Cartabellotta (Gimbe): "Possiamo togliere la mascherina all'aperto, soprattutto se siamo vaccinati"

Il presidente della Fondazione: "Dobbiamo rimetterla se non possiamo restare distanti o se ci troviamo in situazioni in cui si urla o si canta. In questo caso il virus si diffonde più facilmente″

Nino Cartabellotta

Nino Cartabellotta

globalist 21 giugno 2021

Si aspetta solo quest’ultimo passo, la decisione definitiva sulle mascherine all’aperto, per tornare alla normalità pre-Covid.

A parlare molti esperti, ma Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe afferma che i tempi sono maturi perché le mascherine possano essere tolte all’aperto, tranne che in alcuni contesti.

″Mi pare che la gente abbia già deciso. Oggi sono stato a Riccione e in mancanza di ogni controllo la metà delle persone non la portava. Il 40% la teneva sotto al naso o al mento. Noi che la portavamo eravamo il 10%″. Sappiamo che all’aperto, in assenza di aerosol, il rischio di contagio si abbatte. In più la diffusione del virus al momento è molto bassa, circa 20 nuovi casi settimanali ogni 100mila abitanti. D’estate poi tutti i virus respiratori circolano meno. Quindi sì, la mascherina all’aperto possiamo toglierla, soprattutto se siamo vaccinati. Ma dobbiamo rimetterla se non possiamo restare distanti o se ci troviamo in situazioni in cui si urla o si canta. In questo caso il virus si diffonde più facilmente″.

“La copertura vaccinale comincia ad allargarsi - prosegue il medico - All’appello però mancano due milioni e mezzo di ultrasessantenni e per questo, qualunque cosa decida la politica, serve buon senso. Un conto è che a passeggiare a viso scoperto sia un ragazzo di 30 anni solo, un conto è se si tratta di un 65enne che non si è voluto vaccinare e rischia di ammalarsi seriamente. Tutte queste eccezioni la legge non può prevederle. L’obbligo c’è o non c’è. Altrimenti rischiamo di ricreare la confusione vista con AstraZeneca. È possibile che fra un mese o poco più avremo più dosi a disposizione che persone disposte a vaccinarsi. È normale che oltre una certa soglia le prenotazioni volontarie si esauriscano. Con l’estate e le vacanze poi molti possono trovare più comodo rimandare il vaccino a settembre. Ma se la voglia di vaccinarsi calerà troppo, bisognerà cambiare, utilizzando strategie di chiamata attiva: andando a cercare le persone che mancano all’appello. Occorrerà chiamare, spiegare, convincere. Se non basterà, il passo successivo, che alcuni paesi già adottano, è quello degli incentivi. Lì la fantasia può sbizzarrirsi. Non so se ci si arriverà anche in Italia. L’importante è organizzarsi per tempo e non permettere alla campagna di rallentare troppo a lungo″