già c’erano prima. I più deboli, le persone con ipertensione, i grandi obesi, i diabetici. Poi, oltre che sugli under 12 dobbiamo puntare sugli indecisi della fascia 50-60 anni, che sono ancora troppi e sono i figli della campagna di comunicazione sbagliata che c’è stata in primavera su Astrazeneca”, sottolinea il direttore sanitario dello Spallanzani.

“L’opinione pubblica è stata disorientata ed oggi le persone che si ammalano gravemente e vanno in terapia intensiva sono proprio le non vaccinate di 50-60 anni. Ci sono sicuramente anche 80enni, ma sono tutti non vaccinati”. Secondo il professore, “per gli indecisi non c’è uno strumento di convincimento. Ci sono i dati che stanno venendo fuori. Chi si ammala, rischia di andare in ospedale o in terapia intensiva.

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Allo Spallanzani, la terapia intensiva e sub-intensiva è piena di pazienti non vaccinati. Dobbiamo pensare che oltre ad ammalarci noi, facciamo ammalare anche i nostri cari”.

Vaia concede una battuta anche sul green pass che ritiene sia “uno strumento premiale che ci fa conquistare maggiori spazi di socialità. Ci dice quanta gente è vaccinata e sta spingendo le persone a vaccinarsi. È però uno strumento, non un fine. Il fine è eliminare i contagi- sottolinea- il green pass non va considerato come uno strumento di coercizione. Le persone collaborino per riacquisire lo spirito di solidarietà e collaborazione”.

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